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“Se lo mangi…”. Tumore allo stomaco, la scoperta shock: “Attenzione a questo alimento”

Pubblicato: 13/09/2026 10:13

Un piatto quotidiano, apparentemente leggero e rassicurante, finisce al centro di un dato che sta facendo discutere. Una vasta analisi europea sul rapporto fra alimentazione e tumori ha rilevato un’associazione inattesa: nelle donne, il consumo di carne bianca è stato collegato a un aumento del rischio di una specifica forma di tumore allo stomaco.

Non è un verdetto né un invito al panico. Lo studio, che ha monitorato centinaia di migliaia di persone per oltre 14 anni, è di tipo osservazionale: descrive una relazione statistica e non dimostra che la carne bianca causi direttamente il cancro. Un confine fondamentale, ribadito dagli stessi ricercatori.

Il dato sulla carne bianca che riguarda le donne

L’indagine si basa sui dati di EPIC, lo studio europeo dedicato a dieta, stili di vita e malattie croniche. Pubblicata nel 2026 sull’International Journal of Cancer, l’analisi ha coinvolto 450.112 partecipanti: 131.426 uomini e 318.686 donne, seguiti per una media di 14,1 anni.

Nel periodo di osservazione sono stati registrati 876 casi di tumore gastrico e 215 adenocarcinomi dell’esofago. Il risultato più delicato riguarda le donne: ogni aumento di 20 grammi al giorno di carne bianca, rispetto al consumo medio rilevato, è stato associato a un incremento del 12% del rischio di tumore gastrico non-cardiale, localizzato in una parte dello stomaco diversa dal cardias.

Un’associazione da leggere con estrema cautela

Come riportato da Fanpage, questa associazione non è emersa negli uomini. È proprio questo elemento a rendere il quadro ancora più complesso e a imporre prudenza: il dato necessita di nuove verifiche, perché non chiarisce né il motivo della differenza tra i sessi né un eventuale meccanismo diretto.

Gli autori invitano quindi a non trasformare il risultato in una certezza allarmistica. La ricerca epidemiologica individua tendenze e possibili criticità nella popolazione, ma non può stabilire da sola un rapporto di causa-effetto tra un singolo alimento e l’insorgenza di un tumore.

Carne lavorata, il segnale più solido dello studio EPIC

Più consistente è invece il segnale relativo alla carne lavorata. Per ogni incremento di 30 grammi al giorno rispetto al consumo medio, i ricercatori hanno osservato un’associazione con un aumento del 9% del rischio di tumore gastrico e del 13% del rischio di adenocarcinoma esofageo. Per quest’ultimo tumore, tuttavia, l’associazione non è risultata significativa negli uomini.

Rientrano in questa categoria i prodotti sottoposti a salatura, stagionatura, fermentazione o affumicatura. Un tema già noto alla ricerca oncologica: nel 2015 la IARC, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’OMS, ha classificato la carne lavorata come cancerogena per l’uomo, soprattutto sulla base delle evidenze sul tumore del colon-retto. La carne rossa è invece nel Gruppo 2A, cioè tra le sostanze probabilmente cancerogene.

Cosa può spiegare il risultato e cosa resta da chiarire

Il dato sulla carne bianca e tumore gastrico resta il passaggio più difficile da interpretare. Nello stesso studio non è emersa un’associazione tra carne rossa e tumori dello stomaco o dell’esofago, mentre il legame osservato per la carne bianca nelle donne riguarda soltanto il tumore gastrico non-cardiale. Tra le ipotesi al vaglio ci sono le cotture ad alte temperature, che possono favorire la formazione di ammine eterocicliche e idrocarburi policiclici aromatici, gli IPA.

Per la carne lavorata, invece, la letteratura richiama meccanismi già studiati: nitriti, composti N-nitrosi, ferro eme, stress ossidativo e l’elevata presenza di sale, che può contribuire a processi infiammatori della mucosa gastrica. Anche in questo caso, però, si parla di possibili spiegazioni biologiche e non di una prova definitiva.

La conclusione degli esperti: servono conferme

La ricerca EPIC aggiunge un elemento importante al dibattito su consumo di carne e rischio tumorale, senza modificare il significato delle classificazioni IARC. Queste indicano la pericolosità cancerogena di un’esposizione, ma non definiscono automaticamente il rischio individuale legato a una precisa quantità consumata.

Il messaggio finale è netto: l’associazione osservata tra carne bianca e tumore gastrico nelle donne è un segnale da approfondire, non una dimostrazione definitiva. Lo studio, firmato da Catalina Bonet, Paula Jakszyn e altri ricercatori europei, si intitola “Meat Intake and Risk of Gastric and Esophageal Adenocarcinoma in the European Prospective Investigation Into Cancer and Nutrition (EPIC) Study” e chiede nuovi accertamenti per comprendere un risultato ancora aperto.

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