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Legge elettorale, caos sulle preferenze: il centrodestra si ricompatta e vota contro

Pubblicato: 10/09/2026 16:17

Il centrodestra ha votato compatto contro l’emendamento delle opposizioni sulle preferenze libere nella riforma della legge elettorale. Il Senato ha quindi confermato la linea della maggioranza, che prevede capilista bloccati e fino a tre preferenze per gli altri candidati. Il voto chiude così il confronto più delicato delle ultime ore all’interno della coalizione di governo.

La giornata era iniziata con l’appello di Roberto Vannacci a Fratelli d’Italia perché sostenesse la proposta delle opposizioni. Il leader di Futuro nazionale aveva chiesto al partito di Giorgia Meloni di votare per l’introduzione delle preferenze senza candidati bloccati, richiamando le precedenti battaglie della destra contro le liste decise dalle segreterie. L’ipotesi di una convergenza di FdI con il centrosinistra aveva alimentato anche il confronto con Lega e Forza Italia.

Alla fine, però, la maggioranza ha mantenuto l’accordo raggiunto al proprio interno. FdI, Lega e Forza Italia hanno sostenuto la proposta del centrodestra e respinto quella dell’opposizione. Il testo già approvato dalla commissione Affari costituzionali prevede che il capolista rimanga bloccato, mentre per gli altri candidati sia possibile indicare fino a tre preferenze, con l’alternanza di genere.

La sfida di Vannacci e Renzi

Prima del voto, Vannacci aveva rivolto un appello diretto a Fratelli d’Italia, chiedendo di sostenere l’emendamento sulle preferenze pure. La sua posizione partiva anche dal voto espresso alla Camera su una proposta analoga presentata dal suo movimento. L’ex generale aveva quindi messo FdI di fronte a una questione di coerenza rispetto alle posizioni sostenute negli anni sulle liste bloccate.

Anche Matteo Renzi aveva cercato di mettere in difficoltà la maggioranza. In aula il leader di Italia viva aveva chiesto a Meloni di sostenere l’emendamento delle opposizioni, sostenendo che la proposta fosse coerente con la sua precedente battaglia politica a favore delle preferenze. Renzi aveva inoltre invitato la presidente del Consiglio a portare il Paese alle elezioni qualora Lega e Forza Italia avessero impedito a FdI di votare la proposta.

La maggioranza ha però scelto di non seguire questa strada. Nei giorni precedenti, il dibattito sulle preferenze aveva provocato tensioni tra i partiti di governo, ma il passaggio in Senato ha ricompattato il centrodestra. Il voto ha quindi confermato l’impianto già approvato in commissione, evitando una spaccatura della coalizione sul provvedimento.

Confermato il sistema delle preferenze

Il meccanismo approvato dalla maggioranza introduce le preferenze, ma non elimina completamente i candidati scelti attraverso la posizione in lista. Il primo nome resta infatti bloccato e viene eletto senza dover raccogliere preferenze. Gli altri candidati possono invece essere scelti dagli elettori attraverso un massimo di tre indicazioni.

L’alternanza di genere riguarda le preferenze successive alla prima. Il sistema è quindi diverso dalla richiesta avanzata dalle opposizioni, che puntava a eliminare i capilista bloccati e a permettere agli elettori di determinare integralmente l’ordine degli eletti. Proprio su questo punto si è concentrato lo scontro politico in Aula.

Per le opposizioni, il meccanismo della maggioranza non restituisce pienamente agli elettori la possibilità di scegliere i propri rappresentanti. Nel dibattito parlamentare è stato sottolineato come una parte degli eletti resterebbe infatti legata ai capilista bloccati e al listino nazionale collegato al premio di maggioranza. La maggioranza sostiene invece che l’introduzione delle preferenze rappresenti comunque una modifica significativa rispetto al sistema precedente.

La norma anti-cespugli

Nel confronto sulla legge elettorale è stato affrontato anche il tema della cosiddetta norma anti-cespugli. L’ipotesi discussa dalla maggioranza interviene sulla soglia del 3 per cento e punta a modificare il modo in cui vengono conteggiati i voti delle liste più piccole ai fini dell’assegnazione del premio di maggioranza.

La modifica è accompagnata dall’aumento del numero di firme necessarie per presentare le liste, con l’obiettivo dichiarato di evitare la proliferazione di formazioni minori utilizzate come liste civetta. Restano inoltre nel provvedimento gli altri elementi centrali della riforma, a partire dal sistema proporzionale con premio di maggioranza.

Il disegno di legge prevede un premio di maggioranza che scatta al raggiungimento del 42 per cento dei voti, con l’attribuzione di 70 deputati e 35 senatori aggiuntivi alla coalizione che raggiunge la soglia prevista. La riforma ha inoltre abbandonato l’ipotesi del ballottaggio, mentre rimangono nel testo altre disposizioni riguardanti l’elezione dei parlamentari e il voto dei cittadini fuori sede.

Il governo non rischia la crisi

Il voto sulle preferenze arriva dopo ore di confronto tra i partiti della maggioranza. La possibilità che Fratelli d’Italia potesse sostenere la proposta delle opposizioni aveva alimentato le ipotesi di una frattura, soprattutto alla luce delle posizioni favorevoli alle preferenze espresse in passato da esponenti della destra.

Alla vigilia del voto, però, il fronte di governo aveva ribadito la volontà di rispettare l’accordo raggiunto sulla legge elettorale. Giovanni Donzelli aveva escluso conseguenze sulla tenuta dell’esecutivo, mentre il presidente del Senato Ignazio La Russa aveva richiamato la necessità di rispettare il patto di maggioranza.

Con la bocciatura dell’emendamento sulle preferenze libere, il centrodestra ha quindi evitato la spaccatura che le opposizioni avevano cercato di provocare. La riforma prosegue ora il suo iter parlamentare mantenendo l’impianto sostenuto dalla maggioranza.

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Ultimo Aggiornamento: 10/09/2026 16:18

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