
La guerra nella Striscia di Gaza continua a lasciare un’eredità devastante che va ben oltre le vittime e la distruzione materiale. Secondo un nuovo rapporto pubblicato da Oxfam, il costo necessario per ricostruire il territorio palestinese ha ormai raggiunto 71,4 miliardi di dollari, una cifra senza precedenti che testimonia la portata della devastazione provocata dal conflitto iniziato nell’ottobre 2023. Ma, avverte l’organizzazione umanitaria, il denaro da solo non basterà: per ricostruire una società profondamente lacerata serviranno intere generazioni.
Una stima sette volte superiore alle prime valutazioni
Il nuovo rapporto evidenzia come la situazione sul terreno sia peggiorata ben oltre le prime previsioni formulate nei mesi successivi allo scoppio della guerra. La stima di 71,4 miliardi di dollari è infatti circa sette volte superiore rispetto alle valutazioni iniziali e comprende la ricostruzione di abitazioni, ospedali, scuole, reti idriche, impianti elettrici, strade e infrastrutture essenziali.
Secondo Oxfam, tuttavia, anche questa cifra potrebbe rivelarsi insufficiente. Le valutazioni disponibili fotografano infatti solo una parte dei danni, mentre l’entità reale della distruzione continua ad aumentare con il protrarsi delle operazioni militari. Il rapporto ricorda inoltre che i danni economici e le perdite complessive subite da Gaza sono già stimati in 57,9 miliardi di dollari, ma la ricostruzione richiederà investimenti ancora più consistenti nell’arco del prossimo decennio.
Non solo edifici: è crollato il tessuto sociale
L’aspetto più preoccupante evidenziato dal rapporto riguarda però il collasso del tessuto sociale. Secondo Oxfam, limitarsi a ricostruire case e infrastrutture non sarà sufficiente per riportare Gaza a condizioni di vita accettabili. Il conflitto ha infatti compromesso servizi sanitari, istruzione, economia locale, reti familiari e comunitarie, cancellando decenni di sviluppo.
Le stime riportate dall’organizzazione indicano che il livello di sviluppo umano della Striscia sarebbe stato riportato indietro di 77 anni in meno di tre anni di guerra. Un arretramento che, secondo gli esperti, non ha precedenti nella storia recente e che rischia di avere conseguenze durature sull’intera popolazione, composta in larga parte da giovani e minori.
Oxfam: “La ricostruzione imposta dall’alto è destinata a fallire”
Nel presentare il rapporto, Paolo Pezzati, portavoce per le crisi umanitarie di Oxfam Italia, ha sottolineato come qualsiasi piano di ricostruzione rischi di essere inefficace se non coinvolgerà direttamente la popolazione locale.
“Qualsiasi piano per la ricostruzione di Gaza è destinato a fallire, indipendentemente dalla cifra che sarà stanziata, se verrà imposto dall’alto, senza un coinvolgimento delle istituzioni locali, della società civile e degli attori economici”, afferma Pezzati.
Secondo il portavoce, la storia degli ultimi vent’anni rappresenta un monito evidente. Dopo le guerre del 2008-2009, del 2014 e del 2021, erano già stati predisposti programmi di ricostruzione per un valore complessivo di circa 10 miliardi di dollari ai valori attuali. Tuttavia, quei piani sono stati progressivamente compromessi dal blocco imposto da Israele, dalla scarsità dei finanziamenti internazionali e dal susseguirsi di nuove offensive militari che hanno cancellato buona parte degli interventi realizzati.
L’appello al Governo italiano e all’Unione europea
Alla luce di questo scenario, Oxfam chiede un cambio di approccio anche sul piano politico e diplomatico. L’organizzazione invita il Governo italiano e le istituzioni europee a sostenere un processo di ricostruzione realmente inclusivo, che non riguardi soltanto la Striscia di Gaza ma anche le aree della Cisgiordania e di Gerusalemme Est interessate dal conflitto.
Secondo Oxfam, solo un piano condiviso con le comunità locali, accompagnato da adeguate garanzie politiche e di sicurezza, potrà evitare che gli ingenti investimenti necessari vengano nuovamente vanificati da future escalation militari. Per questo motivo l’organizzazione ribadisce che la sfida non consiste soltanto nel reperire decine di miliardi di dollari, ma nel creare le condizioni perché la ricostruzione possa finalmente essere stabile, duratura e capace di restituire prospettive di vita a una popolazione profondamente segnata da quasi tre anni di guerra.


