
L’uragano Lala ha segnato un momento storico per la meteorologia del Pacifico e per il territorio degli Stati Uniti, sfiorando le coste dell’arcipelago delle Hawaii durante il fine settimana, dove è stato dichiarato lo stato d’emergenza. Classificato come sistema di categoria 1, il ciclone tropicale ha portato con sé una violenta fase di maltempo caratterizzata da precipitazioni estremamente intense e venti di tempesta. Si tratta del primo uragano della stagione 2026 a impattare direttamente il suolo statunitense, lasciando dietro di sé una scia di disagi legati soprattutto a blackout diffusi e allagamenti sui versanti maggiormente esposti della Big Island.
Impatti e blackout sulla Big Island
Il passaggio della tempesta ha provocato gravi disservizi alla rete elettrica locale a causa delle forti raffiche e dei rami abbattuti sulle linee di distribuzione. Nel corso del pomeriggio di sabato si sono registrate oltre 42mila utenze prive di energia elettrica su tutto l’arcipelago, con la concentrazione maggiore dei danni rilevata proprio sulla Big Island, dove quasi 32mila famiglie sono rimaste al buio. Oltre ai disagi per la popolazione civile, le aree montuose hanno registrato condizioni meteorologiche estreme. Sul monte Mauna Kea, a un’altitudine superiore ai 4.200 metri, gli strumenti di rilevazione hanno misurato raffiche eccezionali che hanno superato la soglia dei 160 km/h, evidenziando la straordinaria potenza dei venti in alta quota.
Rarità di un evento storico
L’avvicinamento così marcato di un uragano alla Big Island rappresenta un fenomeno di eccezionale rarità per la meteorologia dell’area. Se il centro dell’uragano avesse toccato direttamente la terraferma mantenendo la forza di categoria 1, la comunità scientifica avrebbe registrato il primo vero e proprio landfall di questo tipo sull’isola dall’anno 1871. Nonostante le Hawaii non siano del tutto estranee al transito di cicloni tropicali nel corso della stagione estiva e autunnale, gli impatti diretti con il nucleo della tempesta rimangono eventi decisamente poco frequenti. La particolare conformazione geografica del territorio gioca un ruolo determinante nell’evoluzione di questi fenomeni atmosferici.
Quando un ciclone tropicale si avvicina alla Big Island deve scontrarsi con una barriera naturale unica al mondo. I due grandi massicci vulcanici del Mauna Loa e del Mauna Kea elevano la superficie terrestre ad altitudini che superano abbondantemente i 4.000 metri sul livello del mare. Questa imponente presenza orografica modifica in maniera sensibile la circolazione atmosferica circostante, deviando la traiettoria delle correnti e alterando la distribuzione dei venti e dei nuclei precipitativi. L’interazione tra i rilievi elevati e le masse d’aria umida dell’uragano finisce per esacerbare le precipitazioni lungo i versanti sopravento, generando fenomeni alluvionali e piene improvvise lungo i corsi d’acqua principali.
Dopo aver raggiunto il punto di massimo avvicinamento alla costa, l’uragano Lala ha proseguito il suo tragitto naturale muovendosi verso ovest e allontanandosi gradualmente dal territorio hawaiano. Sebbene il peggio sia ormai passato e la struttura ciclonica stia perdendo potenza sul mare aperto, la situazione sul territorio richiede ancora un attento monitoraggio. Le autorità locali e i tecnici specializzati rimangono al lavoro per valutare l’entità dei danni causati dalle piogge torrenziali, con particolare attenzione al rischio idrogeologico legato alle piene dei fiumi nelle aree interne. Il transito dell’uragano Lala resterà un evento fuori dall’ordinario nelle cronache meteorologiche dell’anno per la vicinanza del suo centro alle aree abitate.


