
«Matteo, non sei più credibile, devi lasciare». A pronunciare l’attacco più diretto contro Matteo Salvini è stato Daniele Belotti, storico volto del raduno di Pontida ed ex deputato della Lega. La sua richiesta di dimissioni ha aperto venerdì scorso il confronto interno al partito, durante una riunione convocata proprio per cercare di ricomporre i malumori della base lombarda.
A seguire sono stati altri quattro dirigenti a chiedere apertamente un passo indietro del segretario: il segretario bergamasco Fabrizio Sala, la segretaria bresciana Roberta Sisti, il sindaco di Pertica Alta Giovanmaria Flocchini e il sindaco di Travagliato Renato Pasinetti.
In totale, nella sede di via Bellerio a Milano, si sono susseguiti 31 interventi in oltre quattro ore di discussione. Secondo quanto riferito, almeno una ventina degli interventi sarebbero stati fortemente critici nei confronti di Salvini.
“La Lega ha perso sei elettori su sette”
Belotti ha motivato la sua richiesta facendo riferimento soprattutto ai risultati elettorali. «La Lega in sette anni, dal 2019 a oggi, ha perso sei elettori su sette: dal 34% è crollata al 5%», ha sostenuto.
Per l’ex deputato, la situazione richiede «un’analisi seria» e non può essere affrontata sostenendo semplicemente che «va tutto bene». «Bisogna partire dai dati oggettivi, caro Matteo, e i dati oggettivi sono i voti», ha aggiunto, arrivando quindi alla richiesta di dimissioni.
Alla riunione era presente anche il governatore lombardo Attilio Fontana, che non è intervenuto per richiamare all’ordine il dirigente. Il suo silenzio, secondo quanto riportato, è stato interpretato come un segnale di mancata opposizione alle critiche rivolte al segretario.
Il fronte interno contro Salvini
Il clima nella Lega lombarda è stato paragonato alla stagione delle cosiddette “scope” di memoria maroniana. La maggioranza degli interventi avrebbe infatti evidenziato una crescente insoddisfazione nei confronti della leadership di Salvini.
Critica anche la deputata Simona Bordonali, che non ha firmato la lettera contro il coordinatore regionale e senatore Massimiliano Romeo. Quest’ultimo, al termine della riunione, ha chiesto un «profondo rinnovamento» del partito.
Prima del direttivo, dodici dei sedici parlamentari lombardi vicini a Salvini avevano inviato una lettera chiedendo di poter partecipare ai lavori della direzione regionale. Una richiesta senza precedenti, che Romeo ha però respinto.
La mossa era stata interpretata come un tentativo di rafforzare la posizione del segretario e riequilibrare gli equilibri interni, in un direttivo regionale ormai diventato uno dei principali centri del dissenso nei confronti della sua leadership.
A settembre il secondo tempo
La resa dei conti potrebbe non essere finita. Il prossimo appuntamento è fissato a settembre, quando il raduno di Pontida potrebbe diventare il palcoscenico per il consolidamento della corrente legata a Luca Zaia e agli altri governatori del Nord.
L’ipotesi di una nuova associazione politica del Nord è proprio uno degli scenari che Salvini vorrebbe evitare. Ma dopo il direttivo lombardo, la pressione interna sul segretario appare sempre più forte.
E mentre la partita dentro la Lega si prepara a entrare nella sua fase decisiva, la sensazione è che per Salvini la clessidra stia correndo sempre più rapidamente.


