
E se domani il centrodestra perdesse Forza Italia, la forza primogenia e fondativa?
Non è una domanda peregrina, la mutazione genetica che il centrodestra sta assumendo, già prima dell’arrivo di Vannacci, sembra andare in rotta di collisione con i valori moderati e democratici del partito di Silvio Berlusconi e del PPE, non certo filo russo e populista. Quanto può resistere la voglia di poltrone di Tajani e del suo manipolo davanti al quesito Gesù o Barabba, intendendo per Gesù il diritto naturale e costituzionale, che il popolo del web, inseguito dalla politica italiana, sta mettendo in campo sul caso Roggero?
E se domani, e sottolineiamo se, come Mina, FI scegliesse una figura femminile evocativa di autonomia, progresso e libertà, come Stefania Craxi, come suo capo?
È cosi assurdo che dopo un uomo pieno di indubbio fascino come Berlusconi, che non può essere minimamente eguagliato da un tipo alla Crozza come Tajani, il partito, ma soprattutto Marina, scelgano una donna dotata di intelligenza e visione delle cose, già sperimentata sul campo, con un nome conosciuto e potente, che ci riporta alla mente un’Italia autonoma e competitiva, che non abbassava l’elmo di Scipio davanti al bullo di turno, e con forti motivazioni personali, da sempre vicina alla famiglia Berlusconi?
Una donna forte, volitiva, temprata dalle avversità, come tante donne italiane, che non si è arresa, ma che con determinazione ha trovato il suo spazio nella politica italiana. E se domani, e sottolineiamo se, guidasse lei il partito avremmo un Vannacci, ma anche un filo russo Salvini, a determinare le scelte strategiche internazionali e quelle sui diritti in Italia? Ne dubitiamo. Per fortuna.

