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Jovanotti al Circo Massimo: “Sono l’unico gladiatore che sorride della storia di Roma”. Poi l’omaggio a Emma Bonino

Pubblicato: 12/09/2026 21:59

“Sono l’unico gladiatore che sorride della storia di Roma”. Jovanotti scherza davanti ai 45mila spettatori arrivati al Circo Massimo per la prima delle due grandi date romane che chiudono il Jova Summer Party 2026. Sul maxischermo compare una sua immagine trasformata in Massimo Decimo Meridio, con armatura e muscoli da gladiatore ma con l’inconfondibile sorriso di Lorenzo Cherubini. La reazione del pubblico è immediata e il cantante coglie al volo l’occasione per una delle battute della serata.

Quello romano è molto più di un semplice concerto per Jovanotti, che continua a descrivere il suo Summer Party come un format volutamente lontano dalle regole tradizionali dei live. “Quando scende il sole diventa magico”, racconta dietro le quinte. Il pubblico entra progressivamente in un’atmosfera che, nelle intenzioni dell’artista, deve assomigliare più a una grande festa collettiva che a uno spettacolo nel quale chi sta sul palco canta e gli altri si limitano ad ascoltare.

Jovanotti davanti a 45mila persone al Circo Massimo

Il primo dei due appuntamenti conclusivi del tour porta al Circo Massimo circa 45mila spettatori. Una cornice che Jovanotti conosce bene e che questa volta diventa il punto d’arrivo di un lungo viaggio estivo fatto di musica, incontri, ospiti e chilometri percorsi anche in bicicletta.

“È bellissimo. Quando scende il sole diventa magico, perché la gente entra dentro un clima che non è un concerto: è rotto il formato del concerto. Diventa una festa”, spiega Lorenzo parlando con i giornalisti. Un esperimento che, a suo giudizio, ha funzionato: “Loro si divertono molto. Io anche mi diverto molto, soprattutto io mi diverto molto”.

La seconda serata al Circo Massimo chiuderà definitivamente il Jova Summer Party – L’Arca di Loré, una tournée costruita ancora una volta sull’idea di mescolare linguaggi e generi musicali differenti, lasciando spazio agli ospiti già dal pomeriggio prima dell’arrivo sul palco del padrone di casa.

“Sono l’unico gladiatore che sorride”

Il riferimento alla storia di Roma arriva quando la regia inquadra alcuni spettatori che mostrano una fotografia realizzata trasformando Jovanotti in Massimo Decimo Meridio, il protagonista del film Il Gladiatore. Armatura, fisico da combattente e il volto sorridente di Lorenzo.

La battuta arriva spontanea: “Sono l’unico gladiatore che sorride della storia di Roma”.

È uno dei momenti che sintetizzano meglio il tono dell’intero spettacolo. Jovanotti non rinuncia alla dimensione monumentale di un luogo come il Circo Massimo, ma la trasforma continuamente attraverso l’ironia e quell’energia che da oltre trent’anni rappresenta uno dei tratti più riconoscibili delle sue esibizioni.

I 60 anni si avvicinano, ma Jovanotti minimizza

Le due date romane arrivano a circa due settimane dal sessantesimo compleanno di Lorenzo Cherubini, nato il 27 settembre 1966. Ma quando gli viene fatto notare il traguardo, la risposta è immediata: “Siete voi che siete fissati. Io non ci penso mai, mi ci fate pensare voi continuamente”.

Niente grande festa pubblica, almeno secondo quanto racconta. Dopo la conclusione del tour vuole tornare dalla moglie Francesca Valiani e dalla figlia Teresa, le sue “ragazze”, e vivere il compleanno in maniera decisamente più intima.

Andiamo a mangiare una pizza”, racconta. Del resto, sostiene, di feste ne organizza già abbastanza per lavoro: “I miei compleanni non li ho mai festeggiati in maniera enfatica perché di mestiere faccio le feste, da quando ho 16 anni. Preferisco quelli degli altri”.

Il documentario e quello scatolone di Super 8 trovato per caso

C’è poi un altro progetto molto personale in arrivo. Dal 26 novembre al 2 dicembre sarà nelle sale cinematografiche Lorenzo – L’incredibile avventura di Jovanotti, diretto da Dario Zonta e Carlo Zoratti.

Il viaggio in bicicletta di circa duemila chilometri che ha accompagnato il tour non entrerà però nel film. “Il film è chiuso”, spiega Jovanotti, che racconta di aver fatto qualcosa per lui piuttosto insolito: lasciare agli altri il controllo del racconto.

“Per la prima volta nella mia vita non ho avuto il controllo: li ho lasciati lavorare. Non volevo fare un documentario sulla mia storia, non mi interessa. Se lo faccio io viene male, perché lo faccio tutto rivolto al futuro”.

A cambiare completamente il progetto è stata però una scoperta inattesa: uno scatolone di vecchi filmati in Super 8 girati dal padre.

“Ho ritrovato il bambino che mi porto dentro”

Quelle immagini familiari hanno dato al documentario una direzione che Jovanotti inizialmente non immaginava. “È un documentario su un bambino, il bambino che mi porto dentro”, racconta.

