
Dario Franceschini ha scelto di rendere pubblica la sua malattia. Il senatore ed ex ministro del Pd ha raccontato al Corriere della Sera di avere il morbo di Parkinson e di convivere con la diagnosi dal 2020. Una notizia che, al momento della scoperta, descrive come un colpo durissimo, ma che non gli ha impedito di proseguire l’attività politica, pur con ritmi inevitabilmente diversi rispetto al passato.
Franceschini, che a ottobre compirà 68 anni, ha spiegato di avere esitato a lungo prima di parlare pubblicamente della propria condizione. A convincerlo sono stati anche medici e terapisti, che negli anni gli hanno fatto presente quanto una testimonianza diretta potesse aiutare altre persone colpite dalla stessa malattia a non isolarsi e a non vivere il Parkinson come qualcosa da nascondere.
La scelta di raccontare la malattia
Per l’ex ministro resta difficile esporsi su un tema così personale, anche per una comprensibile forma di pudore. Alla fine, però, ha deciso di raccontare questa fase della propria vita soprattutto per rivolgere un messaggio agli altri malati: continuare a vivere, mantenersi attivi e non lasciare che la malattia occupi ogni spazio della giornata.
Franceschini non nasconde le difficoltà concrete. Ci sono momenti, racconta, nei quali anche i gesti più semplici possono diventare estremamente faticosi. Ma proprio per questo considera fondamentale avere ogni mattina qualcosa da fare, un obiettivo da raggiungere, un impegno capace di tenere insieme la quotidianità. Accanto alle terapie farmacologiche, sottolinea, conta anche la capacità di conservare una vita piena e di non arrendersi.
Nel racconto trovano spazio anche i primi segnali della malattia. Fu Graziano Delrio, collega di partito e medico, a notare qualcosa di insolito nel suo modo di camminare, in particolare la tendenza a trascinare i piedi. Da lì arrivarono gli accertamenti clinici e quindi la diagnosi.
Il primo pensiero di Franceschini fu per la moglie e le figlie. Subito dopo arrivò invece l’istinto di nascondere ciò che gli stava accadendo. L’ex ministro descrive anche il senso di vergogna che può accompagnare alcuni sintomi del Parkinson, dalle difficoltà nel parlare ai problemi nella deambulazione, capaci di modificare profondamente il modo in cui una persona viene percepita dagli altri.
Oggi Franceschini ha deciso di uscire da quella dimensione privata e di trasformare la propria esperienza in un messaggio pubblico. La malattia resta presente e condiziona i suoi ritmi, ma non ha interrotto il suo lavoro né la sua vita politica. Il punto, spiega, è continuare ad avere qualcosa da realizzare e mantenere la determinazione a esserci e andare avanti.


