
La corsa al nuovo commissario tecnico della Nazionale continua a trasformarsi in una vicenda ricca di colpi di scena. Una storia che ricorda un mix tra un cubo di Rubik e una telenovela anni Ottanta, fatta di ribaltoni, speranze, frenate improvvise e dichiarazioni pubbliche. Dopo settimane di indiscrezioni e trattative, però, la sensazione è che il finale sia ormai vicino: entro due o tre giorni la Figc dovrebbe sciogliere definitivamente il nodo. Al momento, i candidati più accreditati restano Roberto Mancini e Antonio Conte, con il primo che appare leggermente avanti nelle preferenze.
La giornata di ieri si è aperta con la definitiva uscita di scena di Andrea Pirlo. A chiarire la propria posizione è stato lo stesso ex centrocampista, che ha modificato il messaggio pubblicato su Instagram spiegando di aver appreso direttamente da Paolo Maldini di non essere più il candidato alla panchina azzurra. Pirlo ha inoltre ribadito che la sua collaborazione con la società di scommesse russa Fonbet non ha alcun legame con questioni politiche, cercando così di allontanare le polemiche nate negli ultimi giorni.

Archiviato il capitolo Pirlo, l’attenzione si è spostata sul rapporto tra il presidente federale Giovanni Malagò e la coppia formata da Paolo Maldini e Leonardo. I due dirigenti non avevano nascosto il proprio disappunto dopo la decisione di approfondire il caso legato a Fonbet, ma la videoconferenza di ieri, che avrebbe dovuto ricucire lo strappo, non ha prodotto alcun riavvicinamento. Al contrario, le distanze sono diventate ancora piĂą evidenti.
Nel confronto, Malagò ha spiegato che il suo stop a Pirlo era dettato esclusivamente da ragioni di opportunitĂ e non dalla volontĂ di cambiare candidato. Il presidente ha ricordato di aver inizialmente approvato la scelta dell’ex regista, tanto che era giĂ stato fissato un incontro con manager e legali per definire il contratto. Un appuntamento poi saltato per motivazioni che nulla avevano a che vedere con il campo o con il progetto tecnico.

Per evitare una rottura definitiva, Malagò ha provato anche a proporre alternative in linea con l’identikit tracciato da Maldini e Leonardo: un allenatore giovane, moderno e disposto a dedicarsi completamente alla Nazionale. Tra i profili valutati è emerso anche quello di Thiago Motta, ma il tentativo di mediazione non è bastato. A quel punto il presidente è tornato a prendere in considerazione i due nomi piĂą esperti, Mancini e Conte.
La conseguenza è stata inevitabile. Il rapporto di fiducia tra Malagò e i due dirigenti si è definitivamente incrinato, fino ad arrivare alla risoluzione consensuale del loro incarico. Un epilogo sorprendente, soprattutto considerando che erano trascorsi appena sedici giorni dal loro insediamento, accolto inizialmente con grande entusiasmo come il primo passo della nuova gestione federale.
Parallelamente prosegue la vera caccia al nuovo ct. Da tempo Malagò aveva preparato un piano alternativo nel quale figuravano proprio Mancini e Conte, i primi allenatori accostati alla panchina azzurra fin dall’inizio del progetto di ricostruzione. Prima della scelta definitiva del tecnico, però, il presidente vuole completare l’organigramma con la nomina del nuovo direttore tecnico, ruolo per il quale Giorgio Chiellini resta il principale favorito. L’obiettivo è mantenere fede all’idea iniziale di una struttura tecnica piĂą forte e organizzata.
Per quanto riguarda la panchina, la situazione resta aperta ma con un favorito. Roberto Mancini avrebbe un leggero vantaggio grazie anche agli impegni presi con il presidente all’avvio del nuovo corso federale. Antonio Conte, tuttavia, continua a rappresentare una candidatura autorevole e molto apprezzata sia dagli addetti ai lavori sia da diversi club di Serie A. Il Consiglio federale in programma oggi servirĂ a fare il punto della situazione, ma difficilmente porterĂ all’annuncio ufficiale, che richiederĂ ancora qualche giorno di lavoro tra contratti e ultimi dettagli.
A rendere ancora piĂą acceso il clima ci ha pensato infine lo scontro istituzionale tra Giovanni Malagò e il ministro per lo Sport Andrea Abodi. Dopo le parole del ministro, che aveva parlato della necessitĂ di recuperare una “brutta figura”, è arrivata la replica del presidente federale: “Bisogna capire chi l’ha fatta davvero”, ha dichiarato, lasciando intendere che le responsabilitĂ non fossero esclusivamente della Figc. In serata è arrivata anche la controreplica di Abodi, che ha paragonato Malagò a Gigi Proietti, alimentando ulteriormente una polemica destinata a far discutere anche nelle prossime ore, mentre il calcio italiano aspetta finalmente di conoscere il nome del nuovo commissario tecnico.


