
Proseguono le indagini sulla morte di Abderrahim Fakir, il 42enne di origine marocchina deceduto domenica scorsa durante un intervento di polizia al Pilastro, quartiere di Bologna. I primi accertamenti medico-legali indicano una compromissione delle vie respiratorie, ma sarà l’autopsia a chiarire le cause del decesso e l’eventuale presenza di altri fattori che possano aver contribuito alla morte.
La Procura di Bologna, che procede per omicidio colposo, dovrà accertare eventuali responsabilità degli operatori intervenuti.
La Tac e l’ipotesi dell’asfissia
Secondo quanto emerge dalla Tac eseguita sul corpo della vittima, l’uomo avrebbe riportato una compromissione delle vie respiratorie.
Tra le ipotesi al vaglio degli investigatori vi è quella di una asfissia posizionale, legata al fatto che Fakir sarebbe rimasto per circa cinque minuti con il torace schiacciato contro il suolo mentre gli agenti gli immobilizzavano mani e piedi con le fascette.
Si tratta però di un’ipotesi che dovrà essere confermata o esclusa dall’esame autoptico disposto dalla Procura.
Gli esami tossicologici dovranno inoltre verificare se il quarantaduenne avesse assunto sostanze stupefacenti prima dell’intervento delle forze dell’ordine.
La Tac, invece, non avrebbe evidenziato fratture riconducibili alle operazioni di immobilizzazione.
Indagati due poliziotti e quattro sanitari
L’inchiesta della Procura di Bologna punta ad accertare il comportamento dei due agenti di polizia intervenuti e dei quattro operatori sanitari che hanno prestato soccorso dopo l’ammanettamento dell’uomo.
Nel decreto con cui è stata disposta l’autopsia, i due poliziotti vengono indicati come persone sottoposte a indagini, in quanto le condotte che avrebbero portato al decesso risultano, allo stato degli atti, «astrattamente» contestabili.
L’indagine è coordinata dal procuratore Paolo Guido e dai pubblici ministeri Francesca Arienti e Domenico Ambrosino.
Il dolore della famiglia: “Vogliamo verità e giustizia”
Nei giorni scorsi la moglie di Fakir ha rilasciato un’intervista all’emittente marocchina Chouftv, nella quale ha ricordato il marito.
«Io conoscevo bene mio marito, eravamo sposati da 13 anni. Era una persona normale e l’hanno ammazzato così, senza motivo», ha dichiarato.
Mostrando alcuni abiti che il marito aveva inviato in Marocco in vista delle imminenti vacanze, ha aggiunto: «Quello che è successo non è giusto. Nessuno lo ha aiutato. Non riesco a togliermi quelle urla dalla testa».
Anche la zia della vittima ha parlato all’emittente marocchina, definendo la morte del nipote «un crimine contro l’umanità» e criticando l’utilizzo dello spray al peperoncino durante l’intervento.
La nipote Yossra Fakir, intervenendo dall’Italia, ha invece dichiarato: «Abderrahim era un uomo buono e la sua vita aveva valore. Noi ci affidiamo alla magistratura e chiediamo chiarezza, verità e giustizia. Non è una storia da archiviare».
Le richieste di soccorso e la ricostruzione
Le indagini stanno cercando di chiarire anche le modalità con cui furono richiesti i soccorsi.
Secondo l’avvocato Gabriele Bordoni, difensore dei due agenti, i poliziotti avrebbero chiesto per due volte l’invio di un’ambulanza «con automedica» per una persona in crisi psichica.
L’Ausl di Bologna ha però smentito che tale richiesta sia arrivata alla Centrale operativa del 118, precisando che non risulta alcuna richiesta specifica di automedica rimasta inevasa.
Una delle ipotesi al vaglio è che la richiesta sia stata formulata dagli agenti alla propria centrale operativa senza essere poi trasmessa al 118 con gli stessi termini.
Sul posto intervennero i soccorritori della Croce Rossa, mentre il medico arrivò successivamente, quando Fakir aveva già smesso di muoversi, potendo soltanto constatarne il decesso.
Tutte le comunicazioni radio e telefoniche sono state acquisite agli atti dell’inchiesta.
Nuova manifestazione annunciata al Pilastro
Intanto, dopo gli scontri avvenuti durante la manifestazione dei giorni scorsi, per domenica è stato annunciato un nuovo presidio nel quartiere Pilastro.
L’iniziativa, promossa da diverse realtà tra cui Plat, Si Cobas e alcuni collettivi, punta a chiedere «giustizia» per la morte di Abderrahim Fakir. Secondo quanto emerso, il presidio non sarebbe stato formalmente preavvisato alle autorità.


