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Risiko bancario, la contromossa di Monte dei Paschi: assalto a Banca Generali e Banco Bpm, il polo che vale 70 miliardi

Pubblicato: 20/08/2026 17:53

Monte dei Paschi prepara una doppia operazione su Banca Generali e Banco Bpm con l’obiettivo di costruire un nuovo grande polo bancario italiano da circa 70 miliardi di euro di capitalizzazione. È la strategia messa a punto dall’amministratore delegato Luigi Lovaglio e approvata dal consiglio di amministrazione della banca senese dopo una riunione durata oltre sette ore. La mossa rappresenterebbe soprattutto la risposta di Mps all’offerta pubblica di acquisto e scambio lanciata da Intesa Sanpaolo due mesi fa.

Non sono ancora arrivate comunicazioni ufficiali sui dettagli dell’operazione, ma secondo fonti vicine al dossier il progetto prevede due distinte offerte pubbliche di scambio, entrambe pagate interamente con azioni Mps. Una avrebbe come obiettivo Banca Generali, controllata da Generali, l’altra Banco Bpm. Se il disegno riuscisse, cambierebbero profondamente non soltanto le dimensioni del Monte dei Paschi, ma gli equilibri dell’intero sistema bancario italiano.

Il piano di Lovaglio passa con nove voti su tredici

Il consiglio di amministrazione avrebbe dato il via libera al progetto con nove voti favorevoli su tredici. Quattro consiglieri espressi dalle liste di minoranza si sarebbero invece astenuti, sostenendo di non avere ricevuto informazioni sufficienti per valutare alcuni elementi fondamentali dell’operazione.

Tra i punti sui quali sarebbero state manifestate perplessità figurano i rischi legati all’integrazione delle diverse banche e le sinergie attese dal nuovo gruppo. Si tratta di aspetti determinanti in un progetto che, se portato a termine nella sua interezza, metterebbe insieme realtà con modelli di business, strutture azionarie e dimensioni molto differenti.

L’obiettivo di Lovaglio è comunque particolarmente ambizioso: trasformare Mps da banca oggetto di un’offerta concorrente nel soggetto aggregatore di un terzo grande polo del credito italiano, capace di confrontarsi con i principali gruppi nazionali.

La prima mossa su Banca Generali

Uno dei due obiettivi è Banca Generali, la banca specializzata nel private banking e nella gestione del risparmio controllata per il 50,17% dal gruppo Generali. L’operazione sarebbe strutturata attraverso uno scambio di azioni, senza quindi ricorrere principalmente alla cassa per finanziare l’acquisizione.

Proprio questo meccanismo produrrebbe una delle conseguenze più importanti dell’intero progetto. Se Generali aderisse all’offerta conferendo la propria partecipazione in Banca Generali, il Leone di Trieste riceverebbe in cambio azioni Monte dei Paschi, diventando così uno dei grandi soci del nuovo gruppo.

Per Mps l’acquisizione consentirebbe inoltre di affiancare all’attività bancaria tradizionale una presenza molto più consistente nella gestione del risparmio e nel private banking, aumentando la diversificazione dei ricavi.

L’altro obiettivo è Banco Bpm, ma l’Ops sarebbe ostile

Ancora più complessa appare la seconda operazione, quella su Banco Bpm. Mps aveva già discusso a partire da giugno la possibilità di costruire un’alleanza amichevole con il gruppo guidato da Giuseppe Castagna, ma il progetto non era arrivato a conclusione anche per l’opposizione di Crédit Agricole.

La banca francese è infatti il principale azionista di Banco Bpm, con una partecipazione del 29,3%, e il suo atteggiamento resta uno degli ostacoli principali alla riuscita dell’operazione. In assenza di un accordo preventivo con i vertici di Banco Bpm, l’offerta di Mps avrebbe quindi caratteristiche non concordate, e dunque ostili.

Anche in questo caso il pagamento attraverso azioni Mps avrebbe però un effetto potenzialmente dirompente sulla futura struttura proprietaria: in caso di adesione, Crédit Agricole potrebbe trasformarsi in uno dei maggiori azionisti del nuovo gruppo senese.

Un polo bancario da circa 70 miliardi

La combinazione tra Mps, Banco Bpm e Banca Generali porterebbe alla nascita di un gruppo con una capitalizzazione complessiva vicina ai 70 miliardi di euro, almeno sulla base dei valori presi in considerazione nel progetto.

