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Era cieca da oltre cinque anni: il trapianto mai tentato prima al mondo le restituisce la vista

Pubblicato: 26/07/2026 12:49

Un risultato destinato a entrare nella storia della medicina arriva dall’ospedale Molinette di Torino, dove è stato realizzato il primo autotrapianto completo al mondo del segmento anteriore dell’occhio e della parte centrale della retina (macula) da un occhio all’altro della stessa paziente. L’intervento, eseguito dall’équipe della Clinica Oculistica universitaria della Città della Salute e della Scienza di Torino, ha permesso a una donna di 67 anni di recuperare la vista dopo oltre cinque anni di cecità.

L’operazione rappresenta un traguardo senza precedenti a livello internazionale e apre nuove prospettive terapeutiche per pazienti affetti da gravi lesioni oculari considerate finora irreversibili.

L’incidente, la cecità e una sfida considerata impossibile

La protagonista della vicenda è Elena, 67 anni, rimasta completamente cieca in seguito a un grave incidente stradale. Il trauma aveva provocato danni differenti ai due occhi. Il sinistro aveva subito una lesione irreversibile del nervo ottico, rendendo impossibile la trasmissione degli impulsi visivi al cervello nonostante le strutture oculari fossero rimaste integre. Il destro, invece, già compromesso da una maculopatia, aveva riportato lesioni tali da distruggere la retina e la trasparenza della cornea.

La situazione appariva senza via d’uscita. La completa perdita delle cellule staminali della cornea rendeva infatti impossibile anche un tradizionale trapianto corneale, lasciando la paziente senza alcuna possibilità di recuperare la vista.

Il primo autotrapianto della retina nella storia della medicina

Per superare quello che fino a oggi era considerato un limite invalicabile, l’équipe guidata dal professor Michele Reibaldi ha scelto una strada mai percorsa prima.

I chirurghi hanno utilizzato i tessuti ancora sani dell’occhio sinistro, ormai non più funzionante a causa del danno al nervo ottico, trasferendoli nell’occhio destro. Il trapianto ha interessato un intero blocco anatomico comprendente cornea, sclera, congiuntiva e, per la prima volta al mondo, la macula, cioè la parte centrale della retina responsabile della visione più nitida.

L’intervento, durato circa sei ore, ha richiesto una straordinaria precisione chirurgica e il lavoro coordinato di oculisti, anestesisti, infermieri e personale sanitario. Grazie a questo “trasloco biologico”, i medici sono riusciti a ricostruire un occhio nuovamente funzionante partendo da due occhi gravemente compromessi.

I primi risultati sono incoraggianti

A distanza di poco tempo dall’operazione, la paziente sta rispondendo positivamente alle cure. I controlli clinici confermano il corretto attecchimento dei tessuti trapiantati e un progressivo recupero della funzionalità visiva, anche se saranno necessari ulteriori monitoraggi per valutare pienamente le capacità della retina trasferita.

«Questo intervento rappresenta una nuova frontiera nella chirurgia oculistica», ha spiegato il professor Michele Reibaldi. «Fino a oggi il trapianto contemporaneo del segmento anteriore era stato eseguito una sola volta al mondo dal professor Vincenzo Sarnicola e dal sottoscritto proprio qui alle Molinette, mentre mai era stato possibile trapiantare la zona centrale della retina. Ora attendiamo di verificare fino a che punto la retina trapiantata riuscirà a funzionare, ma i primi risultati sono molto incoraggianti».

Una storia di medicina e umanità

Oltre al valore scientifico dell’intervento, la vicenda è stata segnata anche da un gesto di grande sensibilità. Elena è arrivata in ospedale accompagnata dalla sua cagnolina Joe, addestrata come cane guida per persone non vedenti. Considerando l’importanza del legame tra la paziente e l’animale, la direzione delle Molinette ha autorizzato il ricovero della cagnolina insieme alla proprietaria per tutta la durata della degenza.

Il direttore generale della Città della Salute e della Scienza di Torino, Livio Tranchida, ha definito l’operazione «un intervento ai limiti dell’impossibile, senza precedenti», sottolineando come il risultato rappresenti «una dimostrazione concreta del valore della sanità pubblica italiana e delle competenze dei suoi professionisti».

Se il recupero visivo proseguirà secondo le aspettative, l’intervento realizzato a Torino potrebbe aprire una nuova era nella chirurgia oftalmologica, offrendo una speranza concreta a pazienti che fino a oggi non avevano alcuna possibilità di tornare a vedere.

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