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“Purtroppo ho un cancro”. Tv sotto choc: l’annuncio in diretta, poi il dramma: pubblico sconvolto

Pubblicato: 11/09/2026 15:52

Era consapevole che il tempo a disposizione potesse essere ormai poco, ma aveva voluto comunque tornare davanti alle telecamere. Un’ultima intervista, registrata nonostante una malattia arrivata a uno stadio molto avanzato, è diventata così una testimonianza destinata ad assumere un significato ancora più doloroso.

Combatteva contro un tumore alla gola e aveva raccontato pubblicamente di essere “gravemente malato”. La prognosi lo aveva costretto a cambiare completamente prospettiva, tanto da spiegare di riuscire ormai a concentrarsi soltanto sul “futuro a breve termine”. Eppure, quando le sue condizioni si erano ulteriormente aggravate, aveva espresso un desiderio preciso: esserci ancora una volta e lasciare davanti alle telecamere il proprio ultimo racconto.

L’annuncio in televisione: “Ho un tumore alla gola”. Poi il dramma

La sua era una storia televisiva cominciata quando aveva appena sette anni e proseguita per gran parte della vita. A intervalli regolari, ogni sette anni, le telecamere erano tornate a incontrarlo insieme agli altri protagonisti di un esperimento documentaristico nato per osservare come l’origine sociale, la famiglia e le opportunità potessero incidere sul futuro di un bambino. Quella partecipazione, iniziata durante l’infanzia, lo aveva accompagnato fino agli ultimi giorni.

Nel precedente appuntamento, realizzato sette anni prima, aveva già parlato della diagnosi di cancro terminale. Le sue condizioni erano quindi note, tanto che in molti avevano pensato che non sarebbe riuscito a partecipare al capitolo conclusivo. Lui, invece, aveva contattato personalmente la produttrice Claire Lewis, raccontandole della malattia e chiedendo di poter registrare un’ultima intervista. Una scelta che, alla luce di ciò che sarebbe accaduto appena tre giorni più tardi, ha assunto il valore di un vero addio.

Il protagonista di questa storia era Nick Hitchon, uno dei volti storici del progetto televisivo iniziato nel 1964 con Seven Up!. La sua ultima apparizione è stata realizzata per 70 Up, nuovo e conclusivo capitolo della serie che per decenni ha seguito le vite dello stesso gruppo di persone. Hitchon aveva partecipato fin dall’inizio, quando era soltanto un bambino cresciuto in una famiglia di agricoltori nello Yorkshire Dales.

Il progetto aveva riunito bambini di sette anni provenienti da contesti profondamente differenti: famiglie ricche e povere, ambienti rurali e grandi città. L’obiettivo era seguirne la crescita e osservare come le condizioni di partenza potessero influenzarne le esistenze. Hitchon, partito dalla campagna inglese, sarebbe diventato uno scienziato specializzato nella fusione nucleare e successivamente professore all’Università del Wisconsin, negli Stati Uniti, dove si era trasferito e aveva lavorato fino al pensionamento.

Negli ultimi anni la malattia aveva però cambiato radicalmente la sua quotidianità. Hitchon aveva raccontato anche di aver avuto un ictus e delle difficoltà incontrate durante il ricovero: “Ho avuto un ictus lo scorso autunno e a quanto pare hanno chiesto numerose volte se avrebbero dovuto lasciarmi morire.

“Non avevo idea che mi sarei ammalato così e non avevo idea che avrei continuato a vivere. “È una sorpresa per i miei medici che io sia ancora in giro. Curioso davvero. Uno diceva “succede che le persone sopravvivano”, ma ha chiarito che non se lo aspettava. Dovrebbero addestrarli ad essere più pieni di tatto”.

Nelle immagini dell’ultimo capitolo viene mostrato mentre si reca in ospedale. Le sue condizioni fisiche sono ormai fragili: cammina con un deambulatore e, una volta arrivato nella struttura sanitaria, deve essere sistemato immediatamente su una sedia a rotelle. Una situazione che lui stesso affrontava con lucidità, ammettendo di sentirsi “in colpa” perché le persone intorno a lui erano costrette a occuparsi di ciò che non riusciva più a fare autonomamente.

Hitchon descriveva così le proprie difficoltà: “Mi solo stolto zoppicando sul mio deambulatore e all’ospedale devono mettermi su una sedia a rotelle all’istante”. Anche nei momenti più duri, dunque, aveva scelto di non nascondere la realtà della malattia e di consentire alle telecamere di documentare una fase estremamente delicata della sua esistenza.

Il nuovo 70 Up riunisce gran parte del cast originale della serie. Non tutti, però, hanno potuto raggiungere questo ultimo appuntamento: Lynn Johnson è morta nel 2013, mentre Charles Furneaux aveva deciso di interrompere la propria partecipazione a partire da 28 Up, salvo poi scegliere di tornare per questo capitolo finale.

È soprattutto la presenza di Nick Hitchon, tuttavia, a rendere l’ultima puntata particolarmente dolorosa. Nonostante la gravità del tumore alla gola e il progressivo peggioramento delle sue condizioni, lo scienziato aveva insistito affinché la troupe utilizzasse le immagini della sua ultima intervista. Voleva che anche quella parte della sua vita entrasse nel racconto iniziato quando aveva sette anni. Tre giorni dopo quell’ultimo annuncio davanti alle telecamere, è morto, lasciando alla serie che lo aveva accompagnato per quasi tutta la vita il compito di conservare anche il suo saluto finale. Soltanto tre giorni dopo quell’annuncio in televisione il protagonista è morto all’età di 65 anni.

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