
“Mi candido come commissario tecnico della Nazionale e non sto scherzando”. È la proposta lanciata da Gianni Rivera, che interviene nel dibattito sul futuro della panchina dell’Italia. L’ex fuoriclasse azzurro ritiene di avere l’esperienza e le competenze necessarie per guidare la selezione nazionale e rivela di aver già affrontato l’argomento con il presidente della FIGC, Gabriele Gravina. “Ho uno staff giovane che farebbe la differenza”, ha dichiarato, aggiungendo di non aver ancora avuto modo di confrontarsi con Giovanni Malagò.
Rivera è intervenuto anche sul nome di Andrea Pirlo, finito al centro delle indiscrezioni come possibile nuovo ct. Secondo l’ex Pallone d’Oro, l’ex centrocampista “non era l’uomo giusto” e sarebbe necessario valutare con particolare attenzione i suoi rapporti professionali con la Russia, auspicando che anche Paolo Maldini fosse pienamente a conoscenza della situazione.
La questione del nuovo ct della Nazionale continua infatti a dividere il mondo del calcio e non solo. Quella che inizialmente sembrava una semplice scelta tecnica si è trasformata in un caso che coinvolge anche politica e istituzioni, alimentando un acceso dibattito sulle caratteristiche che dovrebbe avere il futuro commissario tecnico degli azzurri.

Sul piano sportivo, i dubbi riguardano soprattutto l’esperienza di Pirlo in panchina. Pur essendo stato uno dei più grandi calciatori della sua generazione, c’è chi ritiene che il suo percorso da allenatore non offra ancora sufficienti garanzie per guidare una Nazionale chiamata a ritrovare risultati e compattezza dopo un periodo complicato.
A rendere ancora più delicata la situazione è la vicenda legata a Fonbet, bookmaker russo con cui Pirlo ha collaborato come ambasciatore. In un contesto internazionale segnato dalla guerra in Ucraina, quel rapporto commerciale è stato interpretato da diversi osservatori come un elemento di possibile imbarazzo istituzionale, trasformando la candidatura dell’ex regista in un caso politico oltre che sportivo.
Di fronte alle polemiche, Pirlo ha scelto di intervenire pubblicamente con un lungo messaggio sui social. L’ex campione ha spiegato di aver sempre operato nel pieno rispetto delle leggi e dei contratti sottoscritti, precisando che la collaborazione contestata aveva esclusivamente finalità commerciali e sportive. Ha inoltre respinto qualsiasi interpretazione politica del suo operato, ringraziando Maldini e Leonardo per la fiducia ricevuta e ribadendo che il suo amore per l’Italia non dipende da un incarico.
Un altro tema finito al centro del dibattito riguarda i familiari dell’ex centrocampista. Alcune ricostruzioni hanno evidenziato che il figlio Nicolò lavora nel settore della procura sportiva, anche se al momento né lui né il fratello Christian risultano abilitati come agenti. La vicenda viene quindi considerata soprattutto una questione di opportunità e di possibile percezione di conflitti d’interesse, più che una violazione delle norme federali.
La polemica ha rapidamente superato i confini del calcio. Diversi esponenti politici hanno espresso contrarietà all’eventuale nomina di Pirlo, criticando in particolare il legame con lo sponsor russo. Tra gli interventi più netti figurano quelli di Pina Picierno, Benedetto Della Vedova, Carlo Calenda e Mauro Berruto, mentre anche il presidente del Senato Ignazio La Russa ha manifestato le proprie perplessità, definendo la possibile scelta un “salto nel buio” dal punto di vista tecnico.
Nel frattempo resta aperto anche il capitolo legato al progetto di Paolo Maldini e Leonardo. Secondo le indiscrezioni, i due dirigenti avrebbero puntato con convinzione sulla candidatura di Pirlo e un eventuale cambio di rotta potrebbe avere ripercussioni anche sul loro futuro all’interno della Nazionale. Al momento, però, si tratta soltanto di ipotesi, mentre la FIGC continua a valutare la scelta del nuovo commissario tecnico.


