
Un’importante novità normativa ridisegna le abitudini di consumo degli italiani e il settore del packaging, pur introducendo una fase transitoria destinata a fare discussione. Il nuovo decreto Imballaggi, approvato dal governo Meloninell’ultimo Consiglio dei ministri, è ufficialmente in vigore. Una serie di prodotti – tra cui le buste per frutta e verdura al supermercato o le porzioni monouso di alimenti, bevande e cosmetici – dovranno essere realizzati solo in plastica compostabile. Il ‘trucco’ del governo, però, è che per chi non rispetta le regole le multe partiranno solo dal 2030.
Sono ufficialmente in vigore i nuovi obblighi varati dal governo Meloni sugli imballaggi. Per adattarsi al regolamento europeo adottato lo scorso anno, l’esecutivo ha approvato un apposito decreto che è entrato in effetto sabato 8 agosto. Le regole riguardano, ad esempio, le buste di plastica usate per vendere frutta e verdura nei supermercati, così come i flaconi monouso di saponi negli hotel. Il regolamento è lo stesso che farà cambiare le regole sulle capsule e le cialde di caffè dal 12 agosto. Le buste e i contenitori monouso dovranno essere fatti con materiale compostabile e biodegradabile.
Prodotti coinvolti e il nodo delle sanzioni posticipate
Come detto, la norma è già in vigore. Il governo, però, ha dato una ‘scappatoia’ ai produttori: anche se l’obbligo è attivo, le sanzioni per chi non lo rispetta scatteranno solo dal 1° gennaio 2030. Fino ad allora, dunque, le regole ci sono ma chi non le rispetta non sarà punito. Il decreto indica nel dettaglio le tipologie coinvolte: gli imballaggi in plastica per frutta e verdura fresca sotto gli 1,5 chili (esclusa la quarta gamma come le insalate bustate), i contenitori monouso per cibi e bevande in hotel e catering, le monodosi di salse, condimenti e zucchero, oltre ai flaconcini di cosmetici da cortesia per le strutture ricettive.
Sul fronte dell’impiego della plastica biodegradabile resta aperta una procedura di infrazione dell’Unione europea nei confronti dell’Italia, ma per il momento la struttura del provvedimento non cambia. Quando la fase di tolleranza volgerà al termine, le conseguenze economiche per i trasgressori saranno particolarmente severe. Le multe possono andare da 2.500 a 25mila euro. E non solo: per le aziende che commettono un’infrazione grave (se i prodotti non compostabili venduti sono pari a oltre il 10% del loro fatturato) le sanzioni possono essere aumentate fino al quadruplo del massimo, alzando il tetto fino a 100mila euro. Fino al 1° gennaio 2030, tuttavia, per i produttori non ci sarà di che preoccuparsi.


