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Meloni frena sul voto anticipato: «La legislatura non è finita». Ma la legge elettorale agita la maggioranza

Pubblicato: 13/09/2026 08:36

Giorgia Meloni prova a spegnere le tensioni dentro il centrodestra e manda un segnale chiaro agli alleati: la legislatura non è finita e il governo ha ancora molto lavoro davanti. Nel pieno dello scontro sulla nuova legge elettorale, la presidente del Consiglio allontana così l’idea di un immediato rompete le righe in vista delle Politiche e lascia aperta la possibilità di arrivare fino alla scadenza naturale dell’autunno 2027, anche se l’ipotesi di elezioni nella primavera dello stesso anno continua a circolare nella maggioranza.

Intervenendo in collegamento alla festa dell’Udc, Meloni ha insistito sulla necessità di mantenere stabilità e continuità di governo davanti a una fase internazionale e politica particolarmente complessa. Il messaggio rivolto al centrodestra è quello di evitare fughe in avanti e crisi anticipate. Sulla stessa linea Antonio Tajani, che ha escluso la necessità di tornare alle urne prima del tempo, mentre dalla Lega Claudio Durigon ha indicato nell’ottobre 2027 il momento naturale per il voto.

Legge elettorale, il voto segreto preoccupa il centrodestra

La vera prova per la maggioranza arriverà però in Parlamento. Martedì il Senato dovrebbe approvare la nuova legge elettorale con voto palese, ma il passaggio successivo alla Camera appare molto più delicato perché alcune votazioni potrebbero svolgersi a scrutinio segreto. È proprio lì che potrebbero emergere i malumori presenti soprattutto dentro Forza Italia e Lega.

Uno dei nodi più controversi riguarda il sistema che combina capilista bloccati e preferenze e, in particolare, le regole sulla rappresentanza femminile. L’assenza di una quota di genere per il capolista ha riaperto la discussione tra le parlamentari del centrodestra. Il precedente pesa: già a luglio il governo era stato battuto alla Camera in una votazione segreta proprio grazie anche ai voti contrari provenienti dalle file della maggioranza.

Tra le più determinate sul tema resta la vicecapogruppo di Forza Italia Deborah Bergamini, che ha rinviato ogni valutazione definitiva al momento in cui il testo approderà nuovamente a Montecitorio. Le opposizioni puntano proprio sui malumori interni al centrodestra per tentare di modificare la norma.

Firme per le nuove liste, cresce la protesta

Altro terreno di scontro è quello delle firme necessarie per presentare nuove liste. Il testo aumenta da 1.500 a 6 mila le sottoscrizioni richieste in ciascun collegio ai partiti che non hanno già una rappresentanza parlamentare. Su scala nazionale, per partecipare alla competizione in tutti i collegi della Camera, una nuova formazione dovrebbe quindi raccogliere circa 300 mila firme.

La maggioranza giustifica l’inasprimento con la volontà di impedire la proliferazione delle cosiddette liste civetta, ma opposizioni e nuove formazioni denunciano una barriera eccessiva all’accesso alla competizione elettorale. Alessandro Onorato, promotore di Progetto civico, ha scritto al presidente della Repubblica e annunciato una protesta davanti al Senato. Giuseppe Conte aveva ipotizzato la creazione di una componente del gruppo Misto che avrebbe consentito di ridurre il numero delle firme richieste, proposta per ora respinta dallo stesso Onorato.

Anche +Europa ha annunciato una mobilitazione, mentre dal Partito democratico arriva la proposta di una manifestazione nazionale contro la riforma. Meloni prova dunque a rassicurare gli alleati sulla durata della legislatura, ma la partita sulla legge elettorale resta tutt’altro che chiusa: il vero banco di prova sarà il ritorno del testo alla Camera, dove il voto segreto potrebbe trasformare i malumori della maggioranza in un problema politico concreto.

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