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Calenda-Renzi, è di nuovo scontro: «Un buffone». E Italia Viva replica duramente

Pubblicato: 05/09/2026 19:29

Carlo Calenda e Matteo Renzi tornano a scontrarsi e questa volta i toni superano ampiamente quelli di una normale polemica politica. Il leader di Azione, ospite di Omnibus su La7, ha definito l’ex presidente del Consiglio «un buffone, bravissimo ma buffone», accusandolo di avere cambiato più volte posizione nel corso degli ultimi anni e di essere passato dal progetto centrista alla ricerca di un’intesa con il cosiddetto campo largo. A rispondere è stato il senatore di Italia Viva Ivan Scalfarotto, che ha definito Calenda «ridicolo» e ha contestato la sua ricostruzione della storia comune dei due partiti.

L’ennesimo scontro riporta così alla luce una delle rivalità personali e politiche più aspre dell’area centrista italiana. Renzi e Calenda erano alleati alle elezioni politiche del 2022, quando Azione e Italia Viva diedero vita al Terzo Polo e si presentarono insieme agli elettori. L’esperimento durò pochi mesi: il progetto di trasformare l’alleanza in un unico partito naufragò nella primavera del 2023 e da allora i rapporti tra i due leader sono stati segnati da accuse reciproche, tentativi di tregua e nuove rotture.

Tutto parte dalla previsione di Renzi su Calenda

A riaccendere la miccia sono state alcune dichiarazioni di Matteo Renzi sul futuro di Azione. Parlando della possibilità di allargare il centrosinistra in vista delle prossime elezioni, il leader di Italia Viva ha ironizzato sugli ex alleati sostenendo che cambierebbero frequentemente posizione. Renzi si è detto inoltre convinto che, alla fine, Calenda farà di tutto per entrare nell’alleanza di centrosinistra.

Il ragionamento dell’ex premier si inserisce nel dibattito sulla costruzione di una coalizione alternativa al centrodestra. Italia Viva sostiene da tempo la necessità di non porre veti preventivi tra le forze che intendono concorrere contro Giorgia Meloni, mentre Calenda continua a respingere l’ipotesi di un’alleanza politica con Giuseppe Conte e con il Movimento 5 Stelle. È proprio questa differenza strategica ad avere fatto nuovamente esplodere una rivalità che, in realtà, non si è mai completamente spenta.

Calenda contro Renzi: «È un buffone, gli interessa fare soldi»

La replica di Calenda è arrivata durante Omnibus e non ha lasciato spazio alle sfumature. Il leader di Azione ha definito Renzi «un buffone, un bravissimo buffone», precisando provocatoriamente di utilizzare il termine «in modo rinascimentale». L’attacco non si è però fermato alla battuta: Calenda ha ripercorso alcune delle scelte politiche dell’ex premier per sostenere la tesi di una sua sostanziale incoerenza.

Il leader di Azione ha ricordato che Renzi aveva inizialmente escluso accordi con il Movimento 5 Stelle, per poi favorire nel 2019 la nascita del secondo governo Conte insieme al Pd. Successivamente fondò Italia Viva e nel gennaio 2021 ritirò le ministre del proprio partito dall’esecutivo, contribuendo alla crisi che portò alla fine dell’esperienza di Conte e alla nascita del governo Draghi. Calenda ha quindi richiamato la successiva stagione centrista e l’alleanza tra Azione e Italia Viva, accusando Renzi di avere poi scelto di avvicinarsi nuovamente al centrosinistra.

Nella ricostruzione di Calenda, Azione sarebbe invece rimasta coerente con la collocazione promessa ai propri elettori, opponendosi tanto alla destra populista quanto a un’alleanza organica con il Movimento 5 Stelle. Da qui l’affondo personale contro Renzi, accusato anche di privilegiare battute, visibilità e attività economiche rispetto alla costruzione di una linea politica stabile.

La risposta di Italia Viva: «Calenda mente sulla storia del 2022»

Le parole pronunciate a La7 hanno provocato la reazione di Ivan Scalfarotto, senatore di Italia Viva, che ha risposto con toni altrettanto duri. «Carlo Calenda è talmente ridicolo che non si accorge di mentire davanti agli italiani», ha affermato, contestando in particolare il passaggio nel quale il leader di Azione ha rivendicato la responsabilità di avere riportato Renzi in Parlamento nel 2022.

