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Signorini contro Google, chiesti 5 milioni di euro: “Attacchi di panico e sintomi post-traumatici”

Pubblicato: 28/08/2026 22:04

La vicenda giudiziaria che coinvolge Alfonso Signorini e Google entra nel merito delle conseguenze personali e professionali che l’ex conduttore del Grande Fratello attribuisce alla diffusione dei video pubblicati da Fabrizio Corona sulla piattaforma YouTube. Nella causa civile avviata davanti al Tribunale di Milano, Signorini chiede un risarcimento complessivo di 5 milioni di euro, sostenendo che Google non abbia agito in maniera sufficientemente tempestiva per limitare la diffusione dei contenuti contestati.

La documentazione depositata dai legali Domenico Aiello e Daniela Missaglia contiene anche elementi relativi allo stato psicologico del giornalista e al suo rapporto professionale con Mediaset. Secondo quanto riportato negli atti, una consulenza specialistica avrebbe rilevato una sindrome ansioso-depressiva, manifestazioni fobico-sociali, episodi compatibili con attacchi di panico e sintomi riconducibili all’area post-traumatica. La difesa sostiene che la vicenda abbia avuto conseguenze anche sulle abitudini quotidiane e sulla vita pubblica di Signorini.

I video di Corona e il contenzioso con Google

Al centro della controversia ci sono le puntate di Falsissimo nelle quali Fabrizio Corona ha rivolto accuse particolarmente pesanti nei confronti di Signorini, parlando di presunti ricatti sessuali ai danni di aspiranti concorrenti del Grande Fratello. Si tratta di affermazioni contestate dal giornalista e che hanno dato origine a una serie di iniziative giudiziarie.

Dopo le iniziative legali nei confronti di Corona, Signorini ha deciso di rivolgersi anche contro Google, in quanto proprietaria di YouTube. Secondo la ricostruzione dei suoi avvocati, la società avrebbe dovuto intervenire più rapidamente per rimuovere i contenuti segnalati, impedirne la ripubblicazione e limitare la circolazione di filmati uguali o sostanzialmente equivalenti. La causa dovrà ora stabilire se le condotte contestate alla piattaforma abbiano effettivamente determinato una responsabilità risarcitoria.

La vicenda è iniziata il 15 dicembre 2025, quando è stata pubblicata la prima puntata di Falsissimo dedicata a Signorini. Nelle carte vengono richiamate anche le successive diffide inviate a Google e il provvedimento urgente adottato dal Tribunale di Milano nel gennaio successivo, con il quale era stato bloccato il caricamento del secondo episodio. La decisione è stata poi ridimensionata in seguito all’impugnazione presentata da Corona.

«Attacchi di panico e sintomi post-traumatici»

Uno dei capitoli più delicati della causa riguarda proprio le conseguenze psicologiche che Signorini attribuisce alla vicenda. I suoi legali descrivono una condizione di sofferenza intensa e prolungata, sostenendo che avrebbe inciso sulle relazioni sociali, sulle abitudini personali e sulla gestione della sua esposizione pubblica.

A sostegno delle richieste risarcitorie è stata prodotta una consulenza specialistica. Dalla relazione, secondo quanto riportato nell’atto di citazione, emergerebbe un quadro psicopatologico considerato di rilevante entità. Tra gli elementi indicati figurano una sindrome ansioso-depressiva con manifestazioni fobico-sociali, episodi compatibili con attacchi di panico e sintomi appartenenti all’area post-traumatica.

La difesa collega inoltre alla vicenda la decisione di disattivare i profili social, sospendere alcuni impegni pubblici e allontanarsi dal circuito mediatico. Nei documenti viene indicato anche il timore che nuovi contenuti potessero essere pubblicati e continuassero a incidere sulla sua vita professionale e privata.

Il contratto con Mediaset da 1,2 milioni di euro

Nelle carte della causa compare anche il valore economico del rapporto professionale tra Signorini e Mediaset. Secondo quanto riferito dai suoi legali, il contratto televisivo prevedeva un compenso minimo annuale garantito di 1,2 milioni di euro.

Una parte consistente di questa cifra, pari a 480mila euro, sarebbe stata collegata allo sfruttamento dei diritti d’immagine. La cifra viene utilizzata dalla difesa anche per sostenere l’importanza economica della reputazione costruita da Signorini nel corso della sua carriera televisiva ed editoriale.

Secondo l’impostazione della causa, l’immagine pubblica rappresenterebbe infatti un elemento direttamente collegato alla capacità professionale del giornalista di generare reddito. Gli avvocati sostengono quindi che le accuse diffuse online abbiano inciso sul cosiddetto capitale reputazionale, con possibili conseguenze sul lavoro televisivo, sull’attività editoriale e sull’utilizzo commerciale del suo nome.

La richiesta di risarcimento da 5 milioni

È sulla base di questi elementi che Signorini ha avanzato una richiesta di 5 milioni di euro di risarcimento nei confronti di Google. La somma tiene conto, secondo la prospettazione della difesa, dei presunti danni patrimoniali, reputazionali e personali collegati alla permanenza e alla diffusione dei contenuti contestati.

La responsabilità della piattaforma, tuttavia, dovrà essere accertata nel corso del procedimento civile. Google avrà la possibilità di presentare le proprie difese e contestare la ricostruzione proposta dalla controparte. L’udienza davanti al Tribunale di Milano è fissata per il prossimo 20 dicembre. Saranno quindi i giudici a stabilire se esistano responsabilità a carico della società e, in caso affermativo, quale eventuale risarcimento possa essere riconosciuto.

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Ultimo Aggiornamento: 28/08/2026 22:05

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