
Alla fine ha sempre ragione il vecchio Wolfgang Goethe, la Sicilia rimane la chiave per capire l’Italia. In un forno crematorio per il caldo asfissiante che potrebbe stuzzicare i neonazisti tedeschi, o i loro alleati italiani, al San Paolo Palace, hotel confiscato alla mafia nella Brancaccio dei Graviano, si è tenuta l’assemblea costituente del movimento SOLIDALI, termine astruso per chi vive di social e marketing, ma che viene dal nostro latino “Solidus”, compatto, integro, solido.
E bisogna essere molto solidi per accogliere ed integrare gli altri, per dialogare con tutti e spesso caricarseli sulle spalle, nel rissoso mondo politico siciliano e non solo. I Grillini presero inizio da Genova, terra del suo fondatore eclettico, i Solidali da Palermo, terra dei Florio. Il bastimento che parte da Palermo ha un comandante esperto di solidarietà, Emiliano Abramo, è il legislatore della legge siciliana sulla povertà, piaga dell’isola quanto la corruzione, ed è inoltre il responsabile della Comunità di S.Egidio in Sicilia. In sala ad ascoltare era presente l’intero centrosinistra siciliano, democratici e cinquestelle in forze, sotto lo sguardo attento e curioso di Marta Bonaffoni, coordinatrice della segreteria del PD, e del vicecapogruppo, fondatore di Demos, Paolo Ciani. Ma insieme a loro c’erano pezzi di Forza Italia e del Mpa, tutti i rappresentanti dei riformisti, a destra del PD, in cerca di aggregazione. C’erano, ed alcuni sono intervenuti, tanti amministratori ed ex amministratori locali, ex assessori regionali, sindaci e presidenti di provincia. C’era il famoso territorio, le filiere produttive, come Legacoop, l’associazionismo cattolico ma anche valdese, e perfino quello islamico.
C’era il mondo accademico e professionale, e non certo qui in cerca di prebende o incarichi. Quel tessuto connettivo fatto di vita comunitaria che è distante da un palazzo della politica troppo sordo e autoreferenziale. Soprattutto c’erano i contenuti, i valori, tradotti in un documento che viene chiamato Carta di Castelbuono, uno dei bellissimi borghi di una Sicilia che vuole riemergere, e non farsi annichilire da scandali e cattiva amministrazione. Come ha detto un decano presente dell’università di Palermo, il Prof. Nicola Piazza ex presidente di Invitalia, avevo sete e mi avete ristorato, riferendosi a valori e contenuti.
C’era un orizzonte futuro traguardabile, soprattutto se Marina Berlusconi completa la transizione del partito del padre già avviata. Dalla Sicilia parte un segnale di trasformazione del quadro politico, della fine di un bipolarismo muscolare e sterile, che ci rende un paese diviso e poco competitivo, di cui il calcio è metafora depressiva. I pianeti si stanno allineando verso il pareggio elettorale, e forse questo sarebbe il vero effetto positivo del governo Meloni. La fine del bipolarismo, che niente ha aggiunto all’Italia e tanto ha tolto. La sua legge elettorale, il melonellum, andrebbe pure bene, ma senza premi che mortificano la rappresentanza e con le preferenze per fare finalmente tornare a votare i cittadini. Solo un proporzionale puro, può far tornare la politica, che è fatta di idee e immaginazione, senza le quali abbiamo avuto trent’anni di politiche uguali, al di là degli slogan elettorali. La Sicilia in politica ha sempre fatto laboratorio, ed i cattolici siciliani, come Sturzo, La Pira, ed oggi Emiliano Abramo, nome profetico rispettato da tutti i credenti, sono sempre stati la colla del paese e i pensatori del futuro.


