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Caso Adinolfi, i legali al Riesame: “Contro di lui una persecuzione giudiziaria”

Pubblicato: 18/07/2026 14:40

I difensori di Mario Adinolfi, attualmente agli arresti domiciliari, hanno presentato un’istanza al Tribunale del Riesame, contestando le misure cautelari disposte nei confronti del giornalista e sostenendo che nei suoi confronti si sarebbe sviluppata una vera e propria “persecuzione giudiziaria”. Lo hanno reso noto gli avvocati Pablo De Luca e Riccardo Di Lorenzo, che rivendicano il comportamento collaborativo del loro assistito e ribadiscono la convinzione della sua estraneità alle accuse.

“Adinolfi ha sempre collaborato”

Secondo i legali, durante l’interrogatorio di garanzia Mario Adinolfi ha risposto a tutte le domande formulate dalla giudice per le indagini preliminari e dal pubblico ministero, senza avvalersi della facoltà di non rispondere.

Gli avvocati sottolineano inoltre che, a loro giudizio, la vicenda contestata sarebbe incompatibile con l’ipotesi di una truffa, sostenendo che tutte le operazioni economiche sarebbero avvenute attraverso bonifici tracciati e verificabili sul conto corrente di Adinolfi e che, sempre attraverso lo stesso conto, sarebbe stata rimborsata la gran parte delle persone che oggi si ritengono danneggiate.

“La sua innocenza è evidente”

Nella nota diffusa dai difensori si afferma che “è talmente palese l’innocenza di Mario Adinolfi” che, in passato, due diverse denunce presentate in altre procure si sarebbero concluse con richieste di archiviazione formulate dagli stessi pubblici ministeri.

Secondo la ricostruzione degli avvocati, la situazione sarebbe cambiata dopo il risultato ottenuto da Adinolfi alle elezioni suppletive per la Camera del 23 marzo, quando avrebbe superato il 5% dei consensi, e dopo la decisione di proseguire alcune battaglie pubbliche che, a loro dire, avrebbero coinvolto interessi rilevanti.

“Una persecuzione giudiziaria e mediatica”

I difensori parlano apertamente di una “persecuzione giudiziaria” accompagnata, a loro avviso, da un forte rilievo mediatico.

Nella nota lamentano la diffusione alla stampa di atti coperti dal segreto istruttorio prima ancora che fossero messi a disposizione della difesa e contestano la pubblicazione di riferimenti a presunti beni di lusso che, sostengono, Adinolfi non avrebbe mai posseduto. Criticano inoltre il coinvolgimento mediatico della madre ottantenne del giornalista, definendolo ingiustificato.

Gli avvocati concludono affermando che al loro assistito sarebbero stati sottratti, oltre alla libertà personale, anche strumenti di comunicazione come la posta elettronica e contestano la rappresentazione di Adinolfi come persona ancora pericolosa, sostenendo invece che non lo sia mai stato.

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