La portata industriale sarebbe ancora più ampia. Mps e Banco Bpm garantirebbero una vasta rete bancaria e una presenza particolarmente significativa sul territorio italiano, mentre Banca Generali porterebbe in dote un’attività fortemente specializzata nel risparmio gestito e nella consulenza patrimoniale.

Il risultato sarebbe un soggetto completamente diverso dall’attuale Monte dei Paschi, con Generali e Crédit Agricole potenzialmente trasformati in azionisti di peso. Proprio la necessità di trovare un equilibrio tra soci così importanti rappresenterebbe però uno degli aspetti più delicati dell’intera costruzione.

La risposta all’offerta di Intesa Sanpaolo

La strategia di Lovaglio nasce soprattutto dalla necessità di rispondere all’offerta pubblica di acquisto e scambio lanciata da Intesa Sanpaolo su Mps. Secondo il progetto attribuito a Intesa, in caso di successo l’operazione porterebbe successivamente a una riorganizzazione della banca senese, con il marchio storico destinato a passare a Unipol e quindi a Bper.

Per Mps la doppia Ops rappresenta quindi un’alternativa industriale alla vendita: non essere assorbita, ma diventare a propria volta protagonista del consolidamento bancario.

La battaglia non sarà però decisa soltanto nei consigli di amministrazione. Saranno gli azionisti a dover valutare quale delle due prospettive offra le migliori condizioni economiche e industriali.

Sul tavolo anche l’ipotesi di un superdividendo

Tra le possibilità allo studio ci sarebbe anche quella di distribuire agli azionisti Mps un dividendo straordinario, una mossa che potrebbe rendere più conveniente mantenere le azioni senesi e ridurre l’attrattiva dell’offerta di Intesa.

L’Opas della banca guidata da Carlo Messina prevede infatti, secondo le condizioni indicate, un euro in contanti più 1,6 azioni Intesa per ogni titolo Mps conferito. Un eventuale extra dividendo diventerebbe quindi uno degli strumenti attraverso i quali Siena potrebbe provare a convincere i propri soci a sostenere il progetto autonomo.

La decisione avrebbe tuttavia implicazioni patrimoniali e dovrebbe essere valutata insieme all’enorme impegno rappresentato dalle due offerte su Banco Bpm e Banca Generali.

La passivity rule e il voto decisivo dell’assemblea

C’è inoltre un ostacolo procedurale particolarmente importante. Dal momento che Mps è già oggetto di un’offerta pubblica, la banca è sottoposta alla cosiddetta passivity rule, la disciplina che limita la possibilità degli amministratori di adottare autonomamente misure capaci di ostacolare un’operazione in corso.

Per procedere con iniziative alternative sarà quindi necessario passare attraverso un’assemblea straordinaria degli azionisti, con una maggioranza qualificata pari ai due terzi del capitale presente.

È qui che potrebbero diventare determinanti i piccoli azionisti di Mps, che complessivamente controllerebbero circa il 15% del capitale e sono tradizionalmente molto legati all’identità e al marchio della banca senese. Lovaglio aveva già potuto misurare il loro peso nell’assemblea che in aprile lo aveva confermato alla guida dell’istituto.

Il risiko bancario entra nella fase decisiva

Il progetto approvato dal consiglio di amministrazione porta dunque il risiko bancario italiano su un livello completamente nuovo. Sullo stesso tavolo finiscono Mps, Intesa Sanpaolo, Banco Bpm, Banca Generali, Generali, Crédit Agricole, Unipol e Bper, con interessi industriali e azionari destinati inevitabilmente a incrociarsi.

Restano numerose incognite: l’atteggiamento di Crédit Agricole, la posizione di Generali, le condizioni economiche definitive delle due offerte, il voto degli azionisti Mps e le necessarie autorizzazioni delle autorità competenti.

La direzione indicata dal cda è però chiara. Mps non vuole limitarsi a difendersi dall’offerta di Intesa: punta a ribaltare la partita e a trasformarsi nel perno di un nuovo grande polo bancario nazionale. Se il progetto di Lovaglio riuscisse, il Monte dei Paschi passerebbe nel giro di pochi mesi da possibile preda a uno dei principali protagonisti del consolidamento del credito italiano.

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