
Maria Rosaria Boccia torna al centro della scena e ribadisce, senza esitazioni, il suo rapporto con Sigfrido Ranucci. Dopo le indiscrezioni pubblicate dal Messaggero, secondo cui il conduttore di Report, ascoltato dal Comitato etico, avrebbe riferito di conoscerla soltanto in modo superficiale, la donna conferma una versione ben diversa: tra lei e il giornalista ci sarebbero «Amicizia e stima reciproca».
Interpellata dal Corriere della Sera durante una vacanza in barca al largo della Calabria, Boccia non entra nel merito delle ricostruzioni filtrate sulla stampa. Il punto, però, è chiaro: tra una frase pronunciata, il racconto che ne viene fatto e un titolo di giornale possono aprirsi distanze profonde, capaci di cambiare il senso di una vicenda già delicata.
La replica di Maria Rosaria Boccia
Alla domanda diretta sul legame con Ranucci, Maria Rosaria Boccia conferma quanto aveva già detto in passato. Conosce e frequenta il volto di Report, che descrive come una persona con cui esiste un rapporto personale consolidato. La donna si dice sorpresa davanti all’ipotesi che il giornalista possa aver ridimensionato la loro conoscenza, pur scegliendo la cautela: prima di considerare definitive quelle dichiarazioni, vuole leggerle in un documento ufficiale.
Una prudenza che non cancella la sua posizione, ma la rende ancora più netta. Per Boccia, il rapporto con Sigfrido Ranucci non sarebbe affatto un contatto occasionale né una conoscenza lontana: la formula resta quella già evocata pubblicamente, «Amicizia e stima reciproca».
Gli incontri tra Roma, Pompei e gli studi Rai
La ricostruzione si intreccia con quanto riportato dal Giornale, secondo cui Boccia si sarebbe presentata due volte negli uffici Rai di Ranucci, l’ultima il 4 giugno. Lei conferma di aver incontrato il giornalista in più occasioni: a Roma, a Pompei e anche negli studi Rai. Appuntamenti che, nel suo racconto, sarebbero stati normali momenti di confronto fra persone che si conoscono.
Al centro delle conversazioni, spiega Boccia, ci sarebbero stati temi personali, attualità e le rispettive vicende giudiziarie e mediatiche. Un quadro che alimenta inevitabilmente il dibattito attorno a Ranucci e ai suoi rapporti personali, già osservati con attenzione dalle cronache degli ultimi mesi.
Il libro a doppia firma e il caso che divide
Maria Rosaria Boccia conferma inoltre l’esistenza di un progetto editoriale condiviso con Sigfrido Ranucci. Il Giornale aveva anticipato l’ipotesi di un libro a doppia firma, già in fase avanzata di scrittura. Boccia non rivela contenuti, struttura o nome dell’editore, ma anticipa che non sarà un’operazione celebrativa: l’obiettivo, piuttosto, sarebbe ricostruire fatti e retroscena utili a comprendere alcuni anni della vita pubblica italiana.
La vicenda arriva in un momento già carico di tensione per Ranucci, finito al centro delle cronache anche per l’inchiesta sull’attentato subito nell’ottobre scorso e per il presunto coinvolgimento in un progetto politico ipotizzato dall’imprenditore Valter Lavitola, arrestato come sospetto mandante dell’attacco dinamitardo. Un intreccio ancora tutto da decifrare, sul quale le parole di Boccia riportano ora l’attenzione.
Fonte: Dagospia, estratto dell’articolo di Mariolina Iossa per il Corriere della Sera


