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Viviana e Gioele, shock a sei anni dal dramma di Caronia di madre e figlio: cosa si scopre ora

Pubblicato: 10/08/2026 10:16

È una delle tragedie che, a distanza di sei anni, continua a lasciare dietro di sé domande dolorose e una frattura profonda tra la ricostruzione giudiziaria e la famiglia. Nell’estate del 2020 l’Italia seguì con apprensione la scomparsa di Viviana Parisi e del figlio Gioele Mondello, spariti dopo un incidente sull’autostrada A20, nel territorio di Caronia, in provincia di Messina.

Il ritrovamento dei loro corpi, avvenuto a giorni di distanza nelle campagne della zona, aprì una lunga e complessa stagione di perizie, consulenze e accertamenti. L’inchiesta è stata archiviata, ma per Daniele Mondello, marito di Viviana e padre del bambino, restano circostanze che meritano nuovi approfondimenti: la sua richiesta è quella di riaprire il fascicolo.

Il dramma di Caronia che non smette di dividere

Viviana Parisi, dj di 41 anni, uscì dalla sua abitazione di Venetico il 3 agosto 2020. Al marito aveva detto di voler raggiungere Milazzo per comprare un paio di scarpe al piccolo Gioele, che aveva appena 4 anni. L’auto, però, imboccò l’autostrada in direzione Palermo e, all’altezza della galleria Pizzo Turda, a Caronia, si scontrò con un furgone impiegato nella manutenzione autostradale.

Dopo l’impatto, Viviana fermò la vettura, oltrepassò il guardrail e si inoltrò nella vegetazione insieme al bambino. Da quel momento, di madre e figlio non si ebbero più notizie. Partì una mobilitazione imponente, con vigili del fuoco, protezione civile, forze dell’ordine, volontari, droni ed elicotteri impegnati nelle ricerche.

Il ritrovamento di Viviana e del piccolo Gioele

L’8 agosto 2020 il corpo di Viviana Parisi fu trovato ai piedi di un traliccio dell’alta tensione, non lontano dal punto dell’incidente. Dodici giorni dopo la scomparsa, il 19 agosto, il volontario ed ex carabiniere Giuseppe Di Francesco individuò, a qualche centinaio di metri di distanza, i resti del piccolo Gioele, gravemente compromessi dagli animali e dagli agenti naturali.

L’indagine, coordinata dalla Procura di Patti guidata dal procuratore Angelo Cavallo, ha passato al vaglio numerose consulenze medico-legali, autoptiche e scientifiche. Un lavoro investigativo lungo e delicato, destinato però a non spegnere il dibattito attorno a una vicenda rimasta, per molti, sconvolgente.

L’archiviazione e la ricostruzione della Procura

Secondo la ricostruzione accolta dal giudice per le indagini preliminari, Viviana si sarebbe trovata in una condizione di fragilità psicologica e avrebbe ucciso il figlio prima di raggiungere il traliccio e lanciarsi nel vuoto. Gli investigatori non hanno potuto stabilire con assoluta certezza in che modo sia morto Gioele, pur escludendo che il suo decesso fosse riconducibile, anche indirettamente, all’azione di altre persone.

Il 10 novembre 2021 il gip del Tribunale di Patti, Eugenio Aliquò, accolse la richiesta di archiviazione della Procura con un provvedimento di 495 pagine. Per il giudice, il suicidio di Viviana attraverso la caduta dal traliccio era l’ipotesi compatibile con le risultanze raccolte, mentre non erano emersi elementi in grado di attribuire a terzi la morte del bambino.

Le contestazioni della famiglia Mondello

La Procura ricondusse il gesto di Viviana a segnali di disagio che, secondo l’accusa, sarebbero stati sottovalutati dai familiari. Una conclusione sempre respinta dalla famiglia Mondello. Assistito dai suoi legali e affiancato dal criminologo Carmelo Lavorino, Daniele Mondello ha continuato negli anni a segnalare quelle che ritiene lacune e incongruenze nelle indagini.

Tra gli elementi indicati dai consulenti di parte ci sono due fori nella regione posteriore del cranio di Viviana e un ciuffo di capelli ritrovato sul corpo. Secondo la famiglia, questi particolari potrebbero essere compatibili con uno scenario diverso da quello accolto dalla magistratura. Si tratta, tuttavia, di valutazioni difensive che non hanno trovato conferma nella ricostruzione giudiziaria.

Tracce, analisi e i dubbi ancora aperti

Un altro punto contestato riguarda l’assenza, secondo i consulenti della famiglia, di impronte o tracce biologiche riconducibili a Viviana sul traliccio. La difesa ha inoltre messo in discussione la dinamica della caduta e la posizione nella quale il corpo della donna sarebbe stato rinvenuto, aspetti che restano centrali nella battaglia per chiedere ulteriori verifiche.

Sul fronte tossicologico, gli esami non avrebbero rilevato psicofarmaci o sostanze stupefacenti in quantità tali da spiegare il comportamento di Viviana. I consulenti della famiglia hanno richiamato anche il fenomeno dei cosiddetti “denti rosa”, possibile in caso di asfissia o putrefazione: un elemento che, da solo, non dimostra una specifica causa di morte e deve essere letto nel quadro complessivo degli accertamenti medico-legali.

Le immagini dei droni e l’ipotesi alternativa

Tra gli aspetti più discussi del caso Caronia ci sono le fotografie dei droni dei vigili del fuoco. Alcune immagini del 4 agosto, il giorno dopo la scomparsa, avrebbero già ripreso il corpo di Viviana ai piedi del traliccio. Quel dettaglio sarebbe stato notato soltanto in seguito, durante il riesame delle immagini, alimentando le contestazioni sui tempi e sulle modalità delle ricerche.

Daniele Mondello ha ribadito più volte la sua convinzione: “Mio figlio è stato aggredito da animali e mia moglie è stata uccisa. Ne sono convinto al 100%. Mia moglie è morta per difendere mio figlio, non l’avrebbe mai toccato neanche con un dito”. La famiglia, dunque, non accetta l’ipotesi che Viviana possa aver fatto del male al figlio.

Due verità sul destino di madre e figlio

Una delle ricostruzioni alternative avanzate dai consulenti della famiglia ipotizza un attacco da parte di animali presenti nella vegetazione di Caronia. In questo scenario, Gioele sarebbe stato aggredito e Viviana avrebbe tentato di proteggerlo, venendo a sua volta aggredita e uccisa. È una tesi che non è stata accolta dagli inquirenti.

La difesa ha inoltre prospettato la possibile presenza di terze persone nell’area dopo l’incidente, con l’ipotesi che qualcuno possa essere entrato in contatto con Viviana e Gioele o che la scena sia stata alterata. Nelle ricostruzioni della famiglia sono stati citati anche soggetti presenti nella zona per lavoro o pascolo, ma tali scenari non hanno trovato riscontro nell’inchiesta archiviata.

La richiesta di nuovi accertamenti

A sei anni dal dramma, restano dunque due versioni inconciliabili. Da una parte quella della Procura e del gip, secondo cui la morte di Viviana Parisi è riconducibile a un gesto suicidario e quella di Gioele non è attribuibile a terzi; dall’altra la famiglia Mondello, convinta che madre e figlio siano stati vittime di un’aggressione.

È su questa distanza, umana prima ancora che giudiziaria, che continua a vivere il caso di Viviana e Gioele. Daniele Mondello e i suoi consulenti chiedono nuovi approfondimenti investigativi, mentre l’archiviazione resta il punto fermo della magistratura: una vicenda drammatica che continua a interrogare e a dividere l’opinione pubblica.

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