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Vigilessa morta, colpo di scena in procura: tutta la verità sulla fine di Sofia Stefani

Pubblicato: 22/07/2026 07:19

Ci sono luoghi che dovrebbero essere presidio di ordine e che invece, in un pomeriggio qualunque, diventano teatro del disordine più assoluto. Un comando di polizia locale, in un paese di ventimila abitanti alle porte di Bologna, è uno di questi luoghi. Anzola dell’Emilia non aveva mai fatto notizia per altro che le sue rotonde e il suo mercato del sabato. Il 16 maggio 2024 un omicidio sconvolge il paese: a morire è Sofia Stefani, 33 anni, agente di polizia locale. Sofia muore nell’ufficio del suo comandante, Giampiero Gualandi, 63 anni all’epoca dei fatti: oltre ad essere il suo superiore era anche il suo amante. La donna muore per un colpo di pistola sparato con l’arma di ordinanza di Gualandi, che sosterrà che quel colpo è partito per sbaglio, ma le indagini e il processo diranno molto altro. Il processo sarà raccontato dalla trasmissione Un giorno in pretura, mercoledì 22 luglio in prima serata su Rai3.

Sofia e Giampiero lavoravano fianco a fianco da anni. Tra loro, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti attraverso una mole consistente di messaggi acquisiti agli atti, si era consumata una relazione extraconiugale che andava avanti da tempo. Gualandi era sposato e la moglie, il 30 aprile 2024, scopre tutto. Sedici giorni dopo, Sofia è morta. Nel mezzo, i tentativi dell’uomo di salvare il proprio matrimonio e di convincere la giovane a chiudere, ma lei coltivava la speranza di un futuro insieme.

La requisitoria della Procura e la condanna

Nella requisitoria la procuratrice aggiunta Lucia Russo, davanti alla Corte d’Assise di Bologna, non usa mezzi termini: «Non ci possono essere attenuanti per Gualandi, l’orribile crimine di cui si è macchiato prevede l’ergastolo. Non c’è nulla che possa attenuare le sue responsabilità». Il magistrato ha sottolineato la manipolazione subita dalla vittima: «Stefani era una persona con profili di vulnerabilità, ma la sua cartella clinica trasuda umanità. Gualandi sapeva delle fragilità di Sofia, almeno dal 2023. Ma a lui non interessa, deve perseguire i suoi fini». Anche sull’arma da fuoco le scuse dell’imputato sono crollate: «Non esiste ragione professionale che può giustificare il fatto che Gualandi avesse la pistola e nemmeno ragioni d’urgenza per averla prelevata».

La sentenza giunge definitiva con la condanna all’ergastolo per l’ex comandante. La mamma della vittima, Angela Querzè, ha commentato in lacrime: «Sentenza giusta. Quando c’è un ergastolo vuol dire che la società ha fallito, ma Sofia meritava giustizia. Gualandi ha perso il controllo della sua finta vita».

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