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“Così perdono le elezioni”. Sondaggi, clamoroso: il dato che ribalta tutto

Pubblicato: 14/08/2026 13:36

Il possibile ingresso di Matteo Renzi nel campo largo apre un nuovo fronte di discussione nel centrosinistra. La coalizione progressista, secondo le rilevazioni citate nelle ultime analisi, mantiene un vantaggio sulle destre di governo, ma la semplice somma dei consensi dei singoli partiti potrebbe non tradursi automaticamente in un risultato elettorale altrettanto favorevole. Anzi, l’allargamento a Italia Viva rischierebbe di produrre l’effetto opposto.

A evidenziare il problema è Il Fatto Quotidiano, che ha raccolto le valutazioni di diversi sondaggisti. Al centro c’è soprattutto la distanza tra gli elettorati dei possibili alleati. Il nome di Renzi, infatti, continua a dividere profondamente il fronte progressista e potrebbe rappresentare un ostacolo soprattutto per una parte degli elettori del Movimento 5 Stelle, storicamente molto critici nei confronti dell’ex presidente del Consiglio.

Secondo Lorenzo Pregliasco, fondatore di Youtrend, la questione può essere riassunta nel concetto di «incompatibilità» tra gli elettorati. La somma dei consensi dei partiti può dunque essere ingannevole: mettendo insieme Pd, M5S, Avs, Italia Viva e le altre forze del fronte progressista, una parte degli elettori potrebbe non riconoscersi più nella coalizione e decidere di cambiare voto.

Il rischio, secondo questa lettura, potrebbe valere circa l’1,5-2% del consenso complessivo. Pregliasco sottolinea infatti che, in caso di alleanza esplicita tra Avs, Pd e Renzi, almeno una parte degli elettori potrebbe «riconsiderare il proprio voto». E il problema sarebbe particolarmente evidente tra gli elettori pentastellati, meno disponibili a sostenere una coalizione nella quale sieda anche Italia Viva.

A complicare ulteriormente il quadro ci sarebbe la scelta del candidato alla presidenza. L’esperienza delle ultime elezioni regionali, osserva Pregliasco, suggerisce che un elettore del M5S tende a essere più fedele quando il candidato è espressione diretta del Movimento. Se invece il nome fosse riconducibile al Pd o a un’area più centrista, l’incompatibilità tra gli elettorati potrebbe aumentare ulteriormente.

Sulla stessa linea Michela Morizzo, amministratore delegato di Tecnè. Secondo la sondaggista, Renzi è un politico capace di generare «consensi convinti» ma anche una forte resistenza. Un’eventuale alleanza potrebbe quindi ridimensionare il vantaggio ottenuto dalla somma dei partiti, con una perdita stimata nell’ordine del 2-3%, soprattutto tra gli elettori di M5S e Alleanza Verdi e Sinistra.

Anche Antonio Noto, direttore di Noto Sondaggi, invita a non considerare automaticamente il 2,5% circa attribuito a Italia Viva come un patrimonio elettorale trasferibile in blocco al campo largo. Una parte degli stessi elettori di IV, infatti, potrebbe preferire vedere Renzi correre autonomamente. Al tempo stesso, la sua presenza in coalizione potrebbe provocare una reazione negativa tra gli elettori degli altri partiti.

Secondo Noto, proprio questo effetto combinato potrebbe tradursi in una perdita complessiva tra il 3 e il 3,5% per le altre forze del campo largo. Numeri che, in una competizione elettorale combattuta, potrebbero diventare decisivi. Il punto non sarebbe quindi soltanto quanti voti Italia Viva porterebbe alla coalizione, ma quanti consensi potrebbe farne perdere agli alleati.

Renzi torna così al centro della partita politica, anche grazie alle sue recenti mosse, compreso il sostegno al nome di Silvia Salis per le primarie. La sfida per il campo largo diventa allora soprattutto una questione di equilibrio: allargare la coalizione senza perdere gli elettori che già ne fanno parte. E i sondaggi, per ora, suggeriscono che l’operazione non sia affatto priva di rischi.

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