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“È successo di tutto”. Caos alla Camera, deputato cacciato via: urla e seduta sospesa

Pubblicato: 03/08/2026 21:36

Il clima politico a Montecitorio torna a infiammarsi pesantemente attorno ai temi legati alla gestione della pandemia e alle relative indagini parlamentari. In una giornata contraddistinta da altissima tensione istituzionale, l’Aula della Camera dei Deputati è diventata il teatro di uno scontro particolarmente duro tra i rappresentanti del Movimento 5 Stelle e i parlamentari di Fratelli d’Italia. Al centro della bufera c’è la decisione relativa alla commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid e, in modo specifico, le modalità e i tempi legati all’audizione dell’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte. La seduta si è trasformata in breve tempo in un susseguirsi di contestazioni verbali, scambi di accuse infuocate e proteste veementi che hanno reso impossibile il normale proseguimento dell’attività legislativa. La situazione è progressivamente sfuggita al controllo della presidenza dell’Assemblea, costringendo i vertici di turno a interventi drastici per tentare di riportare la calma nell’emiciclo.

Il nodo dell’audizione e il rinvio dei lavori

La scintilla che ha fatto esplodere la protesta nasce dalla sconvocazione ufficiale dell’audizione del leader del Movimento 5 Stelle, inizialmente prevista all’interno del calendario della commissione d’inchiesta. Giuseppe Conte aveva formalizzato la propria rinuncia all’incarico di commissario proprio per potersi sottoporre liberamente al confronto ed essere audito dall’organismo parlamentare senza alcun tipo di conflitto di ruoli. Tuttavia, il presidente della commissione Marco Lisei ha disposto l’annullamento immediato sia della seduta programmata per l’audizione sia di quella successiva. La motivazione ufficiale fornita riguarda la concomitanza con importanti votazioni previste nelle Aule di Montecitorio e Palazzo Madama. Questa decisione ha scatenato la reazione immediata del gruppo pentastellato, che ha letto il provvedimento come un tentativo strumentale di evitare un passaggio centrale nei lavori della commissione.

Le accuse incrociate tra i gruppi parlamentari

Lo scontro si è spostato rapidamente sul piano politico attraverso dichiarazioni al vetriolo. Da una parte, i deputati di Fratelli d’Italia hanno attaccato frontalmente l’ex premier, sostenendo che l’intera operazione nascondesse la volontà di evitare il confronto pubblico. Secondo la ricostruzione formulata dagli esponenti del partito di maggioranza, il leader dei Cinque Stelle avrebbe offerto a parole una disponibilità ampia a essere ascoltato, ma nei fatti la avrebbe limitata in modo artificioso soltanto a una finestra temporale ristrettissima a ridosso della pausa estiva. Una mossa definita tutt’altro che casuale dalle forze di governo. Dall’altra parte, il Movimento 5 Stelle ha respinto con fermezza ogni addebito, accusando apertamente la maggioranza di manipolare la realtà dei fatti e di non voler consentire una corretta ricostruzione degli eventi, trasformando la commissione in uno strumento di pura propaganda politica.

L’escalation in Aula e la doppia sospensione

I toni sono diventati incandescenti durante gli interventi dei singoli deputati. La miccia definitiva è stata innescata dalla replica della deputata meloniana Alice Bonguerrieri nei confronti del capogruppo pentastellato Riccardo Ricciardi. L’utilizzo reiterato da parte della parlamentare di Fratelli d’Italia dell’appellativo provocatorio Giuseppi per riferirsi all’ex presidente del Consiglio ha provocato la protesta corale dei deputati del Movimento 5 Stelle. Il presidente di turno Sergio Costa ha provato prima a richiamare all’ordine l’intero gruppo parlamentare dei Cinque Stelle, ma il clamore in Aula ha reso inevitabile una prima sospensione della seduta per far raffreddare gli animi. Alla ripresa dei lavori, tuttavia, il clima è apparso tutt’altro che pacificato. L’ennesima fiammata di contestazioni e la ripresa delle grida hanno portato a un punto di non ritorno, culminato con il provvedimento di espulsione comminato al deputato del Movimento 5 Stelle Leonardo Donno e con una seconda, immediata sospensione dei lavori parlamentari.

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