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“Pensavo di essere stressata”: scopre la terribile malattia così. I sintomi erano insospettabili

Pubblicato: 11/08/2026 10:13

Ci sono storie che meritano di essere raccontate per la forza del messaggio che riescono a trasmettere. Quella di Eva Bolognesi ne è un chiaro esempio: 47 anni, livornese ma milanese d’adozione, con una laurea in Psicologia e un master in Bocconi, affianca la carriera di HR manager a quella di content creator. Poi, all’improvviso, la diagnosi che cambia ogni prospettiva. «Inizialmente volevo diventare psicologa», racconta Eva ricordando il suo percorso, spiegando come il lavoro sui social sia nato quasi per caso: «Per me i social sono sempre stati soprattutto uno spazio creativo». Il suo profilo è cresciuto costantemente, portandola fino a eventi importanti e persino in TV a Primo Appuntamento, dove ha scoperto anche il lato amaro del web. «Dopo una puntata c’è stata una vera pioggia di commenti negativi», ammette la manager, aggiungendo però che «l’insulto è un’altra cosa e non credo abbia senso raccoglierlo».

I veri problemi sono giunti quando il suo fisico ha iniziato a inviarle precisi segnali. «Sono una persona molto attenta e ho una sensibilità particolare nei confronti del mio corpo: credo che il corpo ti parli», rivela la creator. Inizialmente ha colpevolizzato la stanchezza e i ritmi frenetici, ma a marzo gli approfondimenti hanno confermato la patologia all’area polmonare. «La cosa che vorrei far passare è quanto sia importante ascoltare il proprio corpo», sottolinea, spiegando che «dobbiamo imparare a essere un po’ medici di noi stessi: se una visita o una diagnosi non ci convince, è giusto approfondire».

L’attesa, il rapporto con la malattia e la speranza

Il momento più duro è stato attendere la risposta definitiva. «Sono state due settimane devastanti», ricorda la manager, «forse non sapere è ancora peggio che conoscere la diagnosi». La scelta di non mostrare la malattia online è provvisoria: «Per ora ho preferito non raccontare tutto, ma credo sia importante parlarne. Con i propri tempi, si può condividere la parte più difficile».

Anche la relazione con la propria immagine ha subìto una trasformazione profonda durante il percorso terapeutico. «La perdita dei capelli per me in questo momento è quasi l’ultimo dei problemi. Ringrazio il mio corpo ogni giorno per come sta reagendo alle cure», aggiunge con determinazione. Ora Eva guarda avanti, sognando un viaggio a New York precedentemente annullato e desiderando riprendere la propria vita quotidiana. Alle persone che vivono la medesima battaglia rivolge un messaggio chiaro: «La prima cosa che mi sento di dire è che la testa fa tanto. Credo sia fondamentale affidarsi alla scienza e alle cure: possiamo farcela».

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