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Migranti, Piantedosi chiude il caso con Berlino: “Nessuno scontro, ma tuteliamo l’interesse nazionale”

Pubblicato: 28/08/2026 23:01

«Nessuno scontro con i tedeschi, abbiamo il difetto di tutelare l’interesse nazionale, anche nei confronti dei Paesi amici». Matteo Piantedosi torna sulla questione dei cosiddetti dublinanti e ridimensiona l’ipotesi di un braccio di ferro diplomatico tra Roma e Berlino, senza però arretrare sulla posizione assunta dal governo italiano. Intervistato dal direttore del Tg1 Gian Marco Chiocci durante l’evento La Piazza di Affari Italiani a Ceglie Messapica, il ministro dell’Interno ha rivendicato la scelta dell’esecutivo di contestare le richieste di trasferimento verso l’Italia dei richiedenti asilo provenienti da altri Stati europei.

Il punto, secondo Piantedosi, è distinguere il rapporto politico con la Germania dalla difesa degli interessi italiani nell’applicazione delle regole europee. Roma e Berlino possono quindi continuare a collaborare sull’immigrazione senza che questo comporti, nella lettura del Viminale, l’accettazione automatica delle richieste tedesche. Un rapporto che anche esponenti della maggioranza tedesca hanno descritto nelle ultime settimane come stretto e basato sulla collaborazione, pur ribadendo l’aspettativa di Berlino che l’Italia applichi le nuove regole europee sui trasferimenti.

Piantedosi: «Nessuno scontro con i tedeschi»

Il ministro respinge innanzitutto la rappresentazione di una crisi politica tra i due governi. «Nessuno scontro con i tedeschi», afferma, prima di aggiungere una frase che chiarisce però il limite della collaborazione: «Abbiamo il difetto di tutelare l’interesse nazionale, anche nei confronti dei Paesi amici».

È una distinzione che Piantedosi considera fondamentale. La Germania resta un partner dell’Italia e tra i due governi esiste una collaborazione anche sul dossier migratorio, ma questo non significa che Roma debba accogliere qualsiasi richiesta proveniente da Berlino quando ritiene che non ne esistano i presupposti giuridici.

Nelle settimane scorse anche Detlef Seif, responsabile dell’attuazione della riforma europea dell’asilo per il gruppo Cdu/Csu al Bundestag, aveva parlato di una collaborazione «stretta e fiduciosa» tra Germania e Italia e, in particolare, tra Piantedosi e il ministro dell’Interno tedesco Alexander Dobrindt. Berlino continua tuttavia ad aspettarsi che Roma accetti i trasferimenti previsti dalle regole europee. :contentReference[oaicite:0]{index=0}

Il nodo dei cosiddetti dublinanti

Al centro del confronto ci sono i dublinanti, cioè i richiedenti asilo che si spostano da uno Stato europeo a un altro mentre la responsabilità della loro domanda di protezione viene attribuita, sulla base dei criteri previsti dalla normativa europea, a un diverso Paese.

Storicamente l’Italia è stata particolarmente esposta al fenomeno perché rappresenta uno dei principali Paesi di primo ingresso nell’Unione europea. Molti migranti arrivati attraverso il Mediterraneo proseguono infatti verso Germania, Francia, Austria e altri Stati del continente. Quando vengono individuati, può essere avviata una procedura per stabilire quale Paese sia competente per l’esame della domanda.

È proprio sull’applicazione di queste procedure che nelle ultime settimane sono emerse interpretazioni differenti tra Roma e Berlino, soprattutto dopo l’entrata in applicazione del nuovo quadro europeo su migrazione e asilo.

«Su 80mila richieste ne sono state accettate zero»

Piantedosi rivendica soprattutto i numeri della linea adottata dal governo Meloni. Secondo quanto dichiarato dal ministro, negli anni precedenti erano arrivati in Italia circa 35mila migranti attraverso le procedure di ripresa in carico, mentre con l’attuale esecutivo il quadro sarebbe radicalmente cambiato.

«Con il governo Meloni su 80mila richieste ne sono state accettate zero», afferma il titolare del Viminale.

Il dato viene utilizzato dal ministro per sottolineare il cambio di impostazione seguito dall’Italia: non considerare le richieste provenienti dagli altri Stati membri come trasferimenti automaticamente dovuti, ma verificarne i presupposti e opporsi quando il governo ritiene che la responsabilità non ricada su Roma.

Il nuovo Patto europeo ha cambiato lo scenario

La questione è diventata ancora più delicata dopo l’entrata in applicazione, lo scorso giugno, del nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo, che ha modificato il precedente sistema di Dublino introducendo un nuovo quadro per determinare le responsabilità degli Stati e gestire i movimenti secondari.

Il principio della responsabilità del Paese di primo ingresso continua ad avere un peso rilevante, ma il sistema prevede anche altri criteri, comprese le situazioni familiari e ulteriori circostanze che possono attribuire la competenza a uno Stato diverso.

Roma sostiene che il nuovo quadro abbia modificato anche la situazione delle richieste maturate nel passaggio tra il vecchio e il nuovo sistema. Berlino ha invece mostrato una lettura differente e considera ancora possibili alcuni trasferimenti verso l’Italia.

Da qui nasce il confronto che Piantedosi oggi definisce non uno «scontro», ma una normale difesa degli interessi nazionali nell’interpretazione e nell’applicazione delle regole.

Piantedosi: «Ceuta e dublinanti sono due cose diverse»

Il ministro torna inoltre su un’altra distinzione che nelle ultime settimane ha alimentato il dibattito politico italiano. Secondo Piantedosi, la questione dei dublinanti non ha nulla a che vedere con quanto accaduto a Ceuta e con le conseguenze sui controlli Schengen con la Spagna.

«È una situazione che non ha nulla a che vedere con quello che è successo a Ceuta con la sospensione di Schengen con la Spagna», sottolinea.

Il governo insiste quindi sulla necessità di non sovrapporre dossier diversi: da una parte le regole che determinano quale Stato debba occuparsi di un richiedente asilo già entrato nell’Unione; dall’altra la gestione delle frontiere interne ed esterne dello spazio Schengen e le misure adottate in presenza di particolari emergenze migratorie.

Roma e Berlino restano alleate, ma il confronto continua

Le parole di Piantedosi sembrano dunque voler abbassare la temperatura diplomatica senza modificare la sostanza della posizione italiana. Nessuna rottura con la Germania, ma neppure disponibilità ad accogliere automaticamente i migranti che Berlino ritiene debbano essere trasferiti in Italia.

Dalla Germania, del resto, è arrivato un messaggio speculare. La maggioranza tedesca considera l’Italia un partner con cui esiste oggi una collaborazione sull’immigrazione molto più stretta rispetto al passato, ma continua a ritenere che le procedure europee debbano tradursi, quando previsto, nel ritorno dei dublinanti nel Paese competente. :contentReference[oaicite:1]{index=1}

La linea del Viminale rimane quindi quella sintetizzata dallo stesso ministro a Ceglie Messapica: collaborare con gli alleati europei senza rinunciare a contestare le decisioni considerate penalizzanti per l’Italia. «Abbiamo il difetto di tutelare l’interesse nazionale», dice Piantedosi. Ed è precisamente intorno alla definizione di quell’interesse e all’interpretazione delle nuove regole europee che il confronto con Berlino è destinato a proseguire.

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