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Sondaggi, Vannacci vola al 7% e Di Battista vale il 3,5%: ecco a chi stanno portando via voti

Pubblicato: 11/08/2026 11:58

Due outsider, due aree politiche diverse e un effetto potenzialmente destabilizzante sugli equilibri in vista delle prossime elezioni. Roberto Vannacci e Alessandro Di Battista emergono sempre più come due variabili capaci di sottrarre consensi alle coalizioni tradizionali, anche se con dimensioni e caratteristiche molto differenti. Secondo gli ultimi sondaggi citati da Izi, Futuro Nazionale di Vannacci raggiungerebbe il 7%, mentre una eventuale lista guidata da Di Battista si attesterebbe al 3,5%.

Il dato rende Vannacci, almeno in questa fase, un fenomeno elettorale quasi doppio rispetto all’ex esponente del Movimento 5 Stelle. Ma ciò che interessa maggiormente è capire da dove arrivano questi voti e quali partiti rischiano di perdere di più. Le rilevazioni mostrano infatti che entrambi intercettano consensi soprattutto all’interno delle rispettive aree di riferimento, ma riescono anche a pescare tra gli astenuti e, in misura minore, in campi politici avversari.

Vannacci al 7%, il suo elettorato arriva soprattutto da destra

Secondo il sondaggio Izi del primo agosto, Futuro Nazionale viene accreditato del 7%, consolidando la crescita registrata nelle ultime settimane. Il movimento guidato da Vannacci si sta costruendo uno spazio autonomo alla destra del centrodestra tradizionale, con una base elettorale che proviene soprattutto da Fratelli d’Italia e Lega.

Le rilevazioni Ipsos citate nell’articolo permettono di fotografare più nel dettaglio la composizione del suo potenziale elettorato. Guardando alla provenienza politica, oltre un terzo dei possibili elettori di Vannacci arriverebbe dall’area dell’astensione, il 31% da Fratelli d’Italia e il 25% dalla Lega. È un dato particolarmente significativo perché mostra come Futuro Nazionale non stia semplicemente spostando voti all’interno della destra, ma riesca anche a riportare verso la politica una parte di elettorato che nelle precedenti consultazioni aveva scelto di non votare.

Una precedente lettura sui flussi dalle Europee del 2024 indicava inoltre un 20% di ex elettori della Lega, un 8% proveniente da Fratelli d’Italia e un 9% dagli astenuti. Le percentuali cambiano a seconda del tipo di analisi, ma il quadro generale resta sostanzialmente lo stesso: Vannacci cresce soprattutto erodendo consenso alle due principali forze della destra di governo, con un impatto particolarmente pesante sulla Lega.

La sfida più delicata per Salvini e Meloni

Per Matteo Salvini il problema è evidente. Vannacci parla a un elettorato molto simile a quello che per anni ha rappresentato la parte più identitaria della Lega, soprattutto sui temi di immigrazione, sicurezza, sovranità nazionale e critica all’Unione europea. La crescita di Futuro Nazionale rischia quindi di ridurre ulteriormente lo spazio politico del Carroccio.

Anche Giorgia Meloni deve però fare i conti con un concorrente che intercetta una parte significativa dell’elettorato di Fratelli d’Italia. Se davvero il 31% della base potenziale di Vannacci provenisse da FdI, il movimento potrebbe diventare una variabile importante nella costruzione delle future alleanze della destra.

Il problema non riguarda soltanto la quantità di voti sottratti, ma anche la possibilità che Vannacci riesca a radicare una forza politica autonoma capace di presentarsi direttamente alle elezioni. In quel caso il centrodestra dovrebbe decidere se cercare un accordo oppure correre il rischio di una dispersione di consensi in un sistema nel quale pochi punti percentuali possono diventare decisivi.

Di Battista vale il 3,5% e colpisce soprattutto il Movimento 5 Stelle

Sul fronte opposto, Alessandro Di Battista viene accreditato da Izi del 3,5% nel caso decidesse di presentarsi con una propria lista. Una percentuale decisamente inferiore rispetto a quella di Vannacci, ma comunque sufficiente a rappresentare un problema serio per il Campo largo, soprattutto perché una parte molto consistente di quei voti arriverebbe direttamente dal Movimento 5 Stelle.

Secondo i dati citati, il 34,3% del potenziale elettorato di Di Battista proverrebbe dal M5S. Seguono il 9% dal Partito Democratico, l’8,1% da Fratelli d’Italia, il 5,2% dalla Lega, il 4,1% da Futuro Nazionale e circa il 4% da Alleanza Verdi-Sinistra.