La versione di Italia Viva è esattamente opposta. Scalfarotto sostiene che proprio il partito di Renzi fu decisivo per consentire ad Azione di affrontare le elezioni politiche attraverso la lista comune e arriva a sostenere che, senza Italia Viva, Calenda non sarebbe diventato senatore. Si tratta di una disputa che accompagna da anni la fine del Terzo Polo: entrambi i partiti rivendicano infatti di avere avuto un ruolo determinante nella costruzione e nel risultato elettorale dell’alleanza.

Alle Politiche del settembre 2022 la lista Azione-Italia Viva-Calenda ottenne quasi l’8% dei voti, eleggendo parlamentari di entrambe le formazioni. Quello che sembrava l’inizio di un progetto destinato a consolidare un’area liberal-riformista autonoma dai due grandi schieramenti si trasformò però rapidamente in una lunga guerra interna.

Dal Terzo Polo al fallimento del partito unico

Per capire la durezza dello scontro di oggi bisogna tornare proprio al 2022 e alla nascita del Terzo Polo. Dopo la caduta del governo Draghi, Calenda aveva inizialmente raggiunto un’intesa elettorale con il Partito democratico, salvo romperla pochi giorni dopo. Azione decise quindi di presentarsi insieme a Italia Viva, costruendo in poche settimane una lista comune con Calenda indicato come leader politico.

Il risultato, poco inferiore all’8%, sembrò offrire uno spazio per la costruzione di un centro autonomo. Nei mesi successivi Azione e Italia Viva decisero di trasformare la collaborazione elettorale in una federazione, con l’obiettivo dichiarato di arrivare a un unico partito liberal-democratico e riformista. Fu proprio su quel passaggio che cominciarono i problemi.

Nella primavera del 2023 le divergenze sui tempi, sulle regole e sulle modalità di scioglimento dei due partiti fecero saltare il progetto. Calenda accusò Renzi di non voler realmente confluire nella nuova formazione; Renzi sostenne invece che fosse stato il leader di Azione a interrompere senza una vera ragione politica il percorso comune. Da quel momento la separazione divenne progressivamente anche personale e le polemiche pubbliche si moltiplicarono.

La questione del campo largo divide ancora i due ex alleati

A più di tre anni di distanza il vero nodo resta la collocazione politica del centro. Renzi considera possibile partecipare a una coalizione ampia contro il centrodestra, pur rivendicando una propria identità riformista. Calenda insiste invece sulla necessità di costruire un’area autonoma e continua a considerare incompatibile un’alleanza con il Movimento 5 Stelle guidato da Giuseppe Conte.

Lo stesso Calenda, durante l’intervista a Omnibus, ha ribadito di non poter entrare in una coalizione con Conte e ha previsto che, qualora il centrosinistra decidesse di scegliere il proprio candidato attraverso le primarie, sarebbe proprio il presidente del M5S ad avere buone possibilità di prevalere. È uno scenario che Azione utilizza per spiegare perché considera impraticabile l’ingresso nel campo largo.

Renzi, al contrario, ritiene che senza un’alleanza sufficientemente ampia le opposizioni rischino di consegnare nuovamente la vittoria alla destra. Dietro gli insulti personali, dunque, resta una divergenza politica reale sulla strategia con cui affrontare Giorgia Meloni e sulla possibilità di tenere insieme forze molto differenti nello stesso schieramento.

Una rivalità che continua a condizionare il centro

L’ultimo botta e risposta dimostra quanto il fallimento del Terzo Polo continui a pesare sull’area centrista. Renzi e Calenda condividono ancora numerose posizioni su economia, europeismo e riforme istituzionali, ma la possibilità di ricostruire una collaborazione appare oggi più lontana che mai. Il rapporto tra i due è ormai caratterizzato da una competizione politica accompagnata da un evidente conflitto personale, nel quale ogni discussione sul futuro del centro finisce per riportare alla luce le responsabilità del passato.

Il paradosso è che la frammentazione riguarda proprio quell’area che nel 2022 si era presentata agli elettori promettendo di superare le divisioni e costruire un’alternativa stabile ai due poli tradizionali. Quattro anni dopo, Renzi e Calenda discutono ancora dello stesso problema, ma lo fanno da fronti opposti. E l’ultimo scambio, con il leader di Azione che definisce l’ex alleato «un buffone» e Italia Viva che gli risponde accusandolo di mentire, mostra quanto la stagione del Terzo Polo sia finita politicamente ma non abbia mai smesso di alimentare lo scontro tra i suoi protagonisti.

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