
“Andate a votare o andrete all’inferno”. Donald Trump chiude con una delle sue frasi destinate a fare discutere la convention repubblicana di Dallas, il primo appuntamento nazionale organizzato dal partito specificamente in vista delle elezioni di metà mandato. Due giorni costruiti per mobilitare la base conservatrice e soprattutto per trasformare il voto di novembre in un nuovo referendum sul presidente, anche se questa volta il suo nome non comparirà sulla scheda.
Trump sa bene quanto sia alta la posta in gioco. Alle elezioni di midterm i Repubblicani dovranno difendere il controllo della Camera dei rappresentanti e del Senato, indispensabile per consentire alla Casa Bianca di portare avanti la propria agenda senza ritrovarsi bloccata da un Congresso ostile. Per questo il presidente ha chiesto ai sostenitori di comportarsi come se fosse lui stesso candidato: “Fate finta che sia io a correre e che il mio nome sia sulla scheda”.
Trump chiede ai sostenitori di promettere che andranno a votare
Il finale della convention è diventato una vera chiamata alle urne. Trump ha coinvolto direttamente la platea chiedendo ai presenti di impegnarsi a votare alle elezioni del 3 novembre, trasformando il momento in una sorta di promessa collettiva di mobilitazione.
Poi la battuta che ha immediatamente conquistato i titoli: “Andate a votare o andrete all’inferno”. Una frase pronunciata nello stile provocatorio che da sempre caratterizza i suoi comizi, ma che fotografa anche la preoccupazione della leadership repubblicana per un appuntamento elettorale che potrebbe cambiare completamente gli ultimi due anni del mandato presidenziale.
Il messaggio politico è semplice: per Trump, perdere uno dei due rami del Congresso significherebbe vedere fortemente ridotta la possibilità di approvare leggi e portare avanti le promesse fatte agli elettori.
“Due anni fa sono stato eletto per salvare l’America”
Nel suo intervento il presidente ha rivendicato i risultati ottenuti dall’inizio del nuovo mandato. “Due anni fa sono stato eletto per salvare l’America e ho mantenuto tutte le promesse”, ha detto davanti alla platea dell’American Airlines Center di Dallas.
Trump ha descritto gli Stati Uniti come entrati in una nuova “età dell’oro”, contrapponendo la propria amministrazione a quella democratica precedente e dipingendo un eventuale ritorno dell’opposizione al controllo del Congresso come una minaccia ai risultati raggiunti.
Il presidente ha utilizzato toni durissimi contro i Democratici, sostenendo che una loro vittoria porterebbe a un aumento delle tasse, a una riduzione della ricchezza degli americani e a un ribaltamento delle politiche messe in campo dalla sua amministrazione.
La promessa dei 5.000 dollari agli americani
Tra gli annunci più clamorosi della convention c’è quello di un dividendo da 5.000 dollari per ogni cittadino americano adulto nel caso in cui i Repubblicani riescano a mantenere il controllo sia della Camera sia del Senato.
Trump aveva lanciato la proposta già nella prima serata della convention e l’ha poi ribadita, presentandola come una sorta di premio legato ai risultati economici della propria amministrazione. Il presidente l’ha chiamata “Trump dividend”.
La proposta ha immediatamente aperto un dibattito negli Stati Uniti sulla sua sostenibilità finanziaria e sulla necessità di ottenere l’approvazione del Congresso. Ma dal punto di vista della campagna elettorale il messaggio è molto più immediato: Trump vuole associare direttamente una vittoria repubblicana a un vantaggio economico concreto per gli elettori.
Una convention costruita attorno a Trump
Nonostante il presidente non sia direttamente candidato alle elezioni di novembre, la convention ha mostrato ancora una volta quanto il Partito Repubblicano continui a ruotare attorno alla sua figura.
