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Lavitola ammette: «Io il mandante dell’attentato a Ranucci, volevo fargli innalzare i livelli di scorta»

Pubblicato: 12/08/2026 17:53

Valter Lavitola ha ammesso di essere stato il mandante dell’attentato contro Sigfrido Ranucci, conduttore di Report. La svolta è arrivata durante l’interrogatorio di garanzia nel carcere romano di Rebibbia, dove Lavitola è detenuto da lunedì. A riferire il contenuto delle dichiarazioni è stato il suo avvocato, Sergio Cola, secondo il quale l’indagato ha sostanzialmente confermato l’impianto accusatorio della Procura di Roma, fornendo però una spiegazione particolare sul movente dell’azione.

Secondo quanto riferito dal legale, Lavitola avrebbe sostenuto di aver organizzato l’attentato non con l’intenzione di fare del male al giornalista, ma per provocare un innalzamento del suo livello di protezione. Una versione che sarà naturalmente al centro delle verifiche degli inquirenti e che non modifica la gravità dei fatti contestati. “Lavitola ha confermato l’ipotesi accusatoria della procura ammettendo di essere stato il mandante dell’attentato”, ha spiegato Cola al termine dell’interrogatorio.

Il punto centrale delle dichiarazioni riguarda proprio il movente. Lavitola avrebbe spiegato agli inquirenti di essersi spinto a organizzare quello che lo stesso avvocato definisce “un atto indubbiamente delittuoso” perché preoccupato per l’incolumità del conduttore di Report.

“Dice di averlo fatto per tutelare l’incolumità di Ranucci, che era oggetto di parecchi pericolosi tentativi di aggredirlo, e fargli innalzare il livello di protezione”, ha riferito il legale. Lavitola avrebbe quindi sostenuto di aver agito “per il bene di Ranucci, perché era oggetto di attentati”.

Una ricostruzione destinata inevitabilmente a diventare uno degli elementi centrali dell’inchiesta. Sarà infatti compito della Procura verificare le dichiarazioni rese dall’indagato e ricostruire nel dettaglio le ragioni, i contatti e le modalità attraverso le quali sarebbe stata organizzata l’azione.

Lavitola in carcere, contestato anche il metodo mafioso

Lavitola si trova nel carcere di Rebibbia da lunedì, dopo l’esecuzione da parte dei carabinieri del Nucleo Investigativo dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Iole Moricca su richiesta della Procura di Roma. Tra le contestazioni formulate nei suoi confronti figura anche l’aggravante del metodo mafioso.

L’indagine è coordinata dal procuratore di Roma Francesco Lo Voi. Il fascicolo era stato inizialmente seguito dal pm Carlo Villani, successivamente passato alla guida della Procura di Velletri, ed è ora nelle mani del pm della Direzione distrettuale antimafia Edoardo De Santis.

L’ammissione attribuita a Lavitola segna un passaggio importante nell’inchiesta perché riguarda direttamente il livello superiore dell’organizzazione dell’attentato. Gli investigatori dovranno adesso approfondire il quadro emerso dall’interrogatorio e verificare tutti gli elementi forniti dall’indagato.

Le quattro misure cautelari eseguite a giugno

L’inchiesta aveva già registrato una svolta alla fine di giugno, quando erano state eseguite quattro misure cautelari nei confronti di tre uomini e una donna, ritenuti dagli investigatori gli esecutori materiali dell’attentato.

Le accuse formulate a vario titolo comprendono detenzione, porto in luogo pubblico e utilizzo di un ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento. I reati sono inoltre aggravati, secondo l’impostazione accusatoria, dall’aver agito in più di cinque persone e con modalità di tipo mafioso.

Le indagini hanno quindi progressivamente cercato di ricostruire non soltanto la fase esecutiva dell’attentato, ma anche la presunta catena di comando e le responsabilità di chi avrebbe organizzato l’azione. In questo quadro si inserisce ora l’ammissione resa da Lavitola durante l’interrogatorio di garanzia.

Ricercato anche il factotum di Lavitola

Destinatario di una misura cautelare è anche Gomes Clesio Tavares, indicato come factotum di Lavitola. Secondo le informazioni disponibili, l’uomo si troverebbe attualmente in Africa e non è quindi stato raggiunto dal provvedimento eseguito in Italia.

La Procura di Roma dovrebbe avviare nei suoi confronti l’iter necessario per ottenere l’estradizione, mentre proseguono gli accertamenti sull’intera rete che avrebbe partecipato alla preparazione e all’esecuzione dell’attentato.

L’interrogatorio di Lavitola apre dunque una nuova fase dell’indagine. La sua ammissione sulla presunta responsabilità come mandante rappresenta un elemento di particolare rilievo, mentre resta da verificare la spiegazione fornita sul movente: aver organizzato un attentato contro Ranucci con l’obiettivo dichiarato di indurre le autorità ad aumentare la protezione del giornalista.

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Ultimo Aggiornamento: 12/08/2026 18:01

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