
Quando lo scacchiere geopolitico globale si infiamma improvvisamente, le tensioni internazionali raggiungono vertici di massima allerta, minacciando di travolgere gli storici equilibri tra le grandi potenze. Tra manovre militari strategiche, corridoi marittimi ad altissimo rischio e vertici diplomatici di altissimo livello, le diplomazie mondiali si ritrovano a fare i conti con un’escalation di dichiarazioni e contromosse drammatiche. Mentre i leader dei principali blocchi si incontrano a porte chiuse per blindare le proprie intese, le parole di fuoco dei vertici militari e l’ombra di nuove azioni sul campo prefigurano uno scenario di crisi profonda destinato a condizionare inevitabilmente i mercati globali e la sicurezza planetaria.
Sono ripresi gli attacchi incrociati tra Iran e Stati Uniti. Washington ha reso noto di aver colpito obiettivi iraniani a Hormuz, mentre in Kirghizistan si stanno chiudendo i lavori del vertice della Shanghai Cooperation Organisation (SCO). All’incontro a Bishkek hanno partecipato i leader dei Paesi membri, tra cui Vladimir Putin, Xi Jinping, Narendra Modi e Massud Pezeshkian. Lo zar ha ribadito al presidente iraniano il supporto al suo popolo: «Ammiriamo il vostro coraggio e la vostra determinazione nella lotta per i vostri interessi nazionali». Il presidente del parlamento, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha affermato che gli Usa «danno false garanzie alle navi sul passaggio nello Stretto» e che un blocco navale equivale a «una dichiarazione di guerra», aggiungendo: «Gli Stati Uniti, contrariamente al memorandum d’intesa, vogliono attraversare la rotta meridionale nello Stretto di Hormuz, e non lo permetteremo. Le nostre forze impongono il pieno controllo sullo Stretto di Hormuz».
La minaccia dei Pasdaran e le tensioni internazionali
Mohammadreza Naqdi, consigliere del comandante dei Pasdaran, ha lanciato un monito chiarissimo: «La guerra asimmetrica significa guerra a Wall Street, a Manhattan e ovunque, in qualsiasi momento. Finora abbiamo condotto una guerra convenzionale contro gli Stati Uniti. Non ci siamo ancora impegnati in una guerra asimmetrica», specificando che «la priorità dell’Iran non è né la guerra né i negoziati, ma stabilire la deterrenza» e che i siti danneggiati «sono stati ricostruiti in luoghi più sicuri e ora sono operativi con tecnologie più moderne e a ritmi di produzione più elevati».
Sul fronte europeo, il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baghaei ha attaccato l’Ue definendo il suo sostegno alle sanzioni come «una violazione del diritto internazionale» e aggiungendo: «L’Ue non può approvare il terrorismo economico statunitense e allo stesso tempo affermare di voler allentare le tensioni nella regione. Tali azioni irresponsabili dimostrano l’incompetenza morale e politica dell’Ue».
Nel corso del bilaterale, Masoud Pezeshkian ha espresso profonda gratitudine al leader del Cremlino: «Apprezziamo e vi ringraziamo per le vostre posizioni in ogni fase, sia durante il periodo in cui si sono verificati i combattimenti e gli atti di aggressione, sia in circostanze normali, quando gli Stati Uniti ci imponevano sanzioni, sia alle Nazioni Unite che nei forum internazionali. Questo dimostra che la nostra è una relazione strategica; non è una relazione ordinaria». Nelle stesse ore, il Us Central Command ha confermato che le «forze americane hanno iniziato a colpire target del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie in Iran» dopo i tentativi di aggressione nello Stretto di Hormuz.


