
Poste Italiane punta al controllo totale di TIM e, nel giorno dell’apertura dell’Opas, al centro della scena finiscono anche i lavoratori. Per la SLP Cisl, l’operazione da 10,8 miliardi di euro può trasformarsi in un vantaggio concreto per i postali, a una condizione: essere coinvolti davvero nella nascita del nuovo gruppo.
Da lunedì 20 luglio gli azionisti TIM possono aderire all’offerta pubblica di acquisto e scambio lanciata da Poste, già primo socio con il 27%. La finestra resterà aperta per 40 giorni di Borsa, fino all’11 settembre: per ogni azione TIM portata in adesione sono previsti 1,67 euro in contanti e 0,218 nuove azioni Poste. Il traguardo dichiarato è il delisting di TIM da Piazza Affari.
Il progetto che cambia il volto di Poste
L’operazione è volontaria e totalitaria ed era stata autorizzata nel weekend, dopo la pubblicazione del documento di offerta e il via libera del consiglio di amministrazione di TIM al comunicato dell’emittente. Un passaggio enorme, che arriva dopo anni difficili per l’ex monopolista delle telecomunicazioni e dopo la vendita della rete fissa a KKR nel 2024.
Nella lettera inviata ai dipendenti, l’amministratore delegato Matteo Del Fante e il direttore generale Giuseppe Lasco parlano della possibile nascita della “più grande piattaforma di infrastruttura connessa del Paese”. L’idea è mettere insieme finanza, assicurazioni, logistica, telecomunicazioni e digitale in un’unica galassia di servizi.
La Cisl: il merito è anche dei lavoratori
La reazione sindacale più forte arriva dalla SLP Cisl. Il segretario generale Raffaele Roscigno, anche vicepresidente di UNI Europa, definisce l’avvio dell’Opas una fase “nuova e potenzialmente storica” per il sistema industriale italiano e riconosce ai vertici di Poste di aver costruito l’operazione con “visione e coraggio”.

Ma il punto più delicato è un altro. Secondo il sindacato, se Poste oggi può tentare l’acquisizione di un colosso come TIM, è anche grazie ai risultati e alla produttività garantiti dai dipendenti negli ultimi anni. Da qui la richiesta: i postali non vogliono assistere alle scelte dall’esterno, ma diventare protagonisti della nuova fase.
La piattaforma della Cisl mette nel mirino crescita professionale, formazione sulle competenze digitali e nuove possibilità di carriera. Soprattutto, Roscigno chiede un confronto con le organizzazioni sindacali “strutturato e permanente”, non una semplice informativa quando le decisioni sono già state prese.

Il nodo delle sinergie e la linea rossa sull’occupazione
La Cisl fissa così la sua linea rossa: le sinergie del nuovo polo dovranno tradursi “esclusivamente in crescita e sviluppo, mai in razionalizzazioni”. Una frase che pesa, perché dietro la grande operazione finanziaria si apre ora il capitolo più sensibile, quello del lavoro.
Secondo una ricostruzione di Fortune Italia, circa 200 milioni di euro di sinergie annue potrebbero arrivare dall’integrazione commerciale su cloud, cybersecurity e servizi digitali per pubblica amministrazione e imprese. Settori strategici, ma che spesso portano con sé riorganizzazioni del personale più che nuove assunzioni.
Nei prossimi 40 giorni si giocherà quindi una partita doppia: convincere gli azionisti TIM ad aderire all’offerta e costruire un confronto con chi, per la Cisl, ha reso possibile la forza economica di Poste. L’Opas è appena iniziata, ma per i lavoratori il messaggio è già chiaro: il futuro del gruppo non può essere deciso senza di loro.


