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Sudan, ritrovati nel deserto 33 corpi di donne e bambini in fuga dal Darfur meridionale

Pubblicato: 20/07/2026 12:24

La tragedia della guerra in Sudan continua ad consumarsi nell’indifferenza generale, lasciando dietro di sé una scia di vittime innocenti lungo le rotte della disperazione. Nel nord del Paese, in una vasta area desertica situata oltre la località di Mellit, nel Darfur settentrionale, sono stati rinvenuti i resti senza vita di 33 persone. Si trattava di civili in fuga dalle violenze che devastano il Darfur meridionale, partiti a metà maggio a bordo di un autobus con la speranza di raggiungere la sponda occidentale del Nilo e trovare riparo nella cittadina di Al Dabba. Il veicolo ha subito un grave guasto meccanico durante la traversata, trasformando il viaggio in una trappola mortale. I corpi, rimasti abbandonati sotto il sole cocente per circa due mesi prima del ritrovamento, appartengono in larga parte a donne e bambini piccoli, deceduti per le conseguenze estreme della disidratazione e del caldo. Tra le storie simbolo di questo ennesimo dramma spicca quella di un’insegnante, morta insieme ai suoi cinque figli mentre cercava disperatamente di raggiungere le regioni settentrionali per garantire loro un futuro e consentire la ripresa degli studi, interrotti da oltre quattro anni di feroce conflitto armato.

Il difficile quadro diplomatico internazionale

Mentre sul terreno la popolazione civile paga il prezzo più alto, la diplomazia tenta faticosamente di riaprire i canali di dialogo per porre fine alle ostilità. La crisi sudanese è stata al centro di un importante incontro bilaterale al Cairo tra il ministro degli Esteri egiziano, Badr Abdelatty, e il consigliere del presidente degli Stati Uniti per gli Affari arabi e africani, Massad Boulos. Nel corso dei colloqui, il rappresentante egiziano ha ribadito la necessità assoluta di giungere a un cessate il fuoco immediato e duraturo, fattore indispensabile per consentire l’ingresso e il rafforzamento degli aiuti umanitari nelle zone più colpite. È stata inoltre sottolineata l’importanza di avviare un processo politico inclusivo e pacifico che sia guidato direttamente dalle forze sudanesi. Da parte loro, le autorità di Washington hanno confermato l’intenzione di mantenere un coordinamento costante con il governo egiziano sul dossier del Sudan, considerandolo prioritario insieme ad altri scenari di crisi regionali come la Libia, il Libano e l’intera area del Corno d’Africa.

L’escalation della crisi umanitaria a El Obeid

La situazione più drammatica ed urgente si concentra attualmente nella città di El Obeid, capoluogo dello Stato del Kordofan settentrionale. La posizione geografica di questo centro urbano lo rende uno snodo strategico fondamentale per l’intero Sudan centrale, trovandosi all’incrocio delle direttrici viarie che collegano la capitale Khartum con le regioni del Darfur e il sud del Paese. L’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Turk, durante un suo intervento al Consiglio per i diritti umani dell’Onu a Ginevra, ha espresso profonda preoccupazione definendo i segnali provenienti dalla regione come chiari e inequivocabili. Secondo l’Onu ci si trova di fronte a un’ennesima catastrofe in materia di diritti umani. L’intensificarsi dei combattimenti nell’area sta provocando un esodo massiccio di civili, esacerbando una condizione di sofferenza giunta ormai a livelli insostenibili per la popolazione locale.

Le conseguenze devastanti sui minori e la popolazione

L’impatto dei recenti scontri sulle fasce più vulnerabili della popolazione è stato confermato anche dalle organizzazioni non governative sul campo. Save the Children ha lanciato un allarme drammatico evidenziando come oltre 5.500 bambini siano stati costretti ad abbandonare le proprie abitazioni a causa dell’improvvisa escalation di violenza registrata nella zona di El Obeid. Nel complesso, il numero degli sfollati interni all’interno della città e nelle aree rurali circostanti ha superato quota 11mila persone. L’organizzazione sottolinea con forte preoccupazione che fino a mezzo milione di civili rischia di rimanere direttamente coinvolto nelle ostilità in corso. L’impiego sempre più frequente di attacchi condotti con droni, unito alla distruzione sistematica delle infrastrutture civili essenziali e al progressivo isolamento della città, sta aggravando in modo determinante una crisi che rimane la più grave a livello internazionale, sebbene continui ad essere colpevolmente dimenticata dall’attenzione globale.

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Ultimo Aggiornamento: 20/07/2026 12:37

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