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Lilli Gruber, bordata contro Meloni: “Sta trafficando per salvare se stessa”

Pubblicato: 13/09/2026 08:03

L’intervista pubblicata sul Corriere della Sera a Lilli Gruber e firmata da Aldo Cazzullo affronta i temi caldi della politica internazionale ed italiana, soffermandosi sulla crisi delle democrazie liberali, sull’ascesa dei movimenti di estrema destra in Europa e sugli scenari politici futuri in vista dei prossimi appuntamenti elettorali, offrendo al contempo una riflessione critica sul panorama mediatico e sulla persistenza della violenza di genere nella società contemporanea.

Il contesto politico europeo

La conduttrice esprimeva una forte preoccupazione per la deriva autoritaria che attraversa il continente europeo, concentrandosi in particolare sulla situazione in Germania e sul successo dell’AfD. Secondo la sua analisi, definire le proposte di questo partito come una semplice questione semantica significa minimizzare una minaccia reale, dato che la forza politica in questione promuove la remigrazione con deportazioni su base etnica e strizza l’occhio alle nostalgie del Terzo Reich. L’Europa si trova dunque a fare i conti con il paradosso della democrazia, costretta a tollerare forze che lavorano apertamente per demolirla, mentre i governi cercano risposte nella militarizzazione e nel riarmo per arginare le crisi economiche.

Spostando lo sguardo sulla Francia e sugli Stati Uniti, la giornalista individuava una matrice politica comune che unisce i vari movimenti sovranisti e populisti guidati da figure come Marine Le Pen e Donald Trump. In Francia, pur in presenza di un sistema elettorale a doppio turno che rende la competizione più complessa per gli estremi, risulta grave che una leader condannata per frode finanziaria possa candidarsi alla presidenza senza incontrare lo scandalo dell’opinione pubblica. Sul fronte americano, Trump viene definito il grande agente del caos mondiale e il leader internazionale di tutte le destre estreme, capace di minare profondamente le fondamenta della democrazia statunitense attraverso politiche e strategie comunicative che piegano le istituzioni agli interessi personali.

L’analisi si sposta poi sugli scenari geopolitici globali, con particolare attenzione all’Iran e a Israele, due attori centrali di un’area geografica fortemente instabile. L’Iran viene descritto come un paese resiliente ma economicamente provato, inserito in una dinamica in cui l’obiettivo primario di leader come Trump e Netanyahu non è tanto la vittoria militare quanto la demolizione dell’ultimo stato nazionale indipendente in Medio Oriente. Sul versante israeliano, il problema centrale non risiede unicamente nella figura del primo ministro ma nella strategia di conquista dei territori palestinesi, ricordando che il diritto internazionale deve valere per tutti e che la pace richiede necessariamente la fine dell’occupazione militare.

La situazione politica italiana

In merito agli equilibri politici interni, la discussione toccava il ruolo di Giorgia Meloni, le manovre sulla legge elettorale e l’ascesa di nuove figure della destra come Roberto Vannacci. Le ricette proposte da quest’ultimo vengono bollate come un mix di slogan vuoti e proclami discriminatori che non offrono risposte reali alle difficoltà dei cittadini. La possibile alleanza tra la presidenza del consiglio e l’ex generale viene interpretata come una scelta rischiosa che finirebbe per distruggere la narrazione di leader conservatrice moderata ed europeista. Spazio anche alla questione del centrosinistra e alle difficoltà nell’aggregare un’area moderata ritenuta indispensabile per la vittoria della coalizione, oltre alle riflessioni sul futuro del giornalismo e sul caso che ha coinvolto Sigfrido Ranucci, definito una vittima della strategia di censura delle destre al governo.

La questione della violenza di genere

In chiusura, l’intervista affrontava il dramma dei femminicidi e la persistenza della cultura patriarcale nella società attuale. L’espressione più forte della giornalista si rivolgeva direttamente all’ipocrisia di chi si commuove di fronte alle tragedie ma evita sistematicamente di agire concretamente, opponendosi all’introduzione dell’educazione sessuo-affettiva nelle scuole e negando le radici profonde di una violenza che continua a colpire le donne in modo inaccettabile, trovando nuovo vigore nelle spinte reazionarie del presente.

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