
Quando le luci dei riflettori e il successo mediatico si intrecciano con vicende giudiziarie improvvise, la linea che separa l’immagine pubblica dalla realtà privata si dissolve in un istante. Le conseguenze di comportamenti rischiosi e le fragilità personali finiscono sotto i riflettori della cronaca, trasformando un momento di popolarità travolgente in una complessa battaglia legale all’interno delle aule di tribunale. Tra ricostruzioni difensive, perquisizioni ed esigenze cautelari, l’attenzione degli inquirenti si concentra sugli aspetti più oscuri di una vicenda che solleva interrogativi sul confine tra difesa personale, dipendenze e sregolatezza, in un susseguirsi di colpi di scena giudiziari.
Il trapper Tony Boy, 26enne all’anagrafe Antonio Hueber, con un milione di follower su Instagram, finito in cella il 22 agosto per detenzione a fini di spaccio di cocaina, marijuana e hashish e di una pistola Beretta calibro 6.35 con matricola abrasa e una cinquantina di munizioni, esce dal carcere e va agli arresti domiciliari. Lo ha deciso la gip di Milano Chiara Valori che, dopo l’interrogatorio a San Vittore, ha convalidato l’arresto e disposto la custodia cautelare ai domiciliari per il giovane, difeso dall’avvocato Niccolò Vecchioni, riconoscendo solo l’imputazione per l’arma e non quella di spaccio. Il pm aveva chiesto il carcere.
La difesa davanti al gip e la ricostruzione del legale
“Non ho mai spacciato, la droga che avevo era per uso personale, perché ho una conclamata dipendenza. L’arma ce l’avevo per autodifesa, perché di recente ho subito un furto in casa”. Così, in sostanza, si è difeso il trapper Tony Boy nell’interrogatorio davanti alla gip Chiara Valori. “L’arma era detenuta con finalità di autodifesa, perché aveva subito un furto in casa che aveva denunciato e in risposta aveva deciso di procurarsi quella pistola. Lui ha fornito indicazioni su come si sia procurato quell’arma”, ha spiegato l’avvocato Niccolò Vecchioni. Il tema della diretta social durante la perquisizione non è stato affrontato perché il trapper è indagato a piede libero per trattamento illecito di dati.
Sull’accusa di spaccio, Niccolò Vecchioni ha chiarito: “Sono quantitativi modici e parliamo di un giovane che ha una conclamata dipendenza da più sostanze e con evidenti capacità economiche per procurarsi le provviste per uso personale”.
“La pistola l’ho comprata attraverso un gruppo Telegram”, avrebbe inoltre spiegato Antonio Hueber durante l’interrogatorio, ammettendo di aver contattato canali che offrono servizi illeciti. La difesa ha infine ribadito la forte fragilità di Tony Boy, affetto da dipendenze e in cura con psicofarmaci regolarmente prescritti.


