
«Con lei anche i vostri figli possono andare in carcere». È la frase contenuta in una card pubblicata sui social dal gruppo Deputati Pd, con l’immagine della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, per contestare la riforma della giustizia minorile proposta dal governo.
Un messaggio dai toni fortemente allarmistici, pensato per colpire le preoccupazioni delle famiglie, ma che avrebbe sollevato perplessità anche all’interno dello stesso Partito Democratico.
Le critiche interne alla comunicazione scelta
Secondo quanto riportato, il post avrebbe generato un confronto nelle chat di parlamentari e funzionari dem, con alcuni esponenti che avrebbero espresso dubbi sull’opportunità di utilizzare una comunicazione così dura nei confronti dell’esecutivo.
Al centro delle contestazioni interne ci sarebbe il rischio che la campagna si trasformi in un autogol politico, soprattutto per il modo in cui viene rappresentato il contenuto della riforma.
La questione della responsabilità penale dei minori
La card lascia intendere che sia il governo Meloni a introdurre la possibilità di mandare in carcere i minorenni. Tuttavia, la responsabilità penale per i ragazzi che hanno compiuto 14 anni è già prevista dall’ordinamento italiano.
L’articolo 98 del Codice penale stabilisce infatti che un minore tra i 14 e i 18 anni possa essere considerato responsabile di un reato se il giudice accerta la capacità di intendere e di volere al momento del fatto, con una riduzione della pena rispetto agli adulti.
Cosa cambia con la riforma
Il disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri non introduce quindi la possibilità di punire penalmente per la prima volta gli adolescenti, ma interviene sui criteri attraverso cui viene valutata la capacità del minore di comprendere il significato delle proprie azioni.
La polemica politica si concentra dunque soprattutto sull’interpretazione della riforma e sui toni scelti per comunicarne gli effetti.


