
Sembra che pure Vannacci stenti in Sicilia a trovare una quadra. Eppure lui è un generale, si intende di gradi e gerarchie, di autorevolezza del comando. Ma in Sicilia è più facile trovare caporali che si ritengono generali, o quantomeno colonnelli, che truppe. Nessuno vuole essere soldato semplice in Sicilia, lo scoprì pure il generale Garibaldi arruolando i “picciotti” siciliani, che erano molto meno gestibili dei suoi “mille”. Il responsabile di Futuro nazionale per Sicilia e Sardegna, il sardo Gianluca Dessì, ha percepito immediatamente l’estrema litigiosità dei 153 comitati di FN sorti in Sicilia, l’un contro l’altro armati.
Per cosa? Per comandare, essere cooptati nella segreteria nazionale, organo pleonastico in quanto il generale, nel massimo rispetto dell’ordine gerarchico militare, ha tutti i poteri sul movimento per statuto, altro che il Gran Consiglio che defenestrò Mussolini. Il risultato è che la Sicilia non ha un coordinatore di FN, ma è gestita da un sardo, per un isolano siciliano la massima auto castrazione. Per i siciliani, che vogliono salire sempre sui carri vincenti, è per tutti fondamentale essere l’auriga, il portavoce del Conducator. Ma questo a cosa serve?
A stare sopra agli altri siciliani, meglio essere il primo degli ultimi, anche se poi sei l’ultimo dei primi. Millenni di sottomissione hanno forgiato il carattere ribelle all’autorità dei siciliani, soprattutto quando dovrebbero obbedire ad un loro simile, figuriamoci se lo eleggono in maniera civile, democratica. Anche nelle polis greche siciliane più che la democrazia vigeva la Tirannia, come Gelone a Siracusa o Falaride ad Akragas. Infatti tutti i partiti in Sicilia sono o commissariati, o con leadership contestate.
Ognuno che fa politica in Sicilia è per i fatti suoi, se è bravo e si da verso ha una piccola banda, con cui deve spartire il bottino, ma non riconosce nessuno con la stessa divisa sopra di lui, che non sia il leader maximo, se poi quel qualcuno è nel proprio collegio elettorale diventa automaticamente un nemico da abbattere. Ma così facendo i futuristi siciliani si condanneranno ad un ruolo di subalternità, ma è il destino da anni, dalla morte della prima repubblica, della politica siciliana. E questo ci porta alla ineludibile marginalità. Serviamo come tutte le periferie alla mera raccolta del consenso, poi rimaniamo con i lampioni spenti e le strade dissestate. Però un risultato in Sicilia Vannacci lo ha raggiunto. È riuscito a far costituire un comitato, per opera del noto e valente avv. Antonio Fiumefreddo, per l’abolizione del suo partito ai sensi del dettame costituzionale per apologia del fascismo. Allora sti fascisti non sono su Marte, in Sicilia li abbiamo avvistati.