La visione del materiale lo ha colpito profondamente. “È molto emozionante, un po’ struggente. Sono stato una settimana scosso, poi ho detto: bello, per me va bene così”.

Il film non vuole quindi essere semplicemente la ricostruzione cronologica della carriera di uno degli artisti italiani più popolari degli ultimi decenni. Accanto ai concerti, ai viaggi, alle canzoni e alle folle compare una dimensione più privata, costruita proprio attraverso quelle immagini domestiche rimaste per anni chiuse in uno scatolone.

Sul palco con Mobrici, “senza più confini, senza più guerra”

Nella giornata romana c’è spazio anche per un messaggio pacifista. Jovanotti e Mobrici cantano insieme per la prima volta dal vivo Border Jam, brano dedicato al tema dei confini. Nel finale Lorenzo modifica le parole e canta: “senza più confini, senza più guerra”.

Dietro le quinte spiega però di non voler trasformare il brano in un manifesto politico. “È una canzone che parla di cancellare i confini, parla di un’utopia. Le canzoni se lo possono permettere: nella vita reale certe retoriche ce le risparmieremmo, ma nelle canzoni possiamo permetterci il sogno, l’utopia”.

Per Jovanotti proprio questa libertà rappresenta una delle funzioni della musica: creare luoghi nei quali diventa possibile immaginare anche ciò che nella realtà appare irrealizzabile. “Le canzoni possono essere tante cose: fumetti, visioni. Nutriamo questo spirito attraverso le canzoni”.

Il ritorno nella sua Roma

Il Circo Massimo significa anche tornare nella città dove Lorenzo Cherubini è nato e ha vissuto fino ai vent’anni. Alla vigilia del concerto l’artista ha percorso Roma in bicicletta, per circa 60 chilometri, attraversando alcuni dei quartieri e dei luoghi legati alla propria infanzia.

“Ho sempre avuto un’opinione molto bella di Roma, perché per me Roma è la mia infanzia, la mia adolescenza: ho solo ricordi belli”, racconta.

Ricorda soprattutto la città degli anni Settanta e Ottanta, quando da ragazzo poteva muoversi liberamente e San Pietro era quasi un’estensione naturale del proprio quartiere: “La mia Roma era una città molto sicura: vagavo come un ragazzino senza pericoli, San Pietro era il mio parco giochi”.

“Roma è meglio del racconto che se ne fa”

Dopo il lungo giro in bicicletta, Jovanotti dice di aver trovato Roma migliore rispetto all’immagine che spesso ne viene restituita. Ma subito dopo introduce una distinzione importante, riconoscendo che il suo sguardo è inevitabilmente particolare.

“Roma per me è una fotografia del mio passato, un luogo di sogno”, spiega. La quotidianità della città, ammette, è però quella di chi affronta traffico, file, trasporti e problemi molto differenti da quelli vissuti da un artista che arriva per un grande evento.

“La Roma vera è quella di chi fa le file, di chi sta nel traffico: non è quella dei turisti o delle star che vengono allo stadio”.

Una dichiarazione che restituisce anche il rapporto affettivo, quasi privato, che Lorenzo continua ad avere con la Capitale.

La canzone che sceglierebbe oggi? “Bella”

Dopo decenni di carriera, centinaia di brani e un repertorio che attraversa generazioni differenti, viene infine chiesto a Jovanotti quale sua canzone rappresenti meglio il percorso compiuto fino a oggi.

La risposta non guarda necessariamente ai pezzi più ritmati o ai grandi inni da stadio. Lorenzo pensa invece alle canzoni d’amore, quelle che a suo giudizio riescono meglio a resistere al passare del tempo.

“Probabilmente alla fine sono le canzoni romantiche quelle che hanno la vita più lunga”, dice.

Poi sceglie. “Se mi dai una chitarra e mi dici: cantami una canzone tua, io ti canto Bella”.

Una risposta quasi intima al termine di una giornata gigantesca, davanti a 45mila persone nel cuore di Roma. Dall’immagine del gladiatore sorridente al bambino ritrovato nei Super 8 del padre, fino a una chitarra e a una delle sue più celebri canzoni d’amore: Jovanotti chiude il cerchio proprio mentre si prepara a compiere sessant’anni.

L’omaggio a Emma Bonino: “Grazie Emma, bisogna vivere liberi”

Durante il concerto al Circo Massimo, Jovanotti ha voluto ricordare anche Emma Bonino, scomparsa il giorno precedente. L’artista ha introdotto con un semplice “Grazie Emma” un video nel quale la storica leader radicale sottolineava l’importanza di “vivere liberi”. “Bisogna vivere liberi”, ha ribadito Jovanotti davanti al pubblico, prima di riprendere il concerto con “Ora”, brano che si apre con i versi: “Dicono che è vero che quando si muore, poi non ci si vede più…”. Un momento particolarmente intenso della serata, trasformato in un omaggio alla figura di Bonino e a una delle battaglie che hanno segnato tutta la sua vita pubblica: quella per la libertà individuale.

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Ultimo Aggiornamento: 12/09/2026 22:42

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