
L’Italia resta nella Coalizione dei Volenterosi, continua a sostenere politicamente e militarmente l’Ucraina, ma traccia una linea molto precisa quando il confronto si sposta sul terreno: nessun coinvolgimento dei soldati italiani nella futura forza multinazionale destinata a garantire la sicurezza di Kiev dopo un eventuale cessate il fuoco. Per questo Roma non parteciperà alle esercitazioni militari congiunte annunciate da Emmanuel Macron per ottobre e novembre. Una decisione che va oltre il semplice ribadire il “no alle truppe italiane in Ucraina”, perché significa restare fuori anche dalla preparazione operativa della forza che Francia e Regno Unito stanno costruendo per il dopoguerra.
Macron prepara la forza multinazionale
Durante la riunione della Coalizione dei Volenterosi, il presidente francese ha annunciato che le esercitazioni serviranno a dimostrare la prontezza operativa dei Paesi pronti a fornire garanzie di sicurezza all’Ucraina dopo la fine delle ostilità. Non si tratta dunque di normali manovre militari: Francia e Regno Unito stanno lavorando da mesi alla cosiddetta Multinational Force Ukraine, una struttura pensata per essere schierata nel Paese una volta raggiunto un accordo che interrompa i combattimenti. Le prime esercitazioni dovrebbero svolgersi in Polonia, che ha già dato la propria disponibilità a ospitarle, e rappresenterebbero quindi una vera prova generale della futura presenza militare occidentale in Ucraina.
È proprio qui che la posizione italiana acquista un peso politico maggiore. Il governo Meloni non si limita a escludere l’invio di uomini sul territorio ucraino, ma sceglie di non partecipare nemmeno alle prove generali della futura missione. La linea è coerente con quanto ripetuto negli ultimi mesi dalla presidente del Consiglio e confermato anche dal ministro degli Esteri Antonio Tajani: l’Italia continuerà ad aiutare Kiev, anche attraverso forniture militari, sistemi di difesa e sostegno politico, ma non considera praticabile uno scenario che preveda la presenza di militari italiani sul terreno.
Una coalizione a due velocità
Dentro i Volenterosi comincia così a emergere una distinzione sempre più evidente. Da una parte ci sono Francia e Regno Unito, che guidano la costruzione della componente militare della coalizione, con la Polonia disponibile a ospitare le esercitazioni e altri governi europei coinvolti nella pianificazione delle future garanzie di sicurezza. Dall’altra c’è l’Italia, che continua a partecipare pienamente alla cornice politica ma mantiene una posizione più prudente sul piano operativo. Si delinea quindi una sorta di coalizione a due velocità: sostegno comune all’Ucraina e alla necessità di garantirne la sicurezza, ma strategie differenti quando si passa dalla solidarietà politica all’ipotesi concreta di una presenza militare europea.
La questione, del resto, non è soltanto militare. Mosca ha già chiarito di considerare eventuali contingenti occidentali presenti in Ucraina potenziali obiettivi anche dopo un accordo. Entrare nel dispositivo significherebbe quindi accettare il rischio che, in caso di nuova escalation o di rottura della tregua, soldati europei possano trovarsi direttamente contrapposti alle forze russe. È esattamente il rischio che Roma vuole evitare, mantenendo il sostegno a Kiev ma rifiutando qualsiasi passaggio che possa trasformare l’Italia da Paese sostenitore dell’Ucraina a possibile parte diretta di un futuro confronto sul terreno.
La scelta italiana segna così una distanza strategica da Macron: sostegno a Kiev, sì; ingresso in una forza europea destinata a presidiare l’Ucraina, no. Le esercitazioni di ottobre e novembre potrebbero diventare il primo momento nel quale questa differenza, finora soprattutto politica, assumerà una forma militare concreta e renderà più visibile la diversa idea di sicurezza europea che separa Roma dal nucleo più interventista della Coalizione dei Volenterosi.