Trump ha invitato apertamente gli elettori a considerare le midterm come se si trattasse di un’altra sua elezione presidenziale. Una strategia che punta a risolvere uno dei problemi tradizionali delle elezioni di metà mandato: la difficoltà di riportare alle urne la stessa base che si mobilita quando viene scelto il presidente.
Per questo il messaggio ripetuto dal palco è stato quello della continuità. Se gli elettori vogliono che Trump possa completare il proprio programma, secondo la narrazione repubblicana, devono garantire al presidente un Congresso politicamente allineato.
JD Vance scalda la platea e guarda già al 2028
Prima di Trump era stato il vicepresidente JD Vance a prendersi il centro della scena. Il suo discorso ha avuto inevitabilmente anche una lettura legata alle future presidenziali del 2028, quando Trump non potrà candidarsi nuovamente e il Partito Repubblicano dovrà scegliere il suo erede politico.
Vance ha attaccato frontalmente i Democratici, accusandoli di essere “il partito dell’odio” e sostenendo che una parte dell’opposizione abbia sviluppato un atteggiamento ostile nei confronti degli stessi valori americani.
Il vicepresidente ha invitato gli elettori a confrontare i risultati ottenuti dall’amministrazione negli ultimi diciotto mesi con le proposte dell’opposizione e ha chiesto alla base repubblicana di non disperdere il consenso costruito negli ultimi anni.
L’attacco ai Democratici nell’anniversario dell’11 settembre
Il discorso di Vance è arrivato in coincidenza con il venticinquesimo anniversario degli attentati dell’11 settembre 2001, elemento che ha assunto un forte significato simbolico durante la convention.
Il vicepresidente ha accusato esponenti e candidati democratici di essere troppo indulgenti verso posizioni considerate antiamericane e ha utilizzato la ricorrenza per insistere sul tema del patriottismo. “L’America appartiene a chi la ama”, è stato uno dei concetti centrali del suo intervento.
La strategia repubblicana appare quindi chiarissima: trasformare la campagna per le midterm in uno scontro non soltanto sulle scelte economiche o legislative, ma anche su identità, sicurezza, immigrazione e valori nazionali.
Le midterm che possono decidere gli ultimi due anni di Trump
Le elezioni di novembre saranno decisive perché rinnoveranno completamente la Camera dei rappresentanti e una parte del Senato. Per Trump conservare entrambe le maggioranze significa poter continuare a governare con un Congresso favorevole. Perdere anche soltanto una Camera renderebbe invece molto più difficile trasformare le proprie proposte in legge.
C’è inoltre una regola politica non scritta che preoccupa inevitabilmente la Casa Bianca: alle elezioni di metà mandato il partito del presidente tende storicamente a perdere seggi. Trump punta quindi a rompere ancora una volta uno schema consolidato della politica americana attraverso una mobilitazione eccezionale della propria base.
È anche per questo che ha scelto una formula insolita: una vera convention nazionale in un anno nel quale non deve essere scelto alcun candidato presidenziale.
La partita di Trump e quella di Vance
Dallas ha mostrato contemporaneamente due campagne elettorali. La prima è quella immediata di Donald Trump, che deve conservare il Congresso per evitare di trascorrere l’ultima parte del mandato con una maggioranza ostile. La seconda guarda già al dopo-Trump e ha come protagonista soprattutto JD Vance.
Il vicepresidente viene ormai apertamente indicato come uno dei principali possibili candidati repubblicani alla Casa Bianca nel 2028. La convention gli ha offerto una platea nazionale e la possibilità di presentarsi come il continuatore politico del movimento costruito da Trump.
Il presidente, da parte sua, continua però a mantenere completamente nelle proprie mani il centro della scena. Anche quando non è candidato, chiede agli americani di votare come se lo fosse.
E la frase utilizzata per chiudere la convention ne è probabilmente la sintesi più efficace: questa volta il nome di Donald Trump non sarà stampato sulla scheda, ma il presidente vuole convincere i suoi sostenitori che il 3 novembre si voterà comunque per lui e per il futuro della sua presidenza.


