
Il centrosinistra non avrebbe ancora un programma politico in grado di tenere insieme le diverse anime del campo largo. A sostenerlo è Massimo Cacciari, che in un’intervista al Fatto Quotidiano rivolge critiche tanto al Partito Democratico quanto al progetto di alleanza tra le forze di opposizione.
Secondo il filosofo, anche Elly Schlein sarebbe consapevole della necessità di spostare il dibattito dalle questioni esclusivamente ideologiche alle emergenze sociali.
«Dai diritti ai salari, al lavoro e alla sanità»
Cacciari considera significativo anche il recente intervento di Giuseppe Conte, che ha preso le distanze dalla cultura woke. Per il filosofo, il centrosinistra dovrebbe concentrarsi maggiormente sui problemi concreti che riguardano la vita quotidiana degli elettori.
«È giusto sottolineare che il centrosinistra e la cultura che afferisce a quel campo debbano passare da un discorso puramente ideologico sui diritti a uno incentrato sui problemi urgenti della gente: dai salari alle condizioni di lavoro, fino alla sanità», sostiene Cacciari.
Il punto, però, non sarebbe soltanto quello di ridimensionare il peso del politically correct. «Il vero punto è che al centrosinistra mancano i programmi», afferma.
«Cosa pensano sulla politica fiscale?»
Per Cacciari, una sintesi sulle questioni legate ai diritti civili potrebbe essere facilmente elaborata dai partiti. Molto più complesso sarebbe invece trovare una posizione comune sui grandi temi di governo.
«Cosa pensano rispetto a un tema centrale come quello della politica fiscale?», domanda il filosofo, che individua difficoltà ancora maggiori sulla politica estera, considerate le differenti sensibilità presenti nel Pd e nel resto del campo largo.
Cacciari invita quindi le forze del centrosinistra a «ripassare i fondamentali», citando anche le analisi di Karl Marx, e contesta l’idea di costruire partiti di massa concentrandosi su temi che, a suo giudizio, interesserebbero soprattutto alcune élite.
L’affondo sulle primarie: «Schlein e Conte si facciano da parte»
La critica più dura arriva però quando il discorso si sposta sulle primarie del centrosinistra e sulla possibile leadership della coalizione.
«Siamo al sovvertimento della logica. Come fai a fare il programma prima di scegliere il leader?», osserva Cacciari, secondo cui le primarie dovrebbero servire a confrontare «le diverse proposte», non a stabilire semplicemente chi debba guidare il campo largo.
Da qui l’invito diretto a Schlein e Conte: «Il rischio è di farsi male. Quindi sia Conte che Schlein dovrebbero compiere un atto di generosità politica, facendosi da parte. Sarebbe una nobile uscita».
«Di questo dibattito sulle primarie non gliene frega niente a nessuno»
Cacciari considera inoltre distante dalle preoccupazioni degli italiani il confronto interno sulla leadership.
«Di certo di questo dibattito sulle primarie non gliene frega niente a nessuno, nel Paese», afferma il filosofo, riportando il focus sulla questione che considera decisiva: le proposte di governo.
Per Cacciari, prima ancora di scegliere un leader, il centrosinistra dovrebbe quindi chiarire quale progetto politico intenda proporre agli elettori e soprattutto come riuscire a conciliare le diverse posizioni presenti nel campo largo.


