Vai al contenuto

Fakir, sangue trovato anche nel cervello. La difesa degli agenti: “Ipotesi emorragia legata alla cocaina”

Pubblicato: 20/08/2026 14:50

Un nuovo elemento emerge dagli accertamenti sulla morte di Abderrahim Fakir, il 42enne deceduto il 12 luglio nel quartiere Pilastro di Bologna durante un intervento della polizia. Oltre al sangue già riscontrato nei polmoni, gli esami avrebbero evidenziato la presenza di sangue nel cervello. Un reperto che, secondo la difesa dei due agenti coinvolti, potrebbe essere compatibile con un’emorragia cerebrale legata all’assunzione di cocaina.

Si tratta, tuttavia, di un’ipotesi ancora da verificare. Gli accertamenti tossicologici e medico-legali non sono conclusi e sarà il confronto tra tutti i risultati a dover stabilire le cause della morte.

«Il sangue trovato nel cervello, insieme a quello nei polmoni, avvalora l’ipotesi di un’emorragia cerebrale legata all’assunzione di dosi massicce di cocaina: questo potrebbe aver causato la morte», ha spiegato l’avvocato Gabriele Bordoni, difensore dei due poliziotti.

L’ipotesi dell’emorragia cerebrale

Finora uno degli scenari presi in considerazione era quello di una crisi respiratoria culminata nell’asfissia. L’autopsia aveva infatti rilevato sangue nei polmoni e segni di schiacciamento degli organi respiratori, senza però chiarire definitivamente l’origine del sanguinamento.

A questo quadro si aggiunge ora il reperto cerebrale. I primi esami tossicologici avrebbero inoltre rilevato la presenza di cocaina. Secondo il legale degli agenti, anche il sangue nei polmoni potrebbe essere ricondotto a un’emorragia alveolare.

Nell’abitazione del 42enne erano stati trovati anche diversi farmaci. «Non è da escludere che quel giorno possa aver assunto cocaina mischiata a farmaci», sostiene Bordoni. Anche questa eventualità dovrà essere verificata attraverso gli esami ancora in corso.

Cinque perizie per stabilire la causa della morte

A metà settembre è previsto a Padova un confronto tra anatomopatologi e medici legali presso la struttura diretta dalla professoressa Cristina Basso, ordinaria di Anatomia patologica all’Università di Padova.

Gli specialisti dovranno mettere insieme gli esiti dell’autopsia, gli accertamenti tossicologici e l’analisi dei reperti prelevati dai diversi organi. Al lavoro ci saranno anche rianimatori, cardiologi e neurologi. Complessivamente sono cinque le perizie in corso.

Uno dei punti decisivi sarà stabilire se il sangue riscontrato nel cervello sia effettivamente riconducibile a un’emorragia e, in caso affermativo, quale ne sia stata l’origine e quale ruolo abbia avuto nel decesso.

I quattro minuti ripresi dalla bodycam

Rimane centrale anche la ricostruzione dell’intervento della polizia. Bordoni sostiene di avere esaminato ripetutamente i circa quattro minuti registrati dalla bodycam di uno degli agenti e afferma che dalle immagini, secondo la sua valutazione, non emergerebbe un uso eccessivo della forza.

Nella ricostruzione della difesa, inizialmente gli agenti avrebbero cercato di contenere Fakir. Successivamente il 42enne si sarebbe agitato, arrivando a colpire il cofano dell’auto, e sarebbe quindi stato immobilizzato. Lo spray al peperoncino sarebbe stato utilizzato per pochi secondi.

Durante quelle fasi Fakir avrebbe anche battuto la testa sul terreno. La lesione riscontrata sul capo, secondo il legale, sarebbe però una lieve escoriazione da sfregamento.

Da chiarire l’origine dei segni di schiacciamento

Gli accertamenti autoptici non avrebbero evidenziato fratture significative, fatta eccezione per una lieve lesione a un dito del piede. Sono state invece riscontrate irritazioni delle vie respiratorie compatibili con l’utilizzo dello spray, oltre al sangue nei polmoni e ai segni di compressione.

Uno dei nodi ancora irrisolti riguarda proprio questi ultimi: bisognerà stabilire se lo schiacciamento sia avvenuto durante le operazioni di contenimento oppure nel corso delle successive manovre di rianimazione.

Da approfondire anche la tempistica dei soccorsi. Secondo Bordoni sarà necessario accertare se un intervento medico più rapido avrebbe potuto modificare l’esito dell’emergenza.

Le analisi sulla bodycam e il cellulare scomparso

L’inchiesta prosegue anche sul fronte investigativo. Il Ris di Parma dovrà effettuare una ricostruzione tridimensionale della scena, mentre il Ris di Roma analizzerà la copia forense delle registrazioni della bodycam.

Gli investigatori stanno inoltre cercando un secondo cellulare di Fakir, che potrebbe essere stato il telefono utilizzato principalmente dal 42enne. Le celle telefoniche sono state analizzate per ricostruirne gli spostamenti e gli ultimi contatti, ma il dispositivo non sarebbe stato ancora recuperato.

Agli atti ci sono infine gli elementi relativi alle settimane precedenti alla morte. Il 20 giugno Fakir era stato accompagnato al pronto soccorso dell’ospedale Maggiore dopo un episodio di autolesionismo e successivamente si era rivolto a un Centro di salute mentale, dove aveva incontrato uno psichiatra e ricevuto una terapia farmacologica.

Saranno ora gli accertamenti scientifici a dover distinguere il peso dei diversi fattori. Cocaina, possibile emorragia cerebrale, condizioni respiratorie e modalità del contenimento sono gli elementi che gli specialisti dovranno mettere in relazione per arrivare a una conclusione sulle cause del decesso.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Ultimo Aggiornamento: 20/08/2026 14:52

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure