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Malaria, cos’è la “febbre palustre” che ora spaventa l’Europa

Pubblicato: 27/08/2026 07:39

Due morti e quattro contagi all’aeroporto di Francoforte hanno riportato l’attenzione sulla malaria, una delle malattie infettive più diffuse al mondo. Un’infezione antichissima, un tempo conosciuta come «febbre palustre», che ogni anno colpisce oltre 280 milioni di persone e provoca circa 610mila vittime.

A trasmetterla sono soprattutto le zanzare femmine del genere Anopheles infettate da parassiti appartenenti al genere Plasmodium. La trasmissione avviene normalmente attraverso la puntura dell’insetto, anche se in casi accidentali può verificarsi attraverso sangue contaminato, trasfusioni o aghi infetti. Nei Paesi dove la malaria non è endemica resta soprattutto una malattia d’importazione, collegata ai viaggi nelle aree tropicali e ai movimenti di persone provenienti dalle zone in cui il contagio è più diffuso.

L’allarme a Francoforte e i sintomi della malaria

Il nuovo allarme arriva dalla Germania, dove all’aeroporto di Francoforte sono stati registrati due decessi e quattro casi positivi. A livello mondiale il peso maggiore della malattia continua comunque a concentrarsi in Africa: la regione africana dell’Organizzazione mondiale della sanità raccoglie il 94 per cento dei casi e il 95 per cento delle morti. Tra le vittime, particolarmente esposti sono i bambini sotto i cinque anni.

Dopo una forte diminuzione registrata tra il 2000 e il 2015, negli ultimi anni l’incidenza globale ha ricominciato a crescere. I sintomi iniziali possono essere poco specifici: febbre, brividi e mal di testa. Nei casi più gravi possono invece comparire affaticamento, confusione, convulsioni e difficoltà respiratorie. I soggetti maggiormente a rischio di sviluppare forme severe sono bambini piccoli, donne in gravidanza, viaggiatori e persone con Hiv o Aids.

La forma provocata dal Plasmodium falciparum, se non trattata rapidamente, può evolvere in maniera particolarmente aggressiva e diventare mortale anche nel giro di 24 ore. È proprio il P. falciparum, molto diffuso in Africa, il parassita responsabile delle forme più pericolose. Un’altra specie particolarmente rilevante è il Plasmodium vivax, prevalente in numerosi Paesi al di fuori dell’Africa subsahariana.

Prevenzione, vaccini e cure

I primi sintomi della malaria compaiono generalmente tra 10 e 15 giorni dopo la puntura di una zanzara infetta. La diagnosi precoce resta quindi fondamentale, soprattutto perché febbre e malessere possono inizialmente essere confusi con molte altre patologie.

La prevenzione passa innanzitutto dalla protezione contro le punture di zanzara e, per chi deve raggiungere aree in cui la malaria è diffusa, dalla valutazione medica di una possibile chemioprofilassi. Tra gli strumenti utilizzati nelle zone endemiche ci sono inoltre zanzariere trattate con insetticidi e interventi di disinfestazione negli ambienti interni.

Sul fronte della prevenzione sono disponibili anche due vaccini antimalarici destinati in particolare ai bambini che vivono nelle aree dove la trasmissione del Plasmodium falciparum è più intensa. Il primo è stato raccomandato dall’Oms nel 2021, il secondo nel 2023, e la loro introduzione nei programmi di immunizzazione africani punta a ridurre drasticamente il numero delle vittime più giovani.

Per il trattamento vengono utilizzate diverse terapie a seconda del tipo di parassita responsabile dell’infezione. Le combinazioni a base di artemisinina sono tra le più efficaci contro il Plasmodium falciparum, mentre altri farmaci vengono impiegati contro differenti specie del parassita o per prevenire eventuali recidive. La rapidità della diagnosi e dell’inizio delle cure resta uno degli elementi decisivi per evitare l’evoluzione delle forme più gravi.

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