
Un incontro inaspettato tra due detenuti protagonisti di vicende giudiziarie molto diverse. Nel carcere dove è recluso Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour condannato per l’uccisione di due rapinatori dopo un assalto alla sua attività, si è svolta una cena che ha visto seduti allo stesso tavolo anche Massimo Bossetti, condannato in via definitiva per l’omicidio di Yara Gambirasio.
A raccontare l’episodio è Mariangela Sandrone, moglie di Roggero, che ha spiegato come il marito abbia condiviso una semplice cena con alcuni detenuti conosciuti nei primi giorni di permanenza in carcere. «Da quello che so hanno mangiato una pizza», ha riferito la donna, descrivendo un momento di normalità all’interno dell’istituto penitenziario.
Secondo il suo racconto, a preparare la cena sarebbe stato il nuovo compagno di cella del gioielliere, un detenuto con un passato legato al narcotraffico che oggi svolgerebbe mansioni di cuoco all’interno della struttura. Un dettaglio che restituisce uno spaccato della vita quotidiana dietro le sbarre.
La moglie di Roggero ha poi descritto gli spazi in cui il marito trascorre la detenzione. La cella, condivisa con un altro detenuto, misura pochi metri quadrati ed è occupata quasi interamente da due brande, lasciando spazio soltanto a un piccolo corridoio e a un angolo con armadietti, televisione e un cucinino.
Durante l’estate, ha spiegato Sandrone, uno dei problemi principali è rappresentato dal caldo. L’unica apertura verso l’esterno è una finestra con le sbarre e all’interno non è presente alcun impianto di aria condizionata. Nonostante questo, il gioielliere le avrebbe riferito che il carcere in cui si trova è considerato da molti detenuti «la migliore galera d’Italia».
Sul fronte giudiziario, la famiglia guarda con preoccupazione alla durata della pena. Secondo quanto raccontato dalla moglie, il percorso detentivo di Roggero sarà molto lungo e, salvo eventuali sviluppi, potrebbe protrarsi fino a quando il gioielliere avrà 86 anni, una prospettiva che pesa profondamente sui familiari.
Tra gli aspetti positivi della nuova quotidianità, Roggero avrebbe ottenuto la possibilità di utilizzare per alcune ore al giorno un piccolo ufficio vicino alla cella, dove può svolgere alcune attività lavorative. Restano però rigorosamente regolamentati tutti i contatti con l’esterno, consentiti esclusivamente secondo quanto previsto dall’ordinamento penitenziario.
La famiglia può incontrarlo fino a sei volte al mese per colloqui della durata di un’ora, con la possibilità di rinunciare a un incontro per ottenerne uno più lungo. Le telefonate, invece, sono limitate a dieci minuti al giorno. «Quando cade la telefonata ti accorgi che non sei riuscita neanche a salutarlo», ha raccontato la moglie, descrivendo il peso emotivo di quei brevi momenti di contatto.
La vicenda di Mario Roggero continua intanto ad alimentare il dibattito sulla legittima difesa, dividendo da anni opinione pubblica e mondo politico. Oggi, lontano dalla sua gioielleria e dalla vita di sempre, il gioielliere affronta la quotidianità del carcere tra regole, attese e un futuro ancora tutto da scrivere.


