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Caso ricina, 6 persone al centro degli accertamenti: il nodo dei rapporti familiari

Pubblicato: 30/08/2026 12:08

A quasi otto mesi dalla morte di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia Sara Di Vita, 15 anni, avvelenate con la ricina tra la fine di dicembre e i primi giorni di gennaio a Pietracatella, in provincia di Campobasso, l’inchiesta della Procura di Larino prosegue. Nelle ultime settimane gli accertamenti hanno registrato una nuova accelerazione, tra analisi scientifiche affidate a laboratori in Germania, nuovi sopralluoghi e ulteriori audizioni.

L’obiettivo degli investigatori resta ricostruire come la ricina sia arrivata nell’abitazione della famiglia e, soprattutto, chi possa averla introdotta e con quale finalità. Al momento, tuttavia, nessuna delle persone ascoltate risulta formalmente indagata: gli accertamenti sono ancora in corso e le diverse piste restano ipotesi investigative da verificare.

Le sei persone ascoltate dagli investigatori

A lavorare sul caso sono la Squadra Mobile di Campobasso, guidata da Marco Graziano, e la procuratrice Elvira Antonelli. L’attenzione degli investigatori si sarebbe concentrata su un gruppo ristretto di sei persone legate, a diverso titolo, alla famiglia e alla vicenda.

Tra queste c’è Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara, commercialista ed ex sindaco di Pietracatella. L’uomo è sopravvissuto insieme alla figlia maggiore Alice. Pur avendo riferito disturbi gastrointestinali nello stesso periodo in cui moglie e figlia minore si erano sentite male, non avrebbe ingerito ricina.

Anche Alice Di Vita, figlia maggiore della coppia, è stata ascoltata più volte. Nuove convocazioni sarebbero arrivate dopo gli approfondimenti effettuati sui telefoni e sui computer sequestrati nell’abitazione.

Tra le persone sentite c’è inoltre un’amica di Antonella, la cui testimonianza avrebbe aperto un nuovo fronte investigativo sulla situazione personale della vittima e, in particolare, sulle difficoltà che avrebbe attraversato il matrimonio.

Il rapporto tra Gianni Di Vita e un’insegnante

Gli investigatori stanno approfondendo anche i rapporti tra Gianni Di Vita e un’insegnante di matematica di un istituto agrario della zona. I due avrebbero avuto un rapporto di lunga data e sarebbero già stati messi a confronto in questura per circa sei ore.

Secondo ricostruzioni giornalistiche, gli inquirenti starebbero cercando di chiarire la natura di questo legame e la sua eventuale rilevanza per l’inchiesta. Una delle ipotesi prese in considerazione è che il rapporto tra i due possa essersi protratto fino al dicembre scorso, proprio nel periodo precedente alla morte di madre e figlia. Si tratta, allo stato, di circostanze oggetto di verifica e non di responsabilità accertate.

Un altro elemento sul quale si starebbero concentrando gli investigatori riguarda i rapporti tra Antonella e la stessa insegnante: la vittima avrebbe infatti interrotto da tempo i contatti con la donna.

Gli inquirenti starebbero inoltre verificando alcune incongruenze nelle dichiarazioni rese durante le audizioni, per stabilire se possano avere un significato nell’ambito dell’indagine.

Gli accertamenti sul marito dell’insegnante e sul parroco

Tra le persone ascoltate figura anche il marito dell’insegnante, tecnico di laboratorio nello stesso istituto agrario. Gli investigatori starebbero cercando di chiarire alcuni contatti che l’uomo avrebbe avuto con Antonella nelle settimane precedenti l’avvelenamento.

Nel quadro delle testimonianze è entrato anche don Stefano, parroco di Pietracatella e confessore di Antonella. Il sacerdote sarebbe inoltre vicino al marito dell’insegnante.

Il suo eventuale contributo alle indagini incontra però il limite rappresentato dal segreto confessionale, che tutela quanto appreso nell’esercizio del ministero religioso.

La crisi coniugale e la pista passionale

Uno degli elementi emersi durante le indagini riguarda una presunta crisi matrimoniale tra Antonella e il marito. A parlarne agli investigatori sarebbe stata un’amica della cinquantenne, riferendo che Antonella avrebbe avuto intenzione di separarsi.

Una circostanza che avrebbe modificato il quadro inizialmente restituito da familiari e conoscenti, che avevano descritto il matrimonio come solido.

Proprio sulla base di questi elementi gli investigatori starebbero valutando anche una possibile pista passionale. Al momento, però, non esistono contestazioni formali e non è stata attribuita alcuna responsabilità alle persone ascoltate.

Chi era il vero bersaglio della ricina?

Tra gli interrogativi più importanti resta quello relativo al bersaglio dell’avvelenamento. Non è ancora chiaro se la ricina fosse destinata specificamente ad Antonella, se la morte di Sara sia stata una conseguenza non prevista oppure se il possibile obiettivo iniziale fosse un’altra persona della famiglia.

È proprio la ricostruzione delle modalità attraverso le quali il veleno sarebbe stato assunto a poter fornire una risposta decisiva.

Gli investigatori attendono infatti i risultati degli esami effettuati in Germania sul cosiddetto “vettore”, cioè l’alimento, la bevanda o comunque il mezzo attraverso il quale la sostanza tossica sarebbe stata ingerita. Secondo indiscrezioni giornalistiche, il vettore potrebbe essere già stato individuato, ma manca ancora una conferma ufficiale definitiva.

Nessun indagato, si attendono gli esami dalla Germania

Nonostante il moltiplicarsi degli accertamenti, allo stato attuale nessuna delle sei persone risulta indagata. Sono state ascoltate come testimoni e, in questa veste, sono tenute a riferire la verità agli investigatori.

Il passaggio decisivo potrebbe arrivare proprio dagli approfondimenti scientifici. Una volta acquisiti tutti i risultati, la Procura dovrà mettere insieme le evidenze di laboratorio con le testimonianze, i dati estratti dai dispositivi elettronici e gli altri elementi raccolti.

Resta infatti ancora senza risposta la domanda centrale dell’intera inchiesta: come e perché la ricina sia entrata nella casa di Pietracatella e chi l’abbia materialmente utilizzata provocando la morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara.

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