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“Massimo, ma tu…”. Bossetti, la domanda choc della moglie in carcere

Pubblicato: 27/07/2026 19:48

Il caso di Yara Gambirasio continua a sollevare interrogativi, nonostante la condanna definitiva all’ergastolo di Massimo Bossetti. Sul piano giudiziario, la vicenda è approdata a una sentenza definitiva; restano però al centro del dibattito alcuni aspetti legati ai mesi e ai giorni precedenti alla scomparsa della tredicenne di Brembate Sopra.

In particolare, investigatori e osservatori si sono a lungo interrogati sull’eventualità di un contatto precedente tra Yara e il suo assassino. Una ricostruzione che non modifica l’impianto della condanna, ma che continua a essere richiamata nelle analisi sul delitto avvenuto nel novembre 2010.

La scomparsa di Yara e gli interrogativi sul movente

Yara Gambirasio scomparve il 26 novembre 2010, dopo essere uscita dal centro sportivo di Brembate Sopra. La sentenza ha riconosciuto la responsabilità del muratore di Mapello, ma la fase che precedette quella sera resta uno dei passaggi più discussi dell’intera inchiesta.

Durante il processo, una donna riferì un episodio che attirò l’attenzione degli inquirenti. In aula dichiarò: “Nel periodo di settembre vidi una ragazzina che saliva sull’auto grigia parcheggiata vicino alla mia, al volante c’era un uomo dagli occhi di ghiaccio. Era Bossetti”. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, quel racconto si sarebbe inserito nelle convinzioni maturate da uno degli investigatori che seguì il caso fin dall’inizio.

L’ipotesi di un contatto prima del delitto

L’ex investigatore ha spiegato quale fosse l’ipotesi condivisa da una parte di chi lavorò alle indagini: “L’idea, per molti di noi, è che il movente fosse da ricercare in una relazione, o in un adescamento, nato prima del giorno della scomparsa”.

Si tratta di una teoria che colloca l’origine del delitto in un possibile contatto precedente alla sera della sparizione. Un’ipotesi rimasta sullo sfondo della ricostruzione processuale e che, secondo gli atti e le valutazioni emerse nel tempo, non ha inciso sulla condanna definitiva di Massimo Bossetti.

Il Dna e la svolta nell’inchiesta

La svolta arrivò il 26 febbraio 2011, quando il corpo di Yara fu trovato in un campo vicino alla zona industriale di Chignolo d’Isola, a circa dieci chilometri da Brembate Sopra. Erano trascorsi tre mesi dalla scomparsa della ragazza.

Sugli slip della vittima, gli investigatori riuscirono a isolare una traccia di Dna maschile. Quel reperto fu decisivo per identificare quello che venne definito “Ignoto 1”, poi ricondotto a Bossetti, e rappresentò uno degli elementi centrali dell’accusa nel processo.

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La domanda di Marita Comi durante una visita in carcere

Tra gli elementi emersi nel corso delle indagini c’è anche una conversazione intercettata durante una delle prime visite in carcere della moglie di Bossetti, Marita Comi. La donna, rivolgendosi al marito, disse: “Ti ricordi che anche prima (prima dell’arresto, del clamore, ndr) ti chiedevo di quella sera…”.

Quelle parole hanno alimentato nel tempo interpretazioni e interrogativi. Il loro significato, così come l’eventualità che la moglie avesse maturato dubbi già prima dell’arresto, resta uno dei punti più commentati della lunga e complessa vicenda.

Le richieste di nuovi accertamenti sul Dna

Nonostante la condanna definitiva, Massimo Bossetti continua a dichiararsi innocente. Insieme ai suoi legali, ha percorso negli anni diverse strade giudiziarie nel tentativo di ottenere nuovi approfondimenti sui reperti raccolti durante l’inchiesta.

Alla fine di giugno è stata presentata una richiesta per effettuare nuovi accertamenti sugli abiti di Yara Gambirasio e sul Dna residuo conservato dagli investigatori. L’obiettivo della difesa è riesaminare reperti considerati decisivi nel procedimento.

La condanna definitiva e i dubbi ancora aperti

Al momento, una revisione del processo appare lontana. La condanna all’ergastolo di Massimo Bossetti resta definitiva e il quadro probatorio che ha portato alla sentenza non è stato messo in discussione dai tribunali.

Restano tuttavia gli interrogativi sulla dinamica precedente al delitto e sui possibili contatti tra Yara Gambirasio e il suo assassino. Sono aspetti che, a distanza di anni dalla tragedia, continuano ad alimentare analisi, ricostruzioni e dibattito pubblico.

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