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“Morta prima che proiettassero il suo film”. Dramma al Festival di Venezia, uccisa dal virus

Pubblicato: 11/09/2026 16:19

La tragica scomparsa di una giovane artista ha segnato profondamente le giornate dell’ottantatreesima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Alla vigilia della presentazione ufficiale di un’opera documentaristica incentrata sulla salvaguardia delle tradizioni locali, una tragica fatalità legata a una puntura di zanzara ha strappato alla vita una talentuosa artista di soli trentasette anni. Il destino ha voluto che il filmato realizzato per valorizzare il suo lavoro si trasformasse improvvisamente in un’eredità spirituale e in un omaggio postumo alla sua memoria. Nonostante il dolore incommensurabile per la perdita immediata, la famiglia ha scelto di essere presente in sala per fare in modo che la voce e l’energia trasmesse attraverso lo schermo potessero raggiungere il pubblico nel modo più autentico possibile.

Scomparsa tragica prima del debutto al Lido

Luna Darin si è spenta il nove settembre a causa delle complicanze sopraggiunte in seguito all’infezione da virus West Nile. La donna era stata punta da un insetto verso la fine del mese di agosto e il quadro clinico è precipitato rapidamente per via di una patologia autoimmune di cui soffriva già da diverso tempo. I controlli condotti dalle autorità sanitarie locali dell’Ulss 3 hanno confermato che si è trattato di un episodio isolato, il quale secondo le normative vigenti non necessita di straordinarie operazioni di disinfestazione sul territorio. La notizia ha sconvolto l’intera comunità dei maestri artigiani veneziani, considerando che la giovane donna aveva da poco inaugurato un nuovo laboratorio ed era pronta ad aprirsi a un capitolo professionale ricco di prospettive.

La proiezione del docufilm intitolato Custodi. L’eredità culturale di Venezia si è svolta all’interno dello Spazio Incontri dell’Hotel Excelsior, nel contesto del Venice Production Bridge. I genitori Liliana e Paolo hanno trovato il coraggio di presenziare in sala, sottolineando come la figlia fosse la vera anima dell’opera per essere cresciuta sin da bambina immersa nella cultura della creazione manuale. Tra i partecipanti si è registrata una profonda commozione, testimoniata anche dalle parole dei rappresentanti delle associazioni di categoria che hanno ricordato il carattere solare della giovane perlera. La sua determinazione e il profondo rispetto per i colleghi l’avevano resa una figura di riferimento fondamentale per l’intero settore artistico cittadino.

Valorizzazione del patrimonio culturale e artistico

Il documentario diretto da Andrea Longhin e prodotto da Nubifilm nasce da un’iniziativa promossa dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Venezia, basata sulle ricerche e sul coordinamento antropologico curato dagli esperti del settore. L’opera si propone di mettere in luce due grandi forme di artigianato storico, ossia la creazione delle perle di vetro e l’arte del merletto tipica delle isole di Burano e Pellestrina. Accanto alla figura di Luna Darin compare la giovane merlettaia Ludovica Zane, formando una coppia di protagoniste in grado di dimostrare quanto le antiche consuetudini possano essere vive, moderne e capaci di guardare al futuro attraverso la determinazione delle nuove generazioni.

Eredità immateriale e memoria condivisa

Nel filmato la protagonista pronuncia una frase emblematica chiedendosi come si possa attribuire un prezzo economico alla vera passione. Questo passaggio ha assunto un significato emotivo ancora più solenne alla luce degli eventi recenti, trasformando la pellicola in uno strumento di conservazione della memoria di un’artista che ha dedicato la propria esistenza alla trasmissione dei saperi tradizionali. Le istituzioni coinvolte nella produzione del documentario hanno espresso profonda gratitudine per il percorso condiviso, ricordando che il patrimonio culturale immateriale vive proprio grazie ai volti, ai gesti e all’impegno quotidiano delle persone che decidono di proseguire una strada antica con uno sguardo contemporaneo.

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