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Revolut, hacker rivendicano la violazione: “Abbiamo i vostri dati”. Cosa si rischia

Pubblicato: 16/09/2026 20:31

La recente vicenda che ha coinvolto la banca digitale Revolut ha sollevato enormi questioni sulla sicurezza informatica istituzionale e sulla protezione dei dati personali. Un gruppo di hacker, noto come iamnotavillain, è riuscito a ottenere informazioni riservate di centinaia di clienti sfruttando una falla legata a un account di posta elettronica certificata istituzionale. L’episodio ha immediatamente mobilitato le autorità giudiziarie italiane ed europee, aprendo un dibattito profondo sulla vulnerabilità dei sistemi digitali utilizzati dagli enti pubblici e sulle procedure di verifica adottate dagli istituti bancari nel trattamento delle richieste ufficiali.

La dinamica dell’attacco informatico

L’operazione condotta dai cybercriminali si è rivelata particolarmente complessa e strutturata, basandosi su una tecnica di ingegneria e frode istituzionale protratta nel tempo. Fingendosi rappresentanti delle forze dell’ordine italiane attraverso comunicazioni trasmesse tramite il sistema della posta elettronica certificata, i responsabili sono riusciti a ingannare i controlli della banca digitale Revolut. Per diversi mesi, i soggetti coinvolti hanno avanzato richieste mirate di informazioni bancarie, giustificandole con presunti accertamenti giudiziari in corso e ottenendo così dati sensibili relativi a centinaia di correntisti residenti in vari paesi europei. La gravità della situazione risiede nel fatto che la banca ha risposto alle sollecitazioni ritenendole legittime, a causa della provenienza apparentemente istituzionale dei messaggi ricevuti.

Il coinvolgimento delle autorità investigative

La reazione delle istituzioni italiane non si è fatta attendere di fronte a una violazione di tale portata che tocca direttamente la credibilità degli enti pubblici. La Direzione nazionale antimafia ed antiterrorismo ha avviato accertamenti specifici data la gravità e la natura governativa della compromissione, mentre la Procura della Repubblica di Reggio Calabria ha aperto ufficialmente un’inchiesta ipotizzando il reato di intrusione in un sistema informatico di pubblico interesse. Le indagini della polizia postale si stanno concentrando per stabilire con precisione se l’account istituzionale appartenente alla prefettura sia stato effettivamente violato nei suoi server interni o semplicemente clonato dai malintenzionati.

Le verifiche del garante per la privacy

L’Autorità Garante per la protezione dei dati personali è intervenuta tempestivamente per arginare i rischi legati alla diffusione illecita delle informazioni e per prevenire ulteriori falle nel sistema bancario nazionale. È stata avviata una verifica immediata rivolta ai responsabili della protezione dei dati dei vari istituti di credito, invitando a una ricognizione approfondita dei propri protocolli di sicurezza e di accesso. L’azione di controllo si sta muovendo anche sul piano internazionale attraverso una collaborazione stretta con l’autorità omologa lituana, paese in cui ha sede la principale entità legale di Revolut, al fine di condividere informazioni utili per circoscrivere i danni e identificare eventuali ulteriori istituti finanziari potenzialmente coinvolti nella medesima truffa.

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Ultimo Aggiornamento: 16/09/2026 21:06

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