Il profilo dell’ex grillino rimane infatti fortemente riconoscibile. Di Battista rappresenta ancora oggi una parte dell’anima movimentista del primo Movimento 5 Stelle, quella legata agli anni di Beppe Grillo, Gianroberto Casaleggio e Luigi Di Maio, ma negli ultimi tempi ha assunto posizioni particolarmente nette soprattutto sulla politica estera.

Ucraina e Israele, i temi su cui Di Battista potrebbe spostare il M5S

È soprattutto su Ucraina e Medio Oriente che l’eventuale ritorno in campo di Di Battista potrebbe costringere Giuseppe Conte a modificare ulteriormente il profilo politico del Movimento 5 Stelle. Le posizioni dell’ex deputato sono molto critiche nei confronti del sostegno militare a Kiev e particolarmente dure verso Israele, collocandolo in uno spazio politico vicino ad Alleanza Verdi-Sinistra ma con toni ancora più radicali.

Secondo il sondaggista Renato Mannheimer, intervenuto a La7, Di Battista toglierebbe oggi soprattutto voti al M5S. È anche alla luce di questo possibile rischio che possono essere lette alcune recenti scelte comunicative di Conte, sempre più deciso a marcare le distanze dal riarmo europeo e dal sostegno militare all’Ucraina.

Mannheimer sintetizza la situazione con una formula molto netta: “Meloni ha paura di Vannacci, mentre Conte ha paura di Di Battista”. Una semplificazione, ma efficace nel descrivere il problema politico che i due outsider pongono ai leader delle rispettive aree.

Il Campo largo rischia di diventare ancora più complicato

L’eventuale ingresso di Di Battista aggraverebbe un quadro già molto complesso nel centrosinistra. Il cosiddetto Campo largo deve infatti mettere insieme Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi-Sinistra e una parte dell’area centrista e riformista, forze che su numerosi dossier continuano a mantenere posizioni molto distanti.

Il nodo più evidente riguarda proprio la politica estera. Il Pd mantiene una linea europeista e favorevole al sostegno all’Ucraina, mentre il Movimento 5 Stelle insiste sempre più su una posizione contraria all’invio di armi. AVS si colloca su posizioni critiche rispetto al riarmo, mentre l’area riformista guarda con maggiore favore alla linea atlantica.

Se Di Battista entrasse realmente in campo con una propria lista, il rischio sarebbe quello di sottrarre voti al M5S e, contemporaneamente, spingere Conte a radicalizzare ulteriormente le proprie posizioni per evitare di lasciare scoperto quello spazio politico.

Il problema della leadership

A tutto questo si aggiunge una questione ancora irrisolta: chi dovrebbe guidare il Campo largo. Il Pd resta il principale partito dell’opposizione, ma Giuseppe Conte continua a rivendicare un ruolo centrale nella costruzione dell’alternativa al centrodestra. L’eventuale presenza di Di Battista renderebbe ancora più difficile trovare un equilibrio.

Restano aperti anche gli interrogativi sulle primarie, sul programma comune e sul candidato alla presidenza del Consiglio. Il rischio per il centrosinistra è che la ricerca di una sintesi tra forze molto diverse finisca per produrre nuove divisioni anziché una piattaforma condivisa.

Due outsider diversi, stesso effetto destabilizzante

Vannacci e Di Battista sono quindi fenomeni molto differenti. Il primo dispone già di un movimento strutturato, appare in crescita e viene accreditato del 7%. Il secondo non ha ancora costruito una vera forza politica, ma il solo suo nome sarebbe sufficiente, secondo Izi, a raccogliere il 3,5%.

Ciò che li accomuna è la capacità di parlare a elettori che non si sentono pienamente rappresentati dalle coalizioni tradizionali. Vannacci intercetta soprattutto la parte più identitaria della destra e una quota importante di astenuti. Di Battista potrebbe invece recuperare l’anima più movimentista e radicale del vecchio Movimento 5 Stelle, sottraendo voti soprattutto a Conte.

I sondaggi, naturalmente, fotografano soltanto le intenzioni di voto del momento e non possono prevedere con certezza cosa accadrà alle urne. Ma il messaggio politico è già evidente: la competizione del 2027 potrebbe non essere soltanto uno scontro tra centrodestra e Campo largo. Ai margini delle due coalizioni stanno crescendo soggetti capaci di condizionarne programmi, leadership e strategie. E, almeno per ora, Roberto Vannacci appare decisamente più avanti di Alessandro Di Battista nella trasformazione di questo spazio politico in consenso misurabile.

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