
La Commissione europea accoglie con favore le aperture del ministro degli Esteri Antonio Tajani sul possibile ricorso dell’Italia ai fondi del programma SAFE, ma invita il governo a chiarire rapidamente la propria posizione. Da Bruxelles, infatti, il messaggio è netto: i tempi sono stretti e un’eventuale decisione rinviata alla fine dell’anno rischierebbe di complicare la gestione delle risorse.
La Commissione: “Sviluppo molto positivo”
A commentare le dichiarazioni del ministro è stato Thomas Regnier, portavoce della Commissione europea.
«Nella situazione ideale, vogliamo sicuramente che l’Italia mantenga i 14,9 miliardi del SAFE come annunciato oggi, e questo è uno sviluppo molto, molto positivo. Ora dobbiamo procedere alla firma dell’accordo di prestito perché dobbiamo erogare i fondi e dare il via al progetto», ha dichiarato.
Accanto all’apprezzamento, Bruxelles chiede però una decisione definitiva in tempi rapidi. «Abbiamo bisogno di chiarezza al più presto», ha aggiunto Regnier, sottolineando che il calendario previsto dalla Commissione lascia poco spazio a ulteriori rinvii.
“Aspettare dicembre è troppo tardi”
Il portavoce ha espresso dubbi anche sull’ipotesi, prospettata dal governo italiano, di decidere entro la fine dell’anno quanto utilizzare delle risorse disponibili.
«Attendere fino a dicembre per decidere come e quanto usare non è un buon calendario per noi», ha affermato Regnier.
Secondo la Commissione, un eventuale ripensamento costringerebbe infatti a una rapida riallocazione delle somme verso altri Paesi interessati, nel rispetto delle scadenze previste dal regolamento europeo.
«L’Italia ha richiesto 14,9 miliardi di euro e noi li abbiamo garantiti. Ora serve chiarezza per poter firmare gli accordi di prestito e avviare gli appalti», ha ribadito il portavoce.
L’ultimatum di Bruxelles
L’interesse italiano per il programma SAFE era stato manifestato già alla fine del 2025, quando il governo aveva indicato l’intenzione di accedere ai prestiti europei per 14,9 miliardi di euro.
Successivamente, però, non era arrivata la formalizzazione della richiesta entro la scadenza indicativa del 31 maggio, alimentando l’incertezza.
Per questo motivo Bruxelles aveva fissato una nuova finestra temporale, concedendo all’Italia tempo fino alla fine di luglio per chiarire le proprie intenzioni, prima di procedere all’eventuale redistribuzione delle risorse non utilizzate agli altri Stati membri.
Il possibile surplus del fondo
Dalla Commissione fanno comunque sapere che esiste ancora un certo margine di flessibilità.
Secondo Bruxelles potrebbe infatti esserci un surplus di circa 10 miliardi di euro, legato al fatto che alcuni accordi di prestito non sono ancora stati firmati e che restano aperti altri dossier, come quello relativo al piano presentato dall’Ungheria.
Per questo la Commissione ritiene che la disponibilità residua del fondo possa attestarsi intorno ai 10 miliardi, pur ribadendo la necessità di definire rapidamente la posizione italiana.
Le parole di Tajani e la successiva precisazione
Nel corso dell’informativa alle Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato sugli esiti del vertice Nato, Antonio Tajani aveva inizialmente dichiarato: «Abbiamo deciso di utilizzare SAFE chiedendo un intervento di 14,9 miliardi entro la fine dell’anno».
Poche ore dopo, però, il ministro ha corretto il tiro all’uscita da Palazzo Madama, precisando che il governo ha semplicemente «prenotato 14,9 miliardi» e che la decisione definitiva sull’effettivo utilizzo delle risorse sarà assunta entro la fine dell’anno.
Anche fonti della Farnesina hanno chiarito che, allo stato attuale, non è stata ancora assunta una decisione politica definitiva.
Sulla stessa linea il ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha definito l’eventuale ricorso ai fondi SAFE una «scelta tecnica» da valutare entro la fine dell’anno, precisando che spetterà poi al suo ministero individuare i capitoli di spesa da finanziare con le risorse europee.


