
Quando un’inchiesta giudiziaria ad altissima tensione scientifica e investigativa giunge a uno snodo drammaticamente cruciale, i confini tra la tragica fatalità domestica e il disegno criminale più spietato si fanno estremamente sottili. Tra i laboratori d’analisi internazionali di massima sicurezza, le indiscrezioni blindatissime della Procura e le prese di posizione decise dei collegi difensivi, il caso al centro della cronaca nazionale vive ore di spasmodica attesa. Una complessa corsa contro il tempo in cui perizie chimiche e riscontri medico-legali promettono di far crollare ogni residua incertezza, restituendo finalmente una verità definitiva e inconfutabile a una comunità ancora attonita.
In mano agli inquirenti al lavoro sul giallo di Pietracatella ci sarebbero «elementi certi» che inducono a indagare per duplice omicidio premeditato. È quanto trapela in queste ore da fonti qualificate vicine al fascicolo d’inchiesta. Anche gli esperti tedeschi del Robert Koch Institute avrebbero fornito informalmente indicazioni precise in tal senso, in attesa di inviare le proprie relazioni ufficiali a stretto giro. E anche sulla presenza di ricina su reperti e alimenti qualcosa di anomalo sarebbe emerso: sarà dunque decisivo il formale inoltro delle consulenze da Berlino.
Sulla vicenda è intervenuto con fermezza l’avvocato Vittorino Facciolla, legale di Gianni Di Vita: «Io credo che l’ipotesi dell’incidente debba essere valutata come tutte le altre ipotesi che sono in campo, senza escluderla».
Le consulenze da Berlino e la tesi dell’incidente peritale
Il penalista riprende alcune dichiarazioni rilasciate alla trasmissione Rai Ore 14 da Carlo Locatelli, l’esperto del Centro Antiveleni Maugeri di Pavia che a marzo ha scoperto la ricina nel sangue delle vittime, imprimendo la svolta decisiva alle indagini. «Locatelli – prosegue l’avvocato Facciolla – è un professionista di altissimo livello e ha evidenziato la circostanza che nei sette casi precedenti l’avvelenamento è stato accidentale quindi non esclude altra pista, ma non poteva escludere anche l’accidentalità. Su questo, sull’ipotesi dell’incidente, noi abbiamo posto l’attenzione da subito, l’abbiamo evidenziata anche grazie ai nostri consulenti».
L’avvocato Facciolla sottolinea poi che anche i familiari delle vittime «non hanno mai escluso l’ipotesi dell’incidente» e attende ora i risultati definitivi degli esami affidati agli specialisti del Robert Koch Institute di Berlino. «L’incrocio tra due dati, l’esito delle analisi sugli alimenti presenti nella casa di Pietracatella e repertati nell’immediatezza dei fatti, e quello sui 131 prelievi effettuati a luglio, ci potrà confermare o escludere il veicolo che ha portato alla morte Sara e Antonella».


