
Proseguono le indagini sugli scontri avvenuti durante la manifestazione No Tav in Val di Susa. A Venaus, le forze dell’ordine hanno identificato e filmato circa 1.500 partecipanti al Festival dell’Alta Felicità, fermando due cittadini tedeschi e disponendo l’espulsione di altri due. Intanto la Procura di Torino valuta anche la possibile contestazione dell’aggravante della finalità di terrorismo nell’inchiesta aperta dopo gli assalti ai cantieri dell’alta velocità.
I controlli sono scattati fin dalle prime ore del mattino con un imponente dispositivo di sicurezza. Tutti coloro che lasciavano il campo allestito a Venaus sono stati sottoposti a identificazione: i partecipanti hanno dovuto mostrare il documento, tenendolo in mano mentre venivano fotografati e ripresi dalla testa ai piedi. Una procedura che ha suscitato le proteste di numerosi attivisti, che l’hanno definita una vera e propria “schedatura di massa“.

Secondo quanto ricostruito, nella sola giornata di lunedì sono state identificate circa 1.000 persone, che si aggiungono alle 500 controllate il giorno precedente. Le verifiche hanno interessato anche automobilisti, camperisti e persone in monopattino, fermati ai posti di blocco predisposti lungo le vie di accesso all’area.
L’obiettivo degli investigatori è individuare i responsabili delle violenze avvenute durante l’assalto ai cantieri della Tav, quando circa 700 manifestanti avrebbero preso parte agli scontri con le forze dell’ordine. Nonostante l’elevato numero di controlli, al momento il bilancio è di due cittadini tedeschi fermati e altri due espulsi dall’Italia con divieto di rientro per i prossimi tre anni.
La Procura di Torino ha aperto un fascicolo per il reato di devastazione, ma gli inquirenti stanno valutando anche la contestazione dell’aggravante delle finalità di terrorismo. Una decisione che dipenderà dalle relazioni della Digos, chiamata a ricostruire l’organizzazione degli assalti, l’eventuale struttura coordinata del gruppo e l’utilizzo di armi improprie durante gli scontri.
Nel corso delle operazioni sono stati sequestrati numerosi oggetti ritenuti potenzialmente utilizzabili durante la guerriglia, tra cui maschere, bottiglie incendiarie e pesanti bulloni. Il materiale sarà analizzato dagli investigatori e potrebbe rappresentare un elemento importante nell’inchiesta.
Le indagini proseguiranno anche attraverso l’analisi dei numerosi filmati raccolti dalla polizia e delle immagini registrate dai droni della Digos, oltre ai video diffusi sui social network. Gli investigatori sperano di identificare i componenti del cosiddetto blocco nero, molti dei quali avrebbero agito con il volto coperto per rendere più difficile il loro riconoscimento.
Sul fronte delle proteste, gli esponenti di Askatasuna e del movimento No Tav hanno contestato duramente le modalità dei controlli, annunciando la possibilità di intraprendere azioni legali contro quella che definiscono un’identificazione indiscriminata dei partecipanti.
Il movimento, inoltre, non ha preso le distanze dagli autori delle violenze. Durante l’incontro con la stampa, alcuni rappresentanti hanno ribadito la loro posizione, respingendo ogni distinzione tra manifestanti pacifici e appartenenti al blocco nero, mentre proseguono le indagini della magistratura per individuare i responsabili degli scontri e dei danni provocati ai cantieri dell’alta velocità.


