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Fiumi a secco, incendi e grandinate. Il 2026 batterà tutti i record: la temperatura media dell’emisfero Nord è di 22,7 gradi

Pubblicato: 08/08/2026 08:46

Il pianeta sta attraversando una fase climatica senza precedenti, guidata da picchi termici spaventosi che stanno riscrivendo la storia meteorologica globale. Il 2026 si avvia a diventare l’anno più caldo di sempre a livello globale, superando il precedente record del 2024. Al 31 luglio, data che abitualmente segna il picco annuale, la temperatura media dell’emisfero Nord è stata di 22,72 gradi, mentre nel 2024 è stata di 22,37°C. Per quanto riguarda l’Italia il luglio da poco trascorso è stato il più caldo di sempre, superando anche il primato del luglio 2003. Le ondate di caldo del 2026 sono la conferma di una nuova «normalità» estiva legata alla presenza costante dell’anticiclone africano che ha scalzato quello atlantico.

Un quadro infuocato che sembra destinato a perdurare. «Il timore fondato è che fino al 18 agosto non cambi assolutamente nulla», spiega Lorenzo Tedici, sottolineando come la prepotenza dell’alta pressione dominerà ancora. «Analizzando le ultime mappe, non possiamo escludere che la tanto attesa rinfrescata, intravista per il 19 agosto, si riveli solo un intervallo di modesta entità». Un debole flusso d’aria fresca riuscirà comunque a far declassare i bollini del Ministero della Salute da rosso a giallo per Torino, Milano, Brescia, Verona e Venezia. Nuovi record storici sono stati stabiliti in Austria con 41,2 °C e in Slovacchia con 41,4 gradi.

Il rischio temporali, l’emergenza incendi e la crisi dei grandi fiumi

L’arrivo di aria più fredda fa però aumentare il rischio di temporali e grandinate, portando la Protezione civile a diramare un’allerta gialla per Veneto, Trentino-Alto Adige, Lombardia nord-orientale e Calabria. Contestualmente, resta altissimo il pericolo roghi. In Lombardia, il vasto incendio che interessa il monte Moregallo nel Lecchese è ora sotto controllo, ma «le prime informazioni fanno ipotizzare un’origine colposa o dolosa», ha commentato Giacomo Zamperini, presidente della Commissione Montagna di Regione Lombardia. Frazioni evacuate ed elicotteri in azione si registrano anche in Piemonte e Toscana.

La drammatica carenza di precipitazioni ha messo in ginocchio i bacini idrici di mezza Europa. Il Piemonte ha avviato le procedure per la richiesta dello stato di calamità naturale, mentre in Ungheria il livello del Danubio desta forte preoccupazione. Le tensioni idriche hanno persino sfiorato il caso diplomatico, costringendo la ministra degli Esteri ungherese Anita Orban a intervenire per «smentire le voci secondo cui i nostri vicini slovacchi sarebbero responsabili della poca acqua nel Danubio». Nel frattempo, in Germania, il calo del Reno costringe i battelli commerciali a ridurre drasticamente i carichi.